Home page Scrivi  
 
  WelfareLombardia: punto laico di informazione e di impegno sociale
www.welfareeuropa.it www.welfareitalia.it www.welfarenetwork.it www.welfarecremona.it
 
Chi siamo Links Contatti Collabora con noi
... News Lombardia
 News da

... Welfare canali
Attualità
Costituente Lombarda PD
Costituente PD
Cronaca Lombarda
Cultura
Dal Mondo
Dall' Italia
Dall'Europa
Economia
Ecumenici
Eventi Lombardi
Il caso Tamoil
In Breve
L'Opinione
Lettere a WL
Mediateca
Pace
Pirellone News
Politica
Radio Londra
Sociale
Ultimissime dalla Lombardia
Volontariato
Welfare


... in breve
... Top five links












 Sociale in Europa

04 Marzo, 2005
Il modello svedese di Piero Colla
l'etica sociale svedese. Le parole-chiave racchiudono tanto più mistero e interesse quando provengono da universi culturali «esotici», disomogenei alle nostre esperienze storico-ideali.

Il modello svedese

di Piero Colla

L'etica sociale svedese.

Folkhem, omsorg, trygghet, solidaritet... Ogni civiltà possiede delle parole-chiave, che esprimono i valori riconosciuti come fondamentali e che, in modo più o meno misterioso, rivelano identità e aspirazioni collettive. Le parole-chiave racchiudono tanto più mistero e interesse quando provengono da universi culturali «esotici», disomogenei alle nostre esperienze storico-ideali.

Dei vocaboli che abbiamo citato in apertura del nostro intervento, e che appartengono al lessico della Svezia socialdemocratica, soltanto l'ultimo ci è in qualche modo familiare: è un termine che lo svedese ha mutuato dalle lingue romanze, e che riveste un posto importante nella storia della consapevolezza politico-sociale del nostro secolo. Proprio per la sua natura di concetto «importato», la nozione di solidarietà può avere una funzione rivelatrice nella nostra analisi della specificità dell'etica sociale svedese. Il modo in cui essa è stata intesa e interpretata, i criteri con cui è stata applicata, la distanza che possiamo misurare tra essa e la «nostra» idea di solidarietà, possono dare il senso di un fraintendimento culturale, e dell'irriducibilità dell'esperienza storica e dell'identità collettiva svedese all'Occidente europeo.

Gli altri termini, rispettivamente traducibili con «focolare di tutto il popolo» (metafora della società o, quasi indifferentemente, dello Stato), «sollecitudine per il prossimo» e «sicurezza», sono state le parole d'ordine più insistentemente impiegate per descrivere e legittimare la costruzione e il rafforzamento dell'apparato assistenziale del «modello svedese». I connotati fortemente evocativi, il richiamo emotivo suscitato da queste espressioni, sfuggono evidentemente alla traduzione italiana. Resta il fatto che l'imperativo morale della difesa dei più deboli, della salvaguardia di un senso di responsabilità della comunità nei confronti di tutti i suoi membri, è sembrato esercitare in Svezia un particolare peso, tanto da determinare la costruzione di un «modello» di relazioni sociali originale e inedito, cementato da un duraturo ed esteso consenso.

L'attuale fase di crisi che questo modello attraversa sembra derivare in grande misura dal venir meno dell'identificazione collettiva nei valori che ne erano stati all'origine. Questo stato di repentino disincanto ha spinto, tra l'altro, a ripensare in modo più lucido i contenuti e i sottintesi profondi di quelle dichiarazioni d'intenti, tanto reiterate e potenti da sottrarsi, per tanto tempo, a ogni discorso critico.

Alle origini del «modello svedese» di relazioni tra cittadino e collettività sta, prima che il lungo predominio politico del Partito socialdemocratico, un retroterra culturale complesso, che per molti aspetti anticipa le contraddizioni delle fasi mature del sistema.

