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 Dall'Europa

04 Marzo, 2005
UN VOTO IMPORTANTE PER LA LOTTA AL LAVORO SOMMERSO - di Antonio Panzeri
Si tratta di un fatto rilevante di fronte ad un fenomeno che riguarda quasi il 20% del PIL europeo.

UN VOTO IMPORTANTE PER LA LOTTA AL LAVORO SOMMERSO - di Antonio Panzeri

(di Antonio Panzeri) - Il Parlamento Europeo ha approvato questa settimana, con 479 voti a favore, 50 contrari e 49 astenuti, un importante rapporto in merito al lavoro sommerso. Si tratta di un fatto rilevante di fronte ad un fenomeno che riguarda quasi il 20% del PIL europeo.
È del tutto evidente che quando la dimensione è di tale natura significa che si è in presenza di una estesa illegalità che non può essere tollerata perché produce, nei fatti, una forte alterazione della competizione tra imprese e territori.
Le ragioni che generano il lavoro sommerso sono diverse: riguardano, senza dubbio, alcuni difetti insiti nei mercati del lavoro, riguardano la riorganizzazione in atto in talune imprese, riguardano la presenza di immigrazione illegale, dipendono dal comportamento non sempre virtuoso delle pubbliche amministrazioni e da non adeguate politiche fiscali.
Il provvedimento adottato dal Parlamento Europeo intende affermare una maggiore consapevolezza che l’assenza di una lotta severa al lavoro sommerso rischia di intaccare fortemente, nel prossimo futuro, i sistemi di sicurezza sociale in Europa.
Infatti dinnanzi alle sfide storiche che l’Europa deve affrontare, quali la globalizzazione e il processo demografico, risulterà difficile mettere in campo politiche all’altezza della fase, se non si sarà in grado di ridurre gli spazi dell’economia informale. Ma il lavoro sommerso non produce solo queste conseguenze.
Per sua natura esso è lavoro insicuro sotto tutti i profili. Se si osservano i dati relativi agli incidenti sul lavoro emerge con evidenza che buona parte di questi incidenti è causata dalle tipologie delle prestazioni lavorative. Anche per questo l’obiettivo che la Commissione Europea si è data di diminuire del 25% gli incidenti sul lavoro da qui al 2014, passa attraverso una forte battaglia al lavoro nero e sommerso. Un’ulteriore conseguenza è poi l’alterazione dei fattori competitivi in Europa tra imprese che esercitano nel rispetto delle regole e quelle che invece le violano. Come è pensabile costruire quindi un’Europa della concorrenza trasparente se parte del mercato risulta drogato?
C’è infine un altro importante elemento che è doveroso sottolineare. Il lavoro sommerso è fattore destabilizzante dei diversi mercati del lavoro, determinando situazioni di difficile governo. Anche in questo caso risulta enormemente difficile procedere sulla strada della modernizzazione del lavoro e della stessa flexicurity se non saremo in grado di debellare il lavoro nero e sommerso e costruire così mercati del lavoro meno segmentati e più omogenei.
Per tutte queste motivazioni il rapporto approvato, tra i diversi punti delineati, indica l’obiettivo della costruzione di un vero e proprio “patto per l’emersione” rivolto agli Stati membri ed ai diversi soggetti economici e sociali, sollecita la predisposizione di politiche finanziarie che possano sostenere piani regionali e locali di lotta al sommerso, definisce l’esigenza di dare applicazione della legislazione vigente sui salari minimi, pone l’obiettivo di cooperazione e coordinamento fra gli ispettori del lavoro in Europa e infine aiuta a definire un quadro europeo comune in materia.
In sostanza si tratta di decisioni davvero molto utili. Così facendo il Parlamento Europeo ha fatto la sua parte. Ora spetta alla Commissione Europea fare la propria, per conseguire obiettivi concreti nella lotta al lavoro sommerso.

 


       


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