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 Economia

04 Marzo, 2005
Il viaggio verso il 4° Congresso Nazionale del Po
Si è aperto oggi a Lodi l’incontro dal titolo “La valorizzazione turistica del Po”, quarto dei sei preparatori che condurranno all’appuntamento del 23 e 24 novembre a Piacenza con il 4° CONGRESSO NAZIONALE DEL PO.

LUNEDI’ 24 SETTEMBE 2007: PROSEGUE A LODI

IL VIAGGIO VERSO IL 4° CONGRESSO NAZIONALE DEL PO

Il turismo come priorità per lo sviluppo del bacino del grande fiume

Lodi, 24 settembre 2007. Si è aperto oggi a Lodi l’incontro dal titolo “La valorizzazione turistica del Po”, quarto dei sei preparatori che condurranno all’appuntamento del 23 e 24 novembre a Piacenza con il 4° CONGRESSO NAZIONALE DEL PO.

Ha aperto i lavori Mauro SOLDATI (Assessore al Turismo della Provincia di Lodi) ricordando che “Il Po, finalmente, è entrato in maniera stabile e strutturale nell’agenda della politica e anche nell’attenzione collettiva. Giorno per giorno sta prendendo corpo una consapevolezza nuova,  un passaggio da una concezione di fiume come “grande malato” ad un’idea di fiume come risorsa ed elemento imprescindibile della nostra identità culturale. Tanto che potremmo affermare, in senso storico e antropologico, che il Po siamo noi.

In questo incontro si parlerà di valorizzazione turistica. Turismo significa, in primo luogo, migliorare le condizioni ambientali del fiume attraverso investimenti che consentano il risanamento delle acque e il miglioramento delle condizioni idrauliche del fiume.

Con altre tre Province lombarde che si affacciano lungo il corso del fiume (Mantova, Cremona e Pavia), abbiamo costituito un Sistema Turistico denominato proprio “Po di Lombardia”, che è il più grande d’Italia,  ed è il primo Sistema approvato e riconosciuto dalla Regione Lombardia”.

Successivamente ha preso la parola Mario MAGNELLI (Assessore al Turismo della Provincia di Piacenza) che ha sottolineato che “uno sviluppo del turismo fluviale significherebbe una difesa del grande patrimonio culturale e paesistico. Tutte le amministrazioni della Consulta portano avanti politiche di sviluppo secondo tre temi principali: la navigazione, il cicloturismo e la gastronomia.

Questo vuol dire immaginare un prodotto Po che offra contemporaneamente al turista la possibilità di scegliere una via d’acqua, una “ciclo via” e una “gusto via”.

Il nostro fiume ha caratteristiche peculiari che appartengono al suo tratto si scorrimento. Nella parte alta del Po si privilegiano sorgenti e fruizione sponde. Nel medio Po la navigazione turistica è l’aspetto dominante mentre, nell’area del Delta è maggiore l’aspetto naturalistico.

Affinché ci possa essere un marchio di qualità Po per il turismo è necessaria l’individuazione di un soggetto che ne garantisca il governo interregionale”.

Giancarlo DALL’ARA (docente di Marketing all’Università di Perugia) ha indicato la necessità di creare proposte turistiche elastiche, considerando la diverse tipologie dei potenziali visitatori di questo territorio. “Il Po si diluisce in un collage di proposte, con prodotti pensati per il mercato turistico che non sono cambiati negli ultimi trent’anni. La soluzione sarebbe quella di creare una strategia basata sull’innovazione secondo tre livelli: bisogno di prodotti nuovi (pacchetti dinamici e flessibili); proposte più in sintonia con la cultura e le tradizioni del luogo, offrendo magari modelli originali come fa il Trentino con l’ospitalità nei Masi; rendere le aziende di promozione turistica dei validi strumenti di marketing favorendo un buon ricordo ai viaggiatori”.

 

Pierre PEYRET (esperto di turismo fluviale) ha raccontato alcuni esempi di sviluppo turistico in Europa soffermandosi su un caso francese: la valle di Lot. In pochi anni, grazie a una lungimirante politica di collegamento con l’entroterra fluviale e con la costruzione di strutture d’attracco ogni 20 km ben segnalate e raggiungibili, il territorio che gravita sul fiume Lot è passato da 45 bed and breakfast a 132 alberghi e 1 camping, diventando una nuova entità geoturistica capace di creare un indotto di 7 milioni di euro annui.

 

Guido PASI (Assessore al Turismo della Regione Emilia Romagna) ha sottolineato l’importanza che il ciclo turismo può avere per lo sviluppo turistico. Uno dei problemi che ha il Po in questo campo è la ricettività. Però si sta assistendo ad alberghi che modificano i loro servizi per favorire il cicloturista. Ad esempio, la possibilità di pranzare alle 16.00 al ritorno dalla gita.

