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 Dall'Europa

04 Marzo, 2005
Atene.Rapporto dal Workshop "Internet Bill of Rights" (IBR)
Ecco la sintesi di alcuni interventi.

Rapporto dal Workshop "Internet Bill of Rights" (IBR)
Atene, 1 Novembre 2006

Panelists:
Stefano Rodotà- SR (Former Head of the Council of European Data Protection
Agencies)
Firoello Cortiana- FC (Italian Green Party and Milano Provincia)
Robin Gross- RG (IP Justice Executive Director and Attorney)
Jose Murilo Junior-  MJ (from the Brasilian Ministry of Culture)
Moderator: Vittorio Bertola- VB (ALAC- At Large Advisory Committee)

VB: Lo scopo principale di questo workshop è promuovere l'incontro tra
persone che vogliono discutere di diritti e doveri. Il centro della
discussione di oggi sarà costituito dai possibili contenuti di una IBR,
sui processi che dovranno messi essere in atto per riconoscerla e
definirla e sui possibili strumenti per implementarla.

SR- L'idea di una IBR è già accettata all'interno del processo dell'IGF.
E' facile vederne la necessità se consideriamo che le compagnie private
sono pronte ad accettare anche la censura quando lo scopo finale è vendere
un prodotto. Se non ci adoperiamo per mettere in essere un tale documento,
questi comportamenti diventeranno sempre più comuni e non saranno
sanzionati.
Anche Microsoft ha avanzato la richiesta di una carta delle Nazioni Unite
per l'Identità Digitale e, nello stesso tempo, la necessità di un
documento come la IBR è ancora più evidente se consideriamo  che Internet
è un'infrastruttura globale che deve essere gestita con strumenti globali.
La prospettiva che si apre in questo senso deve essere seguita andando
oltre la semplice affermazione che i diritti umani devono essere
rispettati nello spazio o nline oltre cha a quello offline. Questo è un
approccio semplicistico che si è rivelato inefficace. Dobbiamo spostarci
da un approccio settoriale ad un approccio generale che implica anche la
necessità di esaminare in profondità la realtà virtuale creata da
Internet- Internet è il più grande spazio pubblico che l'essere umano
abbia mai avuto a disposizione ed è per questo che abbiamo bisogno di uno
strumento che estenda il margine di azione ed implementazione dei diritti
umani.
Il processo con il quale andremo a definire una IBR non dovrà essere
ancora una volta top-down ma dovrà venire dal basso e dovrebbe mettere in
cima a tutto la questione del multi-culturalismo. E' per questo che il
processo dell'IGF costituisce un'occasione da sfruttare. Esso permette
un'interazione multi-culturale, multi-stakeholder e multi-laterale tra
diversi gruppi di attori.
Nelle raccomandazioni finali che verranno prodotte al termine di questo
processo deve essere inclusa anche la questione di una IBR che includa e
vada oltre gli aspetti economici e tecnologici del governo della Rete.
In un altro workshop è stata lanciata una coalizione dinamica sulle
questioni della privacy. Questa coalizione potrebbe appoggiare l'idea
della IBR e spingere per la sua implementazione. Guardando al futuro,
inoltre, credo che una versione provvisoria di questo documento dovrebbe
essere messo o nline e dovrebbe venire aperto a commenti da parte di
chiunque sia interessato.
La IBR non si limiterà a sancire ancora una volta i diritti umani già
inclusi in altri trattati: essa sarà punto di partenza di una serie di
documenti che definiranno questioni come la provaci in spazi virtuali.
Tuttavia, siamo ad uno stadio in cui è ancora fondamentale incontrare e
parlare con altre persone faccia a faccia dei contenuti di IBR. Per questo
l'Italia promuoverà l'anno prossimo un incontro su questi temi e tutti
sono invitati a parteciparvi.
Questa avventura non è semplice e richiede tempo e pazienza. Tuttavia,
quando vedo le continue e gravi violazioni dei diritti nello spazio
virtuale -come il problema del data retention- mi chiedo perché stiamo
ancora aspettando per avere una IBR.