I primi decenni del nostro secolo vedono un progressivo avvicinamento tra le forze politiche «progressiste» e i fautori, nel mondo della cultura e della scienza, di un energico distacco del paese dalle sue tradizioni avite (spesso considerate causa della sua decadenza politica ed economica) e di uno slancio fiducioso verso l'avvenire, il progresso tecnico-scientifico, la modernità in tutti i suoi aspetti.

Lo scrittore e giornalista svedese dei primi decenni del Novecento, Ludvig Nordström, fu il primo a prefigurare per la Svezia un destino di «modello» per le nazioni progredite; la Svezia, a giudizio di Nordström, poteva riscoprire la sua vocazione di nazione-guida adottando nel modo più conseguente i nuovi abiti moderni e razionali che il nuovo tempo (e l'esempio dell'America) rivelava essere vincenti 1. La ricerca di un «primato», la volontà di rappresentare un esempio non ha avuto una parte secondaria nel cementare l'identità nazionale svedese attorno a un proposito di trasformazione sociale.

Nella sua visione (estrema, e a tratti quasi delirante) del futuro, Nordström immaginava un mondo organizzato secondo principi «razionali» e «igienici». L'organizzazione delle città, del lavoro, della vita privata, doveva rispondere a criteri strettamente funzionali. In questa utopia del «nuovo ordine» moderno, che contrapponeva una«Europa-A» rigenerata alla «Europa-B» decadente e destinata all'estinzione, trovava posto anche l'idea di una pianificazione biologica del «materiale umano» svedese: solo individui sani, privi di imperfezioni genetiche, avrebbero dovuto godere i frutti della benedizione dei tempi nuovi.

Non è questa la sede per analizzare in dettaglio l'abbondante produzione letteraria e pubblicistica di Nordström: ciò che invece può essere interessante sottolineare è la sua adesione alla socialdemocrazia, nel corso degli anni venti. Un analogo percorso fu seguito da illustri scienziati e pensatori di impostazione ideale analoga: i fautori della pianificazione urbanistica, sociale, razziale, figurano tra i precursori e tra i primi entusiasti sostenitori della politica sociale dei primi governi socialisti.

Il fatto non deve necessariamente suscitare scandalo, ma può servire a illuminare le origini di alcuni dei dilemmi in cui il modello svedese sembra da tempo dibattersi. Può essere interessante tornare per un momento a Ludvig Nordström, e alla sua rappresentazione di un ideale «moderno» di relazioni umane e di rapporti sociali. Per quanto ciò possa sembrare paradossale, la città ideale di Nordström, prototipo dell'«Europa-A» del futuro, si ispira dichiaratamente a un modello radicato da alcuni secoli nella Svezia settentrionale 2. Il prototipo della società del futuro è per Nordström il bruk di Norrbyskär: una sorta di villaggio-officina autosufficiente, strutturato in funzione delle esigenze di una segheria, governato paternalisticamente dal proprietario dell'azienda.

Il villaggio-modello di Norrbyskär, dove ogni lavoratore conosce il ruolo che gli compete nella microsocietà a cui appartiene, e la vita è tesa costantemente al raggiungimento di un fine comune, sembra avere un pregio, che ci riporta all'oggetto del nostro interesse: tra i membri del gruppo, agli occhi di Nordström, regna un sentimento di solidarietà, che prefigura l'armonia della società ideale di domani.

 

2. Gli «ingegneri sociali».

 

Gli anni trenta, caratterizzati sul vecchio e sul nuovo continente da drammi sociali e da bufere politiche, si aprono in Svezia all'insegna dell'ottimismo: l'Esposizione universale di Stoccolma del 1930 é una vera e propria consacrazione della fiducia nell'avvenire e nelle benedizioni della modernità. La scuola architettonica funzionalista e il più ampio indirizzo culturale che si ispira alle sue teorie furoreggiano tra gli stands dell'Esposizione e tra i circoli intellettuali e politici svedesi.

