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 Attualità

04 Marzo, 2005
Rime nel verde
Trovar poesie al parco, incontro con Lorenzo Mullon, declamatore di versi ai passanti

Può accadere anche questo in una città distratta come Milano se ci si imbatte in una figura curiosa come quella di Lorenzo Mullon. Professione? Declamatore di versi ai passanti.

di Alberto Figliolia da www.epolismilano.it

Trovar poesie al parco

EPOLIS - Culture

Lorenzo Mullon compone e assembla dei libricini con le sue poesie: i "Carmina dant panem"

 Se in un parco milanese , come ad esempio i Giardini di Porta Venezia o il Sempione, sarete avvicinati da un 46enne di bell’aspetto, modi gentili e accento triestino, che vi vuole declamare dei versi, non spaventatevi: è Lorenzo Mullon, il "poeta dei parchi". A nessun rifiuto reagirà mai in modo brusco, se ne andrà con un sorriso a cercare un altro possibile ascoltatore per potergli dire magari... «Il cielo è/ un aquilone immenso/di cui si è perso/ il filo» o altri versi da lui composti ed assemblati in libricini personalizzati ed etichettati, con (auto) ironia, Carmina dant panem.

LA VOCAZIONE da artista giramondo, come pittore e autore, l’ha condotto presto fuori della natia città, fra Africa e Stati Uniti d’America, per trovare infine qui, a Milano, il luogo d’elezione: nei parchi dove legge i suoi versi, nelle strade dove si muove.

«Sono quattro anni che vivo di poesia – ci racconta -, girando, ma non solo, nei parchi cittadini e vivendo delle offerte poetiche che chi ascolta i miei versi può decidere di elargire. Mi ritengo un poeta vagabondo e mendicante, come Ryokan e gli antichi scrittori di haiku giapponesi, alcuni dei quali erano addirittura monaci». Ma in una città forse troppo convulsa, frettolosa e diffidente come ha risolto il problema dell’approccio all’altro? «Io penso che tutte le cose nascano da degli incontri. In ogni caso bisogna resistere psicologicamente a un no secco e andare avanti, ma tutti i giorni io trovo qualcuno che mi ascolta e che si commuove. Tengo anche un diario di questi incontri, sempre emozionanti». E se le offrissero un lavoro fisso?

«Lo avevo. Ma mi sono licenziato per fare questo. Così mi sento libro e libero». Vista da un poeta, com’è Milano? «Bellissima, con palazzi e cortili meravigliosi e alberi straordinari. Nei parchi sembra d’essere in aperta campagna. Non dovrebbe essere rovinata dalla fretta e dal traffico. Dietro l’aria ruvida c’è un cuore immenso: le persone dovrebbero prenderne coscienza e il poeta ne viene ispirato. Dall’epoca di Sant’Agostino Milano accoglie tutti. Bisogna spezzare la visione negativa che se ne ha. Ad ogni modo anche la passione esagerata per il lavoro viene dal cuore. Anche se in modo distorto, essa è comunque indice di passione e andrebbe solo un po' equilibrata con una visione più creativa, poetica e artistica, di ciò che si fa. Anche i manager dovrebbero scrivere e declamare poesie: acquisterebbero in tal modo maggior credibilità».

Lorenzo, lei è un uomo felice?

«Sono felice quando vado al parco e regalo poesie alle persone: si aprono le porte della comunicazione più profonda. La gente si fida e si confida con uno che offre una poesia toccante. Se mi si chiede perché ho scelto di venire nei parchi cittadini, posso rispondere che qui non esistono porte blindate e, anche se la situazione può sembrare quella di una natura artificiale, la gente è senza dubbio più propensa all’ascolto dell’altro. E possono accadere cose "incredibili" come quella che uno, dopo la lettura di una poesia, ti vuole abbracciare». Per chi volesse conoscere Lorenzo Mullon e il suo lavoro, l’occasione si presenta in questi giorni, e per tutto il mese di febbraio, all’ultimo piano del Palazzo Coin di Piazza Cinque Giornate, dove si è inventato una mostra di quindici icone (tempera su tela), oltre a un reliquiario di cartone riciclato contenente un frammento di arcobaleno, sulla vita immaginaria di un santo da lui creato: San Girolamo di Tubinga, vissuto nel 1100, protettore dei poeti vagabondi e mendicanti. «Mi ero inventato – è la sua chiosa - un gioco di parole come un mantra, una specie di preghiera, Girolamo=Giro il mondo e l’amo. Fra l’altro, quando leggo le mie poesie, rigiro fra le dita un sassolino o una castagna, un po’ perché ritengo che anche in un momento alto, qual è quello del dire versi, bisogna mantenere un contatto con qualcosa di molto concreto e materiale, un po' perché girando il sassolino giro anche il mondo».■

La chiave, uno spirito sempre libero e o n the road

■■ Lorenzo Mullon, abbandonata a 16 anni Trieste, è partito per un’Africa o n the road, fra Marocco e Costa d’Avorio. Tornato a casa, prima di diplomarsi all’Istituto Magistrale, per due anni ha fatto lo scaricatore di porto.

La ricerca della bellezza

■■ «La bellezza si può trovare in ogni dove: dai bambini che giocano con un ramoscello e l’acqua o in una goccia di rugiada su una foglia. Io sono fuori dal sistema carriera-fretta, ma posso vedere la poesia ovunque».

Perdita della figura del bardo in Europa

■■ «Ho incontrato arabi che mi hanno raccontato dei loro poeti ambulanti e un indiano dei due poeti vagabondi che vivono recitando e raccogliendo offerte. Solo in Europa si è persa questa tradizione » .

ceu-mltuariel@epolismilano.it

02.86998.725 346.3665.956

culture@epolismilano.it

 


       


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