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 Dall'Europa

04 Marzo, 2005
Quae futuro per l’agenda sociale europea? di D.Gottradi e A.Panzeri
La Commissione sta rendendosi conto di dover intervenire sul piano della protezione sociale. Ha il nostro plauso: meglio tardi che mai.

Quae futuro per l’agenda sociale europea?

editoriale di Donata Gottardi e Antonio Panzeri

La Commissione sta rendendosi conto di dover intervenire sul piano della protezione sociale. Ha il nostro plauso: meglio tardi che mai.

Come abbiamo sempre sostenuto, occorre riequilibrare sul versante sociale quanto proviene dalle istituzioni europee. Il Parlamento europeo ha già fatto la sua parte, bloccando i tentativi di deregolazione nel diritto del lavoro e nelle politiche occupazionali. E continueremo a batterci perché resti garante del modello sociale anche nei prossimi appuntamenti, a partire dalla riforma dell'orario di lavoro e dalla revisione della direttiva sul distacco di lavoratori al seguito di imprese.

Sull'orario di lavoro troveremo le alleanze per fermare l'accordo raggiunto dai ministri del lavoro di centro-destra, sia sul tentativo di manomissione del lavoro di guardia, sia sulla nuova soglia di durata massima dell'orario settimanale: 60 ore, per un periodo di 7 giorni spalmato su un periodo di 3 mesi. La soglia delle 60 ore settimanali è davvero impressionante.

Sul lavoro interinale non accetteremo alcuno scambio. Finalmente potremo avere regole uniformi a livello europeo.

Siamo consapevoli della necessità di impedire la concorrenza al ribasso innescata dalla attuale interpretazione della direttiva distacco, che consente di pagare meno della metà i lavoratori della subfornitura al seguito di imprese di altri Paesi europei. Anche perché viene in gioco il principio di parità di trattamento, che é stato il fondamento della costruzione europea.

Siamo impegnati a sostenere una direttiva che individui il nucleo forte di diritti da garantire a tutte le persone che lavorano, senza distinzione tra le diverse tipologie di lavoro.

Finalmente si riapre il tema dell'informazione e della partecipazione dei lavoratori, attraverso la revisione, a lungo richiesta dai sindacati, della direttiva sui Comitati Aziendali Europei, (CAE) sulla quale cercheremo di intervenire sia per migliorare il testo della proposta che per renderne effettiva l'applicazione.

Il rafforzamento delle direttive contro le discriminazioni va condotto con determinazione, ad esempio adottando una direttiva sulla protezione anche fuori dal lavoro per motivi di religione, età, disabilità, orientamento sessuale. Ed é sintomatico che solo questa sia una delle proposte dell'Agenda sociale rinnovata, a dimostrazione che si tratta di un buon intendimento, ma che assomiglia più a un assemblaggio in un unico contenitore di tessere che non avevano ancora trovato collocazione che non un insieme di interventi finalizzato a un grande progetto di innovazione.

Questi sono i punti sui quali saremo fortemente impegnati nei prossimi mesi al Parlamento Europeo.

 

Fonte: http://www.delegazionepse.it/canali.asp?id=11281

 


       


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