«Acceptera!», ossia «accettare» le sfide e gli strumenti che i tempi nuovi ci porgono, é il motto dei funzionalisti. La loro idea dell'abitazione e della città ideale, prive di ogni inutile orpello e concepite secondo standard razionali e funzionali, esprime al tempo stesso un entusiasmo «progressista» e un'aspirazione all'ordine, a una certa disciplina delle norme di vita e dei rapporti sociali 3. Tra il radicalismo accademico dei funzionalisti e il progetto di trasformazione sociale della socialdemocrazia (al potere dal settembre 1932) si realizza, non senza qualche iniziale scetticismo, un solido connubio.

Alva e Gunnar Myrdal, teorici di una moderna politica della famiglia, della maternità e dell'educazione, sono i nomi più rappresentativi di una fitta schiera di «ingegneri sociali». La creazione di una società umana non è un compito da lasciare al caso: alle riforme ispirate a ideali di giustizia sociale si affianca costantemente una giustificazione «razionale» di quelle stesse misure, e i criteri applicativi lasciano poco spazio all'improvvisazione.

Spesso l'ansia di «fare ordine», l'esasperazione razionalizzatrice di certi teorici, é stata considerata come un «male necessario», un aspetto marginale e in fondo secondario di un progetto riformista dominato da aspirazioni umanitarie. Ma, a volte, il rapporto tra intenzioni e mezzi appare misterioso, nel senso che é difficile comprendere quale sia il reale scopo che gli autori delle riforme si propongono. Non va dimenticato, ad esempio, che le idee innovative propugnate dai Myrdal (rafforzamento dell'assistenza all'infanzia, riforma dell'educazione, considerazione per il ruolo della donna) furono presentate a suo tempo come funzionali a un preciso obiettivo: l'aumento del tasso di incremento demografico della popolazione svedese. In che misura questa motivazione rappresentasse semplicemente un pretesto, un modo per avvicinare le forze conservatrici alle nuove idee, e ancora oggetto di controversie tra gli studiosi 4.

Rimane il fatto che, quando ad esempio Alva Myrdal decanta i vantaggi dell'educazione collettiva dei bambini, la sua attenzione si sofferma su due differenti aspetti della questione: l'importanza di suscitare nei piccoli il senso della comunità, dunque un sentimento di responsabilità per le sorti della collettività a cui appartiene, e il vantaggio pratico (e l’utilità sociale) di liberare i genitori dal peso della cura dei figli; quel medesimo tempo potrebbe essere impiegato per attività socialmente utili.

Nella riflessione dei Myrdal e degli ingegneri sociali loro contemporanei il concetto di solidarietà viene costantemente impiegato in contesti in cui si sottolinea la responsabilità collettiva verso la comunità, o, in altre parole, viene impiegato come sinonimo di considerazione per il bene comune. Questo rende comprensibile il fatto che la nozione di solidarietà sia spesso affiancata da considerazioni di ordine pratico, da richiami all'«efficienza» o alla «razionalità» del sistema.

Ma a questa osservazione se ne può aggiungere un'altra: le misure riformatrici vengono presentate spesso come le soluzioni più indicate per ovviare a problemi che in ogni caso si porrebbero, o che sono destinati a presentarsi in futuro. Il problema consiste cioè semplicemente nell'adattamento a una data realtà, o a una evoluzione prevista. È il caso dei progetti di pianificazione urbana dei funzionalisti, che appaiono, o comunque vengono presentati, come tentativi di adattare stili di vita e forme di convivenza sociale alle esigenze di un'economia industriale.

In questo senso può apparire chiaro il motivo per cui abbiamo richiamato, all'inizio della nostra riflessione, gli scritti di Ludvig Nordström: in essi si riconosce distintamente la compresenza di un'aspirazione alla «società ideale» e un piatto adeguamento agli imperativi dello sviluppo in atto. È in base ad analoghe considerazioni che lo storico svedese Sverker Sörlin nega a Nordström la qualifica di «utopista»: una visione estrema della vita del futuro non assume nessuna dimensione morale quando risulta semplicemente da un logico calcolo di tendenza 5. La fantasia, l'imprevisto, il disinteresse, non hanno alcun posto nell'«Europa-A» prefigurata da Nordström.