FC- Abbiamo assolutamente bisogno di una IBR. Abbiamo passato gli scorsi
due giorni a parlare di Cina, ma solo un giornalista ha osato chiedere in
plenaria del Patriot Act degli Stati Uniti. Oggi non siamo qui ancora per
discutere i contenuti di una IBR, ma piuttosto per discutere del processo
che dovrebbe condurre alla sua affermazione. Questa iniziativa è già stata
avanzata a Tunisi, a Casa Italia, e qui ad Atene chiediamo un formale e
finale riconoscimento del bisogno di questo documento sperando che poi,
l'anno prossimo a Rio, la IBR sia uno dei temi principali che verranno
discussi in plenaria.
Lavorare su un simile documento permetterebbe di accrescere la
cooperazione multistakeholder perché anche governi e settore privato già
riconoscono i potenziali benefici di un tale documento. IBR non sarà
soltanto uno sforzo per collezionare diritti individuali ma sarà un
raggruppare diritti e libertà che racchiudono e vanno oltre la libertà di
espressione (che qui ha costituito un elemento centrale del discorso).
Stiamo perdendo progressivamente questi diritti e libertà sotto la
quotidiana violazione degli stessi. Per cui dobbiamo intraprendere questa
strada e potremo farlo in diversi modi: il dialogo multi-stakeholder è
soltanto una parte che può venire arricchita da un wiki.

RG- La vera domanda è perché dovremmo parlare di una IBR. Internet è uno
strumento potentissimo e gli Stati non possono più pensare di lavorare da
soli: l'approccio multistakeholder deve essere esteso a diversi campi e
livelli per arrivare ad un framework comune. Molti principi possono
servire da punti di partenza ma, nello stesso tempo, questo pone il
problema delle differenti prospettive che devono essere incluse e
bilanciate tra loro. La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
deve essere il nostro punto di partenza e la dobbiamo considerare dal
punto di vista di Internet, per implementarla e metterla in pratica.

MJ- Sono qui per portare un messaggio del ministro Gilberto Jil, che oggi
non ha potuto essere qui con noi.
Quando parliamo di IG dobbiamo mescolare diversi elementi, come un
musicista mescola bossanova e rock'n'roll.qui parliamo di movimenti
sociali emergenti, parliamo di questioni cruciali che IG solleva a
proposito di infrastrutture, connessioni e capacità tecniche. La cultura
deve essere vista come un'azione comune basata sulla cooperazione e
prodotta attraverso strumenti liberi. L'idea principale è che noi
produciamo cultura attraverso una infrastruttura di base e che questi
prodotti debbano poi essere distribuiti a tutta la società proteggendoli
sempre con strumenti liberi. Ma la cultura non è solo un prodotto da
vendere,la cultura è il risultato di un processo di creazione. Una cultura
come quella digitale permette di abbracciare, unire, raggiungere obiettivi
ma dobbiamo ricordare che è una cultura globale con un'eredità anch'essa
globale.  Un musicista non deve soltanto vendere i suoi cd, un musicista
deve poterli creare liberamente. Dobbiamo affermare il diritto globale a
mixare culture ed è per questo ch
e l'accesso alla cultura e alla produzione culturale deve essere
assicurato a tutti, soprattutto attraverso politiche coerenti.

Alcuni commenti dal pubblico:
Ø Le precedenti dichiarazioni fatte anche sul cyberspace vanno messe
insieme perché dobbiamo arrivare ad un punto comune dal quale ripartire.
Ø Quando parliamo di IG parliamo di un problema che è nello stesso tempo
individuale ed istituzionale e siamo forse un po' ottimisti se pensiamo
che una IBR possa tutelarci dagli standard dettati dai governi.
Ø Dobbiamo bilanciare diritti e doveri. In più, se da una parte vogliamo
apertura, dall'altra vogliamo protezione e l'equilibrio che si dive
raggiungere è complicato. Tuttavia, questo equilibrio è necessario, perché
altrimenti si arriverà soltanto ad una dichiarazione generica.
Un'ulteriore questione è quale contributo la IBR possa portare ai Paesi in
via di Sviluppo.
Ø Una eventuale IBR potrebbe avere un grande valore simbolico, ma non
siamo più nello stesso contesto nel quale venne scritta la Dichiarazione
Universale dei Diritti dell'Uomo, per cui anche questo valore simbolico
della IBR deve essere valutato con attenzione.
Ø Se il diritto allo sviluppo è un diritto socio-economico, che tipo di
contributo darà la IBR ai Paesi in via di sviluppo?

MJ- L'esperienza brasiliana dimostra che si può creare e mixare. La IBR
può senza dubbio facilitare la comunicazione che sta dietro a questi
processi: abbiamo bisogno di nuovi paradigmi che mixino diversi elementi.

