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 Lettere a WL

04 Marzo, 2005
Dopo il fallimento di PACS e DI.CO ora possiamo fare i “PER”. di P.Mantini
La violenta aggressione di branco contro una coppia di ragazzi gay che passeggiavano ignari per le vie di Roma è solo l’ultima di una serie infinita.

Dopo il fallimento di PACS e DI.CO ora possiamo fare i “PER”.

di Pierluigi Mantini

La violenta aggressione di branco contro una coppia di ragazzi gay che passeggiavano ignari per le vie di Roma è solo l’ultima di una serie infinita. Una serie crescente, in Italia, all’insegna di espressioni del tipo “non avete capito che in questo paese non vi vogliamo?” oppure “così la smettete di essere gay”.

Sono fatti gravi, gravissimi, perché sommano alla violenza contro la persona un’ideologia, per così dire, di intolleranza nei confronti della diversità, della pluralità, sia essa quella dell’immigrato, della “razza”, o dell’orientamento sessuale.

Per questo è giusto dare un segnale legislativo, nell’ambito della legge contro gli atti persecutori o stalking, ora all’esame del parlamento, prevedendo un’aggravante per questi reati, tramite l’estensione della legge Mancino, occasionata dalle violenze razziali negli stadi, anche ai fatti delittuosi commessi contro gli omosessuali. Non un reato autonomo che punisce generici e indistinti “atti di discriminazione”, fattispecie assai incerta sul piano penale e controversa sul piano culturale, ma un’aggravante per chi commette simili delitti per motivi assolutamente abietti e incivili.

È un’occasione da non perdere. D’altronde anche il sindaco di Roma Alemanno ha invocato pene severe contro i responsabili di quelle aggressioni.

Tuttavia è certo che il progresso dei diritti civili non si persegue solo sul piano penale.

Per questo merita un plauso il ministro Rotondi che, con Renato Brunetta, ha annunciato l’intento di presentare una proposta di legge con l’intento, certo ambizioso ma lodevole, di “meritare l’applauso sia della Cei che dell’Arcigay”.

Una nuova legge che riconosca diritti alle coppie di fatto, quasi due milioni in Italia secondo stime ufficiose, sia eterosessuali che omosessuali, non con il modello “PACS o DI.CO”, che si presta alla confusione con una sorta di famiglia di “serie B”, in potenziale contrasto con l’art. 29 della Costituzione, ma nell’ambito del diritto civile delle persone.

Da cattolico Rotondi recupera in pieno il dovere della laicità in politica non mettendo in dubbio e anzi riaffermando l’unicità della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna ma prendendo atto sia delle diversità di orientamento sessuale, tutelate nei diritti costituzionali della persona, e sia dei diversi stili di vita, che sono ormai riconosciuti in tutti i paesi europei.

Lungo questo sentiero, certamente stretto ma praticabile, è possibile procedere con equilibrio superando le mine dell’ideologia e le pretese laiciste o clericali che impediscono il ragionevole progresso civile del nostro Paese.

Dobbiamo segnalare a Rotondi e Brunetta che in questa iniziativa potranno avere il sostegno di numerosi compagni di viaggio se le intenzioni sono reali e non strumentali o di propaganda.

 

Al termine della scorsa legislatura, dopo che anche i “DI.CO” proposti da Rosy Bindi si erano arenati, con parlamentari di diversi gruppi abbiamo presentato una proposta di legge (A.C. 2694) che muove nella stessa logica e direzione.

 

Partendo da un atto volontario ma formale delle persone conviventi (da almeno nove anni), ai sensi del D.P.R. 223 del 1989 sulle risultanze anagrafiche, viene proposta la “novella” di singoli punti del codice civile relativi ai diritti di successione, all’assistenza sanitaria e penitenziaria, alla locazione e all’assegnazione degli alloggi di edilizia pubblica, al permesso di soggiorno nonché agli obblighi alimentari.

 

Non si istituisce un nuovo modello di famiglia, determinando conflitti politici, giuridici e religiosi, ma si ampliano alcuni diritti e doveri delle persone peraltro spesso gia riconosciuti dalla giurisprudenza ma instabili perché soggetti a incerte o diverse interpretazioni sul piano attuativo.

 

Doveri, non solo diritti, perché ciò che si vuole riconoscere è il senso di responsabilità verso l’altro che nasce comunque dall’affettività e dalla consolidata convivenza di coppia. A ben vedere questa è una legge contro l’individualismo, un atto di responsabilità della persona e perciò, in epoca di uso forsennato di sigle e acronimi, potremmo semplicemente definire questo nuovo modello “PER”, ossia “persona responsabile” in italiano o “personal responsability” in inglese.

 

Si può fare, si deve fare.

 

Se l’Italia non sarà più infestata dai conflitti tra bande di neoguelfi e di neoghibellini sarà finalmente un Paese normale, più civile e moderno, più maturo nei valori e nei diritti.

 

On. Pier Luigi Martini

 


       


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