Anche Ronny Ambjörsson, storico del socialismo utopico svedese, ha osservato che, nelle utopie che si caratterizzano per una esasperata ricerca dell'ordine, ideali come quello dell'eguaglianza tra gli uomini diventano meri «strumenti di pianificazione» 6. L'aspirazione all'eguaglianza, come quella alla solidarietà, può fornire una facciata rispettabile alla paura della diversità, dell'originalità, o, più concretamente, della critica e del dissenso.

Se, dall'entusiasmo pionieristico degli ingegneri sociali degli anni trenta, ci spostiamo con un salto alla fine degli anni ottanta, possiamo osservare in che modo le ambiguità dell'utopia della «folkhem» hanno aperto la strada ai paradossi e ai dilemmi del presente.

Un primo esempio ci é fornito da un caso, sollevato polemicamente da un giornalista: un'assistente sociale, che aveva preso a cuore uno dei suoi anziani assistiti tanto da dedicargli un tempo maggiore di quello previsto dai suoi compiti, viene licenziata e sottoposta a processo 7. I termini delle accuse rivolte alla giovane donna, e i dettagli del caso, non hanno molta rilevanza ai fini del nostro ragionamento. Più interessanti sono le argomentazioni con cui le colleghe e i superiori dell'accusata hanno giustificato i provvedimenti presi. «Il nostro compito - dice una delle ragazze - non é quello di fornire compassione»; il direttore del centro di assistenza é ancora più drastico: «Non possiamo provare compassione. Se lo facciamo, non svolgiamo il nostro lavoro correttamente».

In casi come questo, la razionalità della «solidarietà organizzata» viene opposta alla spontaneità del senso di umanità e di compassione. In realtà, il problema coinvolge il rapporto tra la volontà di erogare «solidarietà» attraverso apparati burocratici, e l'altro, fondamentale imperativo etico del sistema svedese: quello dell'eguaglianza. Un'assistente sociale che mostra un coinvolgimento personale nella cura di un malato o di un anziano, non sconvolge solamente l'organizzazione e l'efficienza del servizio a cui fa capo; viola anche il principio per cui la «solidarietà organizzata» é destinata a tutti e in egual misura.

L'intreccio solidarietà-eguaglianza, pur nei suoi effetti perversi e paradossali, ha rappresentato per molto tempo la forza del sistema sociale svedese. L'anziano che viene informato della premura di un'assistente sociale nei confronti di un altro anziano, non coglierà, secondo i parametri etici che regolano il sistema, la dimensione umana del fatto; osserverà piuttosto che é stata infranta la regola della eguaglianza di trattamento tra gli assistiti, e che di conseguenza la volonterosa giovane ha peccato di scarsa solidarietà premettendo un'iniziativa individuale al senso di responsabilità verso la comunità.

È importante ricordare che la solidarietà di cui parliamo nel contesto svedese ha sempre una comunità come termine di riferimento: la solidarietà si esprime pagando le tasse, comportandosi da cittadino o nesto, e non implica né eroismo, né un particolare coinvolgimento emotivo.

Come ha sottolineato l'etnologo svedese Åke Daun, «abbastanza paradossalmente, le manifestazioni svedesi di solidarietà riflettono un'attitudine di scarsa affettività nei confronti delle disgrazie altrui» 8.

Un aspetto senz'altro positivo, in questo atteggiamento, è quello di avere facilitato l'adozione di soluzioni pratiche ed efficaci nei confronti di importanti problemi sociali, concentrando l'attenzione sugli obiettivi che si volevano raggiungere, e lasciando da parte la tentazione di limitarsi a manifestare vanamente «compassione». Non sarebbe però esatto supporre che la «solidarietà razionale» messa in atto in Svezia si riveli sempre produttiva sul piano della rispondenza dei risultati conseguiti agli obiettivi prefissati. In vari casi si è tentati di pensare che l'attitudine iper-organizzativa che domina la società e il modo di pensare rappresenti un colossale boomerang. Come ha osservato il sociologo americano Jenkins, ad esempio, la tendenza degli svedesi a riunirsi in circoli e associazioni ricreative o culturali non ha avuto l'effetto atteso di diminuire il senso di solitudine e di isolamento: le persone sono spinte a riunirsi per uno scopo determinato, che è la sola giustificazione dello stare in compagnia, e per il resto rimangono estranee le une alle altre, poste in contatto con strutture impersonali (quali sono perfino quelle rivolte a favorire i contatti personali) 9.