Il Po ha un grande punto a favore che accomuna tutta l’asta: possiede una delle gastronomie più interessanti d’Europa. Una ricettività strutturata su esigenze cicloturistiche potrebbe essere un primo passo per fare del Po un territorio fruibile, almeno da chi ha la bicicletta.

 

Patrizia BUGNANO (Assessore al Turismo della Provincia di Torino) ha raccontato l’esperienza della Provincia di Torino che sta cercando di avere una vocazione turistica attraverso una serie di misure: l’unificazione delle tre aziende turistiche esistenti in una sola; la valorizzazione dei paesi lungo l’asta del Po; il sostegno al progetto promosso dal Parco del Po Torinese per una fruizione integrata della fascia fluviale attraverso approdi, piste ciclabili e iniziative ludico sportive.

 

Pier Gianni PROSPERINI (Assessore al Turismo della Regione Lombardia): “Il Sistema turistico Po di Lombardia è il frutto di una scommessa fatta alcuni anni fa da quattro province lombarde (Cremona, Lodi, Mantova, Pavia) e dagli operatori pubblici e privati del loro territorio, che hanno deciso di superare i loro confini locali per creare una comune offerta turistica in grado di affermarsi sul mercato. Si è partiti dalla debolezza di una offerta turistica ancora da strutturare, ma dalla forza di un territorio che dispone di tradizione e peculiarità uniche nel campo della cultura, dell’arte, dell’ambiente, della gastronomia della qualità della vita.

Il turismo deve essere una fonte di reddito futura ma per fare ciò, serve una politica del governo centrale che stabilisca una quota finanziaria  fissa per gli interventi sul Po. Una dotazione cospicua e continua che possa permettere di costruire programmi efficaci capaci di superare il rischio di interventi settoriali e poco intergrati in un campo così importante come quello della promozione e della valorizzazione turistica.

 

Roberto SILVESTRI (delegato coordinamento regionale di Slow Food Lombardia) e Filippo ZAFFERANA (Associazione Italiana Sommelier –delegazione di Pavia) hanno richiamato entrambi l’attenzione sull’enogastronomia come fattore culturale: le eccellenze gastronomiche sono un volano per lo sviluppo del territorio.

Il bacino del Po può contare su 50 strade del vino e su 64 consorzi di tutela. La valle del Po offre il 50% della produzione nazionale di vino di qualità di alta fascia.

Tutti elementi che devono essere tenuti in giusto conto in qualsiasi politica di valorizzazione turistica.

 

Ha concluso i lavori della sessione mattutina il sen. Gianni PIATTI (Sottosegretario Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare) confermando l’appoggio del suo Ministero sull’argomento e rimarcando un’attenzione nuova sulla questione del Po.

“Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, infatti, sta promuovendo una visione unitaria e sistemica dei fiumi e dei servizi idrici, dimostrandosi molto attento sugli argomenti che possono interessare anche il Po, come la questione del clima, oggetto di una  recente conferenza a Roma, o quella del consumo delle acque a fini energetici”

 

Lodi, 24 settembre 2007

La Consulta della Province del Po è composta da:

Provincia di Alessandria

Provincia di Cremona

Provincia di Cuneo

Provincia di Ferrara

Provincia di Lodi

Provincia di Mantova

Provincia di Parma

Provincia di Pavia

Provincia di Piacenza

Provincia di Reggio Emilia

Provincia di Rovigo

Provincia di Torino

Provincia di Vercelli

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APERTURA CONGRESSO SULLA VALORIZZAZIONE TURISTICA DEL PO

(24 settembre 2007)

 

 

 

Saluti al Sindaco, alle autorità presenti,  relatori, studenti, cittadini.

 

E’ per noi motivo di orgoglio avere organizzato questo Convegno Nazionale dedicato alla valorizzazione turistica del Po, una delle tappe che preparano il IV Congresso Nazionale del Po  a cui parteciperemo il prossimo 23 Novembre prossimi a Piacenza.

 

L’evento di oggi lo abbiamo fortemente voluto perché ben si inseriva nel quadro delle vocazioni del nostro territorio. Lo abbiamo voluto proprio qui al   Parco Tecnologico Padano, una struttura  collocata nel cuore agroindustriale del Paese, che rappresenta un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale e si candida a diventare il cluster agrobiotecnologico del Sud Europa con un respiro paragonabile a quello delle “Bioregio” tedesche, dei “Biopole” francesi e dei centri di Oxford e Cambridge nel Regno Unito. In questi anni Regione Lombardia, Provincia, Camera di commercio, Comune di Lodi e Università di Milano hanno lavorato in piena sintonia per dare vita a questo Polo universitario e della ricerca (di cui il Parco Scientifico Tecnologico rappresenta il punto di incontro tra esperienze accademiche e ricerca) che volge lo sguardo ad una prospettiva di sviluppo di una nuova imprenditoria che sappia trasformare in impresa la conoscenza.