RG- Tutti noi volgiamo che Internet cresca ma gli strumenti legali e i
framework tipici della società industriale non sono più sufficienti. Le
domande allora sono: dobbiamo riscrivere strumenti e framework? Li
dobbiamo ripensare? In realtà non dobbiamo ricominciare tutto daccapo:
dobbiamo solo trovare un equilibrio difficile tra il vecchio e il nuovo.

SR- Il problema dell'enforcement è oggi di primaria importanza e non
possiamo più continuare ad usare la categoria dello Stato nazione per
pensare di risolverlo. Solo per dare un esempio, ho partecipato alla
stesura delle linee guida dell'OECD che non avevano valore vincolante ma,
allo stesso tempo, creavano opportunità. Se ci concentriamo solo
sull'enforcement finiremo in un circolo vizioso nel quale non scriveremo
regole perché non sapremo come implementarle e non implementeremo alcuna
regola perché non ne avremo scritta nessuna.
Dobbiamo sorpassare l'idea che solamente il mercato offre le regole per
risolvere questi problemi. E' in occasioni come questo IGF che
sperimentiamo la possibilità di un enforcement sopranazionale: la
globalizzazione non deve essere perseguita tramite il mercato ma tramite i
diritti. E' attraverso la prospettiva dei diritti e delle libertà
continuamente violati che dobbiamo guardare ad Internet. In questo modo,
Internet diventa campo di scontro. Non abbiamo bisogno di una nuova
generazione di diritti umani, abbiamo bisogno di ampliare la portata di
quelli esistenti. Richiamando Alexis de Tocqueville, il futuro sarà una
battaglia tra chi ha e chi non ha.

FC- Potremmo anche aver bisogno di un nuovo paradigma perché oggi
assistiamo allo svilupparsi di un nuovo sistema che va oltre il solo
bisogno di implementazione. Internet crea nuovi spazi nei quali
interagiamo in modi diversi: è per questo che abbiamo bisogno di un nuovo
sistema che non sia basato su un punto di vista solo materialistico.

Alcuni commenti dal pubblico:
Ø Come valutiamo e teniamo conto di quello che succede offline? Come
affrontiamo i problemi di enforcement e implementazione? C'è già un
sistema di diritti umani sanciti nello spazio reale ed è per questo che si
impone la necessità di "agire" questi diritti anche nello spazio virtuale.
Ø Nei documenti ufficiali del WSIS i diritti umani sono stati
riconosciuti. Dobbiamo riconoscere battaglie e conflitti che nascono
intorno a quei diritti. Una prima sfida è quella dell'implementazione, una
seconda è come e quanto possiamo trovare un equilibrio tra i diversi
diritti. Una IBR dovrebbe riconoscere e codificare tutto questo, ma com'è
possibile?
Ø Dobbiamo costruire una coalizione che cammini verso Rio e anche questa è
una sfida difficile. Elaborare una IBR è un compito arduo: ci sono molti
documenti già esistenti e ricominciare una negoziazione in questo senso
creerebbe forse più difficoltà che opportunità. Quindi il vero problema è
quanto e come costruiamo su quello che abbiamo già  e come e quanto
coinvolgere i Paesi del Sud del mondo in maniera genuina.
Ø L'idea di una coalizione e di un IBR sono molto valide, ma dobbiamo
portare questi due elementi oltre l'IGF perché non siano limitati a questo
specifico processo.


SR- Se la questione è come  traduciamo principi generali nel regno
virtuale di Internet,  allora la risposta è che non possiamo semplicemente
"tradurre" i principi generali da offline a o nline perché non possiamo
dimenticare che Internet è un'infrastruttura nuova che ha prodotto nuove
pratiche e nuovi modi di interazione. Di conseguenza, nuovi principi sono
stati prodotti ed essi devono essere tenuti a mente. La questione
principale è bilanciare quello che è o nline con quello che ne è fuori.
FC- Noi non dimentichiamo che cosa accade offline. Ed è per questo che
dobbiamo ricordare Will Bradley, reporter di Indymedia recentemente ucciso
in Messico.

RG- La vera questione, alla fine, riguarda le pratiche che devono essere
rafforzate perché la democrazia stessa si rafforzi. Forse il punto chiave
è proprio quello di mixare e forse l'approccio adottato dalla Comunità
Europea riguardo la sicurezza dei dati è da prendere ad esempio. E forse
stiamo facendo questo Forum e ne pensiamo degli altri perché non siamo
soddisfatti di quello che abbiamo. WIPO e WTO non sono arene nelle quali
ci esprimiamo come in questo processo.
 


       


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