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 Storia Europea

04 Marzo, 2005
Alcide DE GASPERI (1881 - 1954)
Con Schuman e Adenauer, Alcide De Gasperi ha lavorato a ritmo forzato per arrivare a lasciare al continente europeo ancora devastato dalla guerra