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04 Marzo, 2005
L’affascinante duello Obama-McCain ha regole elettorali poco chiare di Pierluigi Mantini
Secondo i principali analisti americani, che abbiamo incontrato nella sede del Congresso a Washington con la delegazione italiana dell’OSCE, Barak Obama avrebbe già dovuto avvantaggiarsi di molto nei sondaggi a causa della lunga e dura crisi economica ...

L’affascinante duello Obama-McCain ha regole elettorali poco chiare di Pierluigi Mantini

Secondo i principali analisti americani, che abbiamo incontrato nella sede del Congresso a Washington con la delegazione italiana dell’OSCE, Barak Obama avrebbe già dovuto avvantaggiarsi di molto nei sondaggi a causa della lunga e dura crisi economica e finanziaria.

Ed invece non è così, per ora le previsioni registrano solo un lieve vantaggio del candidato democratico ma vi è la massima cautela, tutto dipenderà ancora dai risultati dei singoli stati.

Intanto la campagna elettorale impazza, ovunque, sulle televisioni, nel merchandising, negli uffici, nei bar.

Gli spot negativi, a cura di Obama, dipingono McCain come un lobbista dei petrolieri mentre, al contrario, si descrive Obama come un falco delle tasse.

Tutti gli analisti sono concordi nel rilevare che le minori differenze tra i due candidati sono proprio nel campo della politica estera.

Poi ci si chiede quanto inciderà la Paulin sull’elettorato femminile, quanto sarà determinante il voto dei giovani, decisamente pro Obama, ma con McCain che conclude i suoi spot con l’improbabile scritta the change is moving, per scrollarsi di dosso l’eredità di otto anni di amministrazione Bush.

Ma ciò di cui non si parla molto, negli USA come in Italia, è il discutibile standard democratico delle elezioni americane.

Certo il processo è lungo e le primarie sono coinvolgenti e significative.

Ma il momento deliberativo, il martedì 4 novembre tanto atteso dal mondo intero, presenta non pochi deficit.

Innanzitutto nelle elezioni americane si vota un solo giorno e in pieno orario di lavoro. Anche nelle elezioni 2008 sarà difficile prevedere una percentuale di votanti superiore al 55% degli aventi diritto. Inoltre per votare occorre essere registrati ed in alcuni stati il termine ultimo per registrarsi è stabilito alcune settimane prima del voto. Un po’ scomodo, non c’è che dire, in questo modo non si favorisce certo la partecipazione. Inoltre le regole sono fissate stato per stato e possono essere molto diverse tra loro. Non esiste ancora un albo nazionale, a livello federale, degli aventi diritto al voto. In molti stati non vi è una certificazione sicura dell’identità del votante e ciò può tranquillamente consentire che un elettore voti più volte, in stati diversi.

 

Ad esempio a Kansas City, che è posta a metà tra lo stato del Kansas e quello del Minnesota, ciò sembra essere la regola.

 

Tutte le procedure sono poco chiare. Basti pensare che nelle passate elezioni nello stato del Dakota il 19% dei voti non è stato attribuito per “difficoltà tecniche”.

 

A ciò si aggiungono le relative complicazioni del voto elettronico praticato anch’esso a macchia di leopardo sul territorio federale.

 

E, a proposito di diritti civili, nessuno sembra porsi il problema del voto dei detenuti che negli USA sono circa due milioni.

 

A precisa nostra domanda, gli esperti del Congresso americano hanno risposto che solo a Portorico risultano prassi di voto per i detenuti e che nulla è noto per il resto.

 

Lasciamo pure stare i serial killer e i condannati per gravi reati, che possono aver perso i diritti civili e politici a seguito della condanna, ma tutti gli altri?

 

Il tasso effettivo di democraticità delle elezioni americane è un tema in genere trascurato ma a torto.

 

Non si può combattere per imporre e sostenere la democrazia nel mondo se prima non si è fatto tutto il possibile per promuovere la democrazia a casa propria.

 

Nella missione di osservazione che la delegazione italiana avrà nell’ambito OSCE sulle elezioni americane sarà bene non trascurare questo punto perché non basta un risultato elettorale per far forte la democrazia.

 


       


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