L'aspirazione a immettere la solidarietà (e più in genere la morale) nel progetto razionale di un modello di società, è così descritta dal drammaturgo Per Olov Enqvist: «In Svezia hanno immaginato di potere creare l'uomo buono attraverso la legislazione [...]. Ciò nasceva da un senso di responsabilità cristiano, luterano: Non sono io il custode di mio fratello? Il problema sorse quando il senso di responsabilità per il vicino condusse la società a togliere da esso troppe responsabilità» 10.

Uno dei caratteri dell'umanitarismo formalizzato é quello di non venire percepito come tale: chi riceve doni dalla mano benefica dello Stato, sarà lieto di riceverli ma non si sentirà per questo gratificato a livello emotivo. Una conseguenza perversa della solidarietà razionale é anche, apparentemente, quella di inibire la solidarietà spontanea, che appare superflua dal momento che il singolo non può né vuole competere con la macchina assistenziale collettiva 11. Si rischia pertanto di sostituire un'esigenza primaria con un surrogato inadeguato, e per certi aspetti pericoloso.

Lo straordinario investimento di fiducia e di speranze che gli Svedesi hanno indirizzato sulle capacità regolatrici dello Stato, e sulla possibilità di erogare giustizia e solidarietà per mezzo di apparati burocratici, si spiega storicamente con un'ininterrotta tradizione amministrativa, tanto affidabile ed efficiente da essere considerata espressione di una «giustizia» astratta 12. L'ideale illuminato della burocrazia e dell'amministrazione regia svedese é singolarmente vicino alla morale corrente del «modello» socialdemocratico. Almeno fino a qualche anno or sono, i sondaggi d'opinione sancivano immancabilmente che gli Svedesi erano la nazione europea che guardava con maggiore fiducia alle autorità che li governavano. Si può aggiungere che l'essere stati al riparo da guerre, dittature sanguinarie e vicende politiche burrascose per due secoli consecutivi ha significato per gli Svedesi la conservazione di un ideale piuttosto «puro» della politica e della gestione del potere, e una scarsa attitudine al sospetto verso gli strumenti di controllo burocratico. L'accettazione quasi passiva di riforme quali l'introduzione del personnummer 13, il passaggio al du 14, il mutamento repentino del senso di circolazione delle vetture 15, sono tutti esempi, anche se ormai frusti, di questa visione del «potere benigno».

Lo scrittore tedesco Hans Magnus Enzensberger, autore nel 1982 di un brillante reportage sulla Svezia, rilevava che le istituzioni svedesi erano circondate da una sorta di «immunità morale»: pensare di tutelarsi, di esigere controlli a carico delle «forze del bene», era un pensiero che non poteva sfiorare un bravo cittadino 16. «È l'apparato - scrive Enzensberger - che garantisce solidarietà e eguaglianza, soccorso e protezione, giustizia e buon costume - tutte cose troppo importanti per essere lasciate nelle mani della gente comune».

 

3. Contraddizioni dell'«umanitarismo razionale».

 

È molto probabile che, all'inizio degli anni ottanta, qualcosa si sia definitivamente rotto nel meccanismo che legittimava la pretesa dello Stato svedese a elargire la sua razionale solidarietà.

