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04 Marzo, 2005
Iraq.NUOVO ORDINE, STESSE VIOLAZIONI’
MIGLIAIA DI DETENUTI A RISCHIO DOPO IL PASSAGGIO DI CONSEGNE DAGLI USA ALL’IRAQ

NUOVO ORDINE, STESSE VIOLAZIONI’. MIGLIAIA DI DETENUTI A RISCHIO DOPO IL
PASSAGGIO DI CONSEGNE DAGLI USA ALL’IRAQ
In un nuovo rapporto diffuso oggi, dal titolo ‘Nuovo ordine, stesse
violazioni: detenzioni illegali e torture in Iraq’, Amnesty International
ha denunciato che decine di migliaia di persone, molte delle quali
trasferite recentemente dalla custodia statunitense a quella irachena,
rimangono in stato di detenzione senza processo e a rischio di subire
torture e altri maltrattamenti.
Il rapporto documenta migliaia di casi di detenzioni arbitrarie senza
accusa ne’ processo, talvolta in corso da diversi anni, duri pestaggi,
eseguiti spesso in carceri segrete per estorcere confessioni, e sparizioni
forzate.
‘Le forze di sicurezza irachene si sono rese responsabili della
sistematica violazione dei diritti dei detenuti ed e’ stato loro concesso
di farlo con impunita’’ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore di
Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord. ‘Cio’
nonostante gli Usa, che a loro volta hanno cosi’ poco rispettato quei
diritti, hanno trasferito migliaia di persone facendo loro affrontare il
rischio di illegalita’, violenza e abusi, venendo cosi’ meno alla propria
responsabilita’ in materia di diritti umani’.
Sebbene le autorita’ di Baghdad non forniscano cifre precise, Amnesty
International stima che le persone detenute senza processo in Iraq siano
30.000. Di queste, 10.000 sono state trasferite dalle carceri
statunitensi, dopo la fine di alcune attivita’ delle truppe da
combattimento.
Parecchi detenuti sono morti in carcere, apparentemente a seguito di
torture e altri maltrattamenti da parte del personale iracheno addetto
agli interrogatori e delle guardie penitenziarie, che rifiutano
regolarmente di fornire informazioni ai parenti dei detenuti.

Riyadh Mohammad Saleh al-‘Uqaibi, 54 anni, sposato con figli, e’ morto in
carcere il 12 o il 13 febbraio 2010 a seguito di un’emorragia interna
causata dal pestaggio subito durante l’interrogatorio, cosi’ duro da
provocargli la rottura delle costole e una lesione al fegato. Ex membro
delle Forze speciali irachene, era stato arrestato alla fine del settembre
2009, posto in custodia in un centro di detenzione all’interno della Zona
verde di Baghdad e poi trasferito in una prigione segreta situata nel
vecchio aeroporto di Muthanna. La famiglia si e’ vista restituire il corpo
diverse settimane dopo la morte, con un certificato che attribuiva il
decesso a un attacco cardiaco.

‘Le autorita’ irachene non hanno svolto azioni efficaci per fermare la
tortura e punire i torturatori, nonostante le strabordanti prove del suo
uso. Il loro compito e’ di indagare, arrestare e processare i responsabili
e fornire riparazione alle vittime. Non facendolo, fanno capire che la
tortura e’ tollerata e puo’ continuare’ – ha commentato Smart.

Nel centro segreto di Muthanna, la cui esistenza e’ stata rivelata
nell’aprile di quest’anno, sono state detenute oltre 400 persone. Diverse
hanno dichiarato ad Amnesty International di essere state arrestate sulla
base di prove false, fornite alle forze di sicurezza irachene da
informatori segreti. Sono state detenute senza contatti col mondo esterno
e, in alcuni casi, sottoposte a tortura per costringerle a confessare di
aver preso parte ad attentati o ad altre azioni criminali che sono punite
con la pena di morte.

La tortura in Iraq e’ usata in modo ampio per ottenere ‘confessioni’. In
molti casi queste vengono preparate dagli addetti agli interrogatori, che
costringono i detenuti a firmarle con gli occhi bendati senza conoscerne
il contenuto. Questi documenti sono usati spesso come unica prova a carico
degli imputati, anche nel corso di processi che possono terminare con una
condanna a morte.

Centinaia di prigionieri sono stati condannati alla pena capitale, e
alcuni messi a morte, dopo essere stati giudicati colpevoli sulla base di
‘confessioni’ false ed estorte sotto tortura o coercizione. Tra i metodi
di tortura praticati, il rapporto di Amnesty International segnala i
pestaggi con cavi e tubi di gomma, la sospensione degli arti per lunghi
periodi di tempo, le scariche elettriche su zone sensibili del corpo, la
frattura degli arti, lo strappo delle unghie delle mani e dei piedi, il
soffocamento, la perforazione coi trapani e le minacce di stupro.

Migliaia di persone, inoltre, continuano a rimanere in cella nonostante
ordinanze giudiziarie di rilascio e nonostante la Legge di amnistia del
2008 avesse disposto la scarcerazione dei detenuti non incriminati per un
periodo compreso tra sei e 12 mesi.

Il 15 luglio 2010, le forze statunitensi hanno trasferito quasi tutti i
detenuti sotto la loro custodia, salvo 200, alle forze irachene senza la
minima garanzia contro la tortura e i maltrattamenti.

Il rapporto di Amnesty International denuncia anche detenzione per lunghi
periodi di tempo nella regione del Kurdistan, ad opera degli Asayish, le
forze di sicurezza curde.

Walid Yunis Ahmad, 52 anni, padre di tre figli, e’ detenuto senza accusa
ne’ processo da oltre 10 anni. Arrestato il 6 febbraio 2000 a Erbil,
secondo Amnesty International e’ la persona da piu’ lungo tempo in carcere
senza processo in tutto l’Iraq. Solo nel 2003 i suoi familiari hanno
appreso che era ancora vivo e hanno potuto visitarlo. Sottoposto a torture
e a periodi di isolamento, nel 2008 ha intrapreso uno sciopero della fame
durato 45 giorni.

‘Le autorita’ irachene devono agire in modo fermo e deciso ora, nel
momento in cui si e’ completato il trasferimento dei detenuti dalle forze
statunitensi a quelle locali. Devono dimostrare di avere la volonta’
politica di rispettare i diritti umani di tutti gli iracheni, secondo gli
obblighi internazionali che hanno assunto, e di porre fine alla tortura e
alle altre violazioni dei diritti dei detenuti, cosi’ dominanti
attualmente’ – ha sottolineato Smart.

‘Chi e’ detenuto da lungo tempo senza che sia stato incriminato per un
reato di accertata natura penale e non e’ stato sottoposto a processo,
dev’essere rilasciato o giudicato in modo rapido e in linea con gli
standard internazionali sul processo equo, senza ricorso alla pena di
morte’ – ha concluso Smart.

FINE DEL COMUNICATO
Roma, 13 settembre 2010

Il rapporto ‘Nuovo ordine, stesse violazioni: detenzioni illegali e
torture in Iraq’ e’ disponibile in inglese al seguente indirizzo:
http://www.amnesty.it/Iraq-migliaia-di-detenuti-a-rischio-dopo-passaggio-consegne-Usa  
e presso l’Ufficio stampa di Amnesty International Italia.

 


       


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