 

Il Po, finalmente, è entrato in maniera stabile e strutturale nell’agenda della politica e anche nell’attenzione collettiva. Giorno per giorno sta prendendo corpo una consapevolezza nuova,  un passaggio da una concezione di fiume come “grande malato” ad un’ idea di fiume come risorsa ed elemento imprescindibile della nostra identità culturale. Tanto che potremmo affermare, in senso storico e antropologico, che il Po siamo noi.

 

La giovane Provincia di Lodi, per la verità, ha sempre dimostrato grande attenzione al Po, portando il proprio contributo alla attività della Consulta del Po, che riunisce tutte le province rivierasche, ed è tuttora un luogo di confronto importante, che ha fatto da stimolo alla riscoperta del valore del maggior fiume italiano.

Un fiume che coi suoi affluenti costituisce un vero e proprio patrimonio nazionale sotto diversi  aspetti e parlare di valorizzazione turistica del Po significa adottare un punto di vista complessivo per il suo rilancio e lo sviluppo di una consapevolezza positiva, rinnovata nelle sue radici secolari.

Senza alcuna pretesa di voler anticipare quello che diranno gli autorevoli relatori durante la giornata, voglio solo ricordare che lo sviluppo del turismo si declina per necessità sotto profili diversi tali da consentire di promuovere un “prodotto” in cui la qualità reale si coniughi alla capacità di saperlo comunicare.

Turismo significa, in primo luogo, migliorare le condizioni ambientali del fiume attraverso investimenti che consentano il risanamento delle acque e il miglioramento delle condizioni idrauliche del fiume.

Con altre tre Province lombarde che si affacciano lungo il corso del fiume (Mantova, Cremona e Pavia), abbiamo costituito un Sistema Turistico denominato proprio “Po di Lombardia”, che è il più grande d’Italia,  ed è il primo Sistema approvato e riconosciuto dalla Regione Lombardia .

Il lavoro svolto localmente comincia già a dare frutti, dal momento che diversi progetti sono ormai in stato avanzato e riguardano nello specifico lo sviluppo del turismo ambientale e ciclopedonale.

Regione Lombardia,  Provincia di Lodi, Comune di S. Stefano Lodigiano come capofila, Comune di Corno Giovine, Comune di Corno Vecchio, Comune di Caselle Landi, Comune di San Fiorano, con il contributo della Fondazione Cariplo (200 mila euro), hanno unito le loro forze per consentire una fruizione intermodale del fiume che integra la rete fluviale con la rete ciclopedonale e la rete ferroviaria.

Un progetto che prevede anche realizzazione della pista ciclopedonale tra S. Fiorano, Corno Giovine e Caselle Landi, e la Pista ciclopedonale lungo l’alzaia del canale Gandiolo da S. Stefano a Corno Vecchio. Il progetto prevede di completare la rete ciclopedonale con un percorso che colleghi questo ambito caratterizzato da un notevole pregio ambientale a paesaggistico, tanto alla stazione ferroviaria di Santo Stefano, quanto all’attracco della località Morti della Porchera.

 

L’ambito per lo sviluppo dell’area del Po non si limita, ovviamente, alla Lombardia ma coinvolge tutte le 13 Province rivierasche e l’Autorità di bacino che nel 2005 hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa che sancisce un impegno a definire un programma di ampio respiro per il miglioramento della sicurezza dell’area, la tutela delle acque, la promozione turistica ed il sostegno ad attività ecocompatibili.

Il percorso intrapreso nel 2005 si concluderà, con la formazione del “MASTERPLAN DEL PO”  che sarà presentato nel IV° Congresso Nazionale che è chiamato ad individuare:

          lo Scenario strategico del Sistema Po, quale vision di riferimento e prefigurazione del futuro assetto territoriale del Po;

          il Programma di azioni che mette a sistema le diverse politiche e iniziative interessanti l’ambito fluviale Po, assicurando la convergenza delle azioni in corso ed evitando contraddizioni e incoerenze tra le politiche settoriali;

          la Proposta delle priorità di intervento, suddivise in priorità di breve e di medio-lungo periodo.

Il Programma di azioni delinea un quadro strategico complessivo di lungo periodo, nell’ambito del quale sono state individuate alcune linee di intervento prioritarie da realizzare nel periodo 2007/2013.

Il programma è anche all’attenzione del Ministero dello Sviluppo Economico-Dipartimento Politiche di Sviluppo e si sta prospettando la possibilità di attingere ai Fondi per le Aree Sottoutilizzate (FAS). Per il periodo 2007-2013 vi sono a budget 150 milioni di euro.

La Provincia di Lodi ha contribuito al programma presentando 18 progetti intersettoriali e integrati tra di loro e ha 7 azioni prioritarie per la valorizzazione del  Po. Progetti integrati che mirano alla valorizzazione e riqualificazione del territorio, al miglioramento del   livello di appetibilità turistica  attraverso azioni sinergiche tra navigazione, sistema ciclabile e percorsi naturalistici e storici. Tutto ciò integra la messa in campo di altre iniziative.

In questo senso, la proposta di creare un PLIS, un parco locale di interesse sovracomunale, caldeggiata da più parti è senz’altro utile e condivisibile e l’abbiamo inserita tra i progetti presentati per il Programma di azioni del Master Plan. Naturalmente saranno i Comuni ad essere protagonisti e a  decidere come organizzarsi per cogliere questa opportunità . Al PLIS si affianca il costituendo Consorzio del Po tra la Provincia di Lodi e i Comuni lodigiani rivieraschi con la finalità di  promuovere la difesa, la tutela e la valorizzazione delle aree soggette a rischio di esondazione.

 

Per la Provincia di Lodi è di capitale importanza  ribadire costantemente la necessita di  percorsi di condivisione e consenso, soprattutto con i Comuni, che tenga conto delle esigenze di tutti in un visione ampia nella quale il fiume è elemento di identità locale e  patrimonio nazionale ed europeo. Sono queste le basi per un futuro di sviluppo e valorizzazione di una delle aree più belle del nostro territorio.

L'offerta turistica, attuale e potenziale, dei territori rivieraschi risulta per molti aspetti similare ed omogenea, e si caratterizza per la particolarità dell'ambiente fluviale, per elementi propri di identità: sono convinto che qualsiasi strategia di valorizzazione, prima ancora di agire sulle leve del marketing passa dalla riscoperta della nostra storia come comunità e dalla riscoperta della bellezza di una identità, motivo di meraviglia per generazioni di viaggiatori.

Quando Petrarca nell’ottobre del 1353 salì sopra un colle di San Colombano, posto nel mezzo della Cisalpina Gallia, ai cui piedi scorrevano le acque del Lambro, “limpido fiume, che – scrisse – benché piccolo, è in grado di sostenere barche di media grandezza che fluendo da Monza approdavano al Po”, fu rapito dalla larga silenziosa distesa che si delimitava ad Occidente in un colpo d’occhio illimitato, una prospettiva senza ostacoli che sfumava nella linea incerta dell’orizzonte lontano: “Io non conosco altro luogo tanto poco elevato – scriveva a Guido Sette arcidiacono di Genova – dal quale si possa vedere un così vasto spettacolo di nobili città. Ad un breve dell’occhio, si scorgono Pavia, Piacenza e Cremona, e altre città, mentre alle spalle si alzano Alpi nevose che ci separano dai Tedeschi che con le loro cime sembrano toccare il cielo: davanti agli occhi si estendono gli Appennini e un numero immenso di castelli. Quasi sotto i miei piedi vedo il Po che con un vasto giro si snoda tra ricchi campi”. Terra ricca e fresca, con raccolti doviziosi.

Un paesaggio dell’anima che suscitò l’ammirazione stupita di tanti viaggiatori anche nei secoli successivi  a cominciare da Philippe de Commynes, giunto in Italia nel 1494 al seguito di Carlo VIII di Francia, che scrisse riferendosi alla nostra pianura: “uno dei paesi più belli e più ricchi del mondo”.  La Bassa irrigua, anche oggi,  è uno straordinario esempio a livello mondiale di paesaggio costruito. Quelle stesse acque che sono un “beneficio” ambito, un tempo erano state causa di sterilità e desolazione. La fertilità e la bellezza della pianura non sono il dono di una natura benigna, ma il frutto della cura e dell’industriosità dei suoi abitanti che avevano saputo mettere a profitto,  in una felice sintesi, “le attitudini della terra, delle acque e del cielo”.  Sono parole di Carlo Cattaneo che ci richiamano alla sfida che abbiamo davanti: ricomporre quella sintesi tra terra, acqua e cielo. Se saremo capaci di farlo la “Marca Po” è destinata ad un futuro rigoglioso.

 

Grazie e buon lavoro.

 

 


       


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