I segnali, come accade in questi casi, sono stati dapprima sporadici e contraddittori, poi sempre più coerenti. Si é cominciato, ad esempio, a leggere polemiche, sui quotidiani, a proposito di abusi e arbitri nel potere dei servizi sociali di togliere ai genitori la custodia dei figli 17. Un caso emblematico: la solidarietà collettiva, asettica, che si avvale della consulenza oggettiva degli esperti per assicurare a tutti i cittadini svedesi di essere allevati ed educati decentemente, viene percepita da alcuni come un'interferenza nella sfera del «privato». Jan Myrdal, scrittore e polemista di grido, scaglia le sue frecce contro un questionario di un'amministrazione locale, rivolto a cittadini svedesi adulti, dove li si interroga, tra l'altro, su «quante notti alla settimana siete soliti dormire con vostra moglie», e osserva: «in ambienti internazionali la Svezia é diventata una barzelletta. Si raccontano storielle sulla Svezia come una volta si faceva con la Prussia» 18.

L'orgoglio e l'integrità morale del Welfare svedesi, anche agli occhi dell'opinione pubblica mondiale, sembrano compromessi.

Il giornalista Maciej Zaremba è intervenuto spesso polemicamente su questioni che toccavano il concetto di «solidarietà». Come nel caso di un'insegnante, impiegata nei servizi di accoglienza ai rifugiati, rea di avere trasportato un profugo in ospedale sulla propria vettura e di averlo accudito nel tempo libero 19. Si tratta di una palese violazione dei principi di «eguaglianza» e di «giustizia» nel trattamento degli assistiti; perciò Annika Östman (è questo il nome dell'insegnante) e stata licenziata. «È stata giudicata - rileva Zaremba - inadatta a praticare l'umanità e la solidarietà organizzata del Welfare State. Infatti la giusta solidarietà presuppone la indifferenza personale, come risulta dalle istruzioni del "Servizio profughi"». Segue un'interessante riflessione sui diversi significati che la nozione di «solidarietà» può racchiudere. La solidarietà a cui si è fatto più spesso riferimento in Svezia, a giudizio dell'articolista, è quel tipo di rapporto che si stabilisce tra persone unite da un comune interesse, ed è una sorta di contratto tra eguali: è una nozione di valore tecnico più che morale, ed esprime un rapporto simmetrico («se ognuno di noi fa la sua parte, le cose andranno meglio per tutti») 20.

L'altro genere di solidarietà, che esprime un sentimento di simpatia o di compassione per chi appartiene a una comunità o a un gruppo diverso dal proprio, si distingue per il suo carattere asimmetrico: gli studenti parigini (è questo l'esempio scelto da Zaremba) che nel 1968 gridavano «siamo tutti Ebrei tedeschi», non si aspettavano certo che gli Ebrei tedeschi rispondessero «siamo tutti Francesi ariani»!

La solidarietà simmetrica, nella forma organizzata che ha assunto in Svezia, consiste essenzialmente in una solidarietà indirizzata alla società nel suo complesso, rappresentata di volta in volta dall'esattore delle tasse, dal rappresentante sindacale, dal funzionario comunale. Molto spesso la questione si riduce a un problema di risorse: la macchina dispensatrice di solidarietà funzionerà soltanto se tutti contribuiranno ad alimentarla. E in nome della solidarietà che, alle elezioni dell'autunno 1991, i socialdemocratici hanno invitato gli elettori a opporsi alle ipotesi di diminuzione delle imposte. Questo tipo di solidarietà presuppone che tutte le parti della macchina siano sostituibili, ed è di conseguenza perfettamente compatibile con un atteggiamento di indifferenza personale. Questo dato è presente agli stessi fautori del sistema: rispondendo alle critiche di Zaremba, un certo Danne Nordling, membro dell'«Associazione dei contribuenti» («Skattebetalarnas förening») chiede retoricamente: «Come possiamo fare affidamento sul disinteresse altrui?», e rileva che «la solidarietà reciproca, fondata su taciti o espliciti contratti, è il principio morale per merito del quale oggi viviamo in una società libera e sviluppata» 21.

Il risultato paradossale dell'introdurre la bontà nel sistema legislativo è che questo ci costringe a fare i conti con gli uomini quali sono realmente, e in ultima analisi a considerare come regola l'assoluta amoralità dei singoli, e a non consentire eccezioni.

