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 Lettere a WL

04 Marzo, 2005
Arcigay e la dottrina della spina nel fianco di A.Rizzo
Le elezioni si avvicinano e si avvicina il momento importante per le italiane e gli italiani di decidere se cambiare la politica del Paese

Arcigay e la dottrina della spina nel fianco

Le elezioni si avvicinano e si avvicina il momento importante per le italiane e gli italiani di decidere se cambiare la politica del Paese oppure confermare una linea che ha portato la nostra penisola al fallimento economico, sociale, culturale, istituzionale, civile. La scelta è importante, come testimoniano differenti sociologi e opinionisti: sembra di ritornare al 18 aprile 1948 - dicono - quando si dovette scegliere tra due blocchi differenti di schieramento politico e ideale, ossia il blocco conservatore cattolico democratico e quello comunista e progressist; blocchi  che determinavano scelte di schieramento a livello globale: se stare con l’URSS o con gli USA,  stare con il Patto Atlantico o aderire a un dialogo con le forze alternative a livello di scacchiere mondiale.

Il 9 aprile dovremo scegliere semplicemente, come scrive giustamente Cordero, tra monarchia e repubblica: ossia continuare a sostenere l’imprescindibilità della democrazia costituzionale nata dalla Resistenza, ravvivarne i contenuti e darne prospettive ideali e future di grande portata; oppure, dare fiducia e consolidare un regime che, alle scelte a favore del Paese privilegia quelle a tutela di interessi privati e che ha il monopolio quasi totale dei mezzi di informazione.