Il discorso sulla solidarietà «razionale» o «simmetrica» non va ridotto, a nostro avviso, alla storia delle speranze, deluse o meno, nelle virtù benefiche del Welfare State. La forza con cui la considerazione per l'«interesse generale» ha condizionato, e forse limitato, la pregnanza morale del concetto di solidarietà, ha radici profonde nel costume e nella cultura dei paesi scandinavi. L'etica sociale caratteristica delle comunità rurali nordiche sembra essersi riproposta, per molti aspetti, sotto gli abiti moderni e asettici della folkhem svedese 22.

Senso della comunità, egualitarismo, attenzione all'equa ripartizione delle risorse (che dobbiamo supporre non abbondanti) sono stati tra i caratteri salienti del mondo rurale svedese in età moderna: un universo chiuso che ha risentito poco o nulla dei movimenti politico-culturali che hanno scosso il continente, e che si è ritrovato in un tempo relativamente breve a contatto con i traumi e i dilemmi organizzativi dell'industrializzazione. Il mito o l'utopia della «buona folkhem», della «vita ideale» per l'uomo del futuro, può essere interpretat 


       


 Invia questa news ad un'amico Versione stampabile Visti: 1167 | Inviati: 0 | Stampato: 27)

Prossime:
•In Italia 10 volontari ungheresi per il progetto Think Future Volunteer Together  – 04 Marzo, 2005
•Francoforte. Cresce il problema degli immigrati anziani in Germania – 04 Marzo, 2005
•Grecia: nuova tappa dell’immigrazione clandestina  – 04 Marzo, 2005
•La CGT craint "des centaines de milliers de chômeurs en plus" – 04 Marzo, 2005
•Pétition pour la défense du quartier juif de Budapest – 04 Marzo, 2005

Precedenti:
• Spagna: prestazioni e servizi sociali – 04 Marzo, 2005
• Cenni generali sulla previdenza sociale agricola austriaca – 04 Marzo, 2005
• Economia e Lavoro in Lituania – 04 Marzo, 2005
• Nuove iniziative dell’Unione europea per aumentare certezza diritto. – 04 Marzo, 2005
• Manovra bis e liberalizzazioni. Professioni, banche, farmaci – 04 Marzo, 2005








... dalle Province

• Bergamo. POESIA DI NATALE 2010
• Brescia. Il Prefetto di Brescia ha visitato i luoghi simbolo della Città di Lonato del Garda
• Como. frontalieri alla manifestazione europea del 29 settembre a Bruxelles
• Crema. Cappella Cantone non deve diventare una nuova Terzigno
• Cremona. Corso per barman
• Lecco.Dibattito su acqua pubblica
• Lodi.L’Italia dei Valori della Provincia di Lodi si struttura
• Mantova.Eventi di dicembre a Villa Maddalena di Goito
• Milano.Invito a partecipare alla serata di poesia con FRANZ KRAUSPENHAAR
• Milano. AltriMondiali by Matatu
• Milano. Nuovo numero di Altreconomia
• Monza: Concorso di Pittura “Paesaggi di Brianza” 2010 - II edizione
• Pavia. Fiaccolata contro la violenza fascista
• Sondrio.Gravedona: raccolti 35 quintali di lana grazie agli allevatori del Lario e del Ceresio
• Varese. Esordio per due nuovi assessori.





| Home | Chi siamo | Collabora con noi | Pubblicità | Disclaimer | Email |
"  www.welfarelombardia.it supplemento di www.welfareitalia.it , portale di informazione on line, è iscritto nel registro della stampa periodica del Tribunale di Cremona al n. 392 del 24.9.2003- direttore responsabile Gian Carlo Storti
La redazione di Welfare Lombardia si dichiara pienamente disponibile ad eliminare le notizie che dovessero violare le norme sul copyright o nuocere a persone fisiche o giuridiche.
Copyright Welfare Lombardia 2002 - 2009