 Ma il problema, tra le tante questioni che vengono sollevate, risulta di grande rilievo sulla secolare tematica della laicità: quanto, ci si domanda, la politica può essere autonoma dalle ingerenze clericali e curialiste che provengono come presse dalle dichiarazioni papaline e vaticaniste, tendenti a dare il proprio parere, certamente non ininfluente, sulle priorità programmatiche della prossima legislatura alla scadenza dell’agenda elettorale. I Patti di Solidarietà Sociale, i PACS, di matrice francese, vengono osteggiati da Santa Romana Chiesa perché considerati come attentati al concetto tradizionale di famiglia, ossia a quel concetto che prevede la definizione conservativa più estrema del nucleo primario sociale, dove esiste un uomo e una donna che definiscono le linee guida del medesimo. Altre tipologie di convivenza, non necessariamente eterosessuali od omosessuali, sono viste come fuori diritto naturale, come se esistesse un diritto naturale in senso assoluto, e, pertanto, non tollerabili, non considerabili, non comprensibili, contrastabili perché forme di convivenza innaturali. Esistono in Italia forme differenti di convivenza sociale, che preludono anche da tipici rapporti di tipo amoroso, ossia rapporti di convivenza basati su varie identità di affetti, di legami personali emotivi e sentimentali e, per ultimo, di diversi generi di vincoli: da quelli culturali a quelli di amicizia. Credo che anche queste tipologie di convivenze debbano assicurare ai propri costitutori diritti e doveri reciproci, così come sono previsti per le altre tipologie classiche di convivenza familiare: ossia diritto alla successione, diritto all’assistenza, diritto alla cura interpersonale, diritto alla comunione o alla separazione dei beni, diritto alla reciproca assistenza, e tanti altri diritti. Arcigay si batte da sempre per estendere i diritti riservati alle coppie eterosessuali anche alle coppie omosessuali, ossia a quelle coppie che entrano assolutamente in queste ultime tipologie: tipologie, queste, che risultano non solo essere le più numerose, ormai, ma anche le più durature nel tempo, non sottoposte a divisioni e separazioni almeno entro i primi tre anni di convivenza duratura. Il tema dei PACS, pertanto, rientra a pieno titolo nel dibattito politico attuale: e rientra soprattutto nella considerazione che esiste una linea di demarcazione forte tra due impostazioni concettuali, quella maggiormente progressista, ossia laica e quindi aperta a ogni eventuale riforma dei sistemi giuridici in un’ottica di estensione delle garanzie e dei diritti a nuovi soggetti, in una chiave di interpretazione egualitaria delle cittadine e dei cittadini, prescindendo da ogni differenza di genere, sesso, etnia, religione, ideologia; e quella di stampo conservativo che considera esistente, appunto, un diritto assoluto morale e naturale, che prevede come immutabile il concetto di coppia e di famiglia, non comprendendo le nuove trasformazioni che la società propone e che, se comprese, non possono essere definibili come ostacoli al riconoscimento e al mantenimento dei diritti e delle garanzie per le altre persone. Arcigay ha invitato a contrastare Berlusconi e la Casa delle Libertà, in quanto una riconferma malaugurata della compagine governativa attuale comporterebbe una vittoria di uno schieramento che congiunge il più viscerale antisemitismo con il più estenuante e disumano razzismo sessuale, nonchè la più retriva concezione di subordinazione assoluta della sovranità dello stato italiano rispetto alle potenze clericali curialiste e vaticaniste, spesso autrici di discorsi e di commenti alquanto influenzanti l’opinione pubblica italiana in una sua buona componente. Ma Arcigay, nella sua direzione nazionale, il proprio parlamentino associativo, ha anche considerato di voler diventare, forte dei consensi che ha scaturito ultimamente con la lettera aperta ai leader del centrosinistra sui PACS, dove invitava fortemente L’Unione a riconsiderare questa scelta come scelta imprescindibile e non rinviabile, da inserirsi nel programma di governo e di maggioranza legislativa, la futura spina nel fianco della compagine di centrosinistra, nel caso bene augurato di una propria vittoria alle prossime elezioni parlamentari. Il rilancio della parità giuridica diventa presupposto essenziale della componente maggiormente rappresentativa della comunità omosessuale italiana: la componente stessa invita, infine, a votare le forze politiche del centrosinistra che hanno inserito nel proprio programma i PACS come punto all’ordine del giorno della prossima agenda di legislatura, nonché ha anche assunto come prioritaria la preferenza delle liste che hanno candidato uomini e donne che rappresentano le battaglie civili del movimento GLBT. La parità giuridica sarà il valore che definirà il termometro entro il quale Arcigay svilupperà le sue dovute azioni di pressione nei riguardi del prossimo esecutivo e del prossimo Parlamento, affinché vengano recepite le unioni civili e le coppie di fatto come due soggetti non distanziati da anni luce di differenze sociali, civili, oggi ancora esistenti. Il presupposto deriverebbe essenzialmente dalle indicazioni normative delle disposizioni e delle direttive comunitarie che hanno già considerato come auspicabile che ogni Paese membro adottasse forme di parità giuridica tra le due forme di convivenza e tra le due tipologie di nuclei familiari. La decisione ultima di Arcigay è maturata dopo alcuni comunicati e dopo diverse disposizioni che hanno visto in primo piano la stessa rappresentanza sociale associativa: considerazioni sono state espresse dal presidente Sergio Lo Giudice che ha considerato la timida sintesi avutasi in tema nel programma de L’Unione come irrispettosa dei diritti e delle garanzie degli omosessuali. Varie mobilitazioni sono state effettuate negli ultimi giorni affinché venissero recepiti definitivamente i PACS come obiettivi del programma di governo per il "bene dell’Italia", appunto. Nessuno di questi punti sono stati recepiti e ancora tanta strada deve esserne fatta per poter garantire in Italia conquiste che nel resto d’Europa, tranne che in Grecia e in Irlanda, è ormai elemento strutturale della propria giurisdizione ordinamentale. Da ultimo, per l’appunto, la Spagna ha previsto il recepimento definitivo della sostanza della direttiva Europea sulle coppie di fatto e sull’estensione alle medesime dei diritti previsti per quelle di diritto e civili, siano esse omosessuali, siano esse eterosessuali. In Italia nessun tipo di impegno è stato preso a riguardo e nessun tipo di provvedimento è stato ancora realizzato: Arcigay mobiliterà la coscienza pubblica perché questo impegno possa trovare anche in Italia diritto pieno di cittadinanza. E L’Unione avrà una spina nel fianco che tenderà a rendere laico un Paese ancora ostaggio di concezioni alquanto confessionaliste e alquanto lontane dal principio di separazione netta tra stato e confessione religiosa, tra stato e chiesa, tra stato e qualsiasi tipologia ideologica che possa delineare una legislazione non egualitaria per la cittadinanza ma, bensì, favoreggiante una minima parte di una comunità.

Alessandro Rizzo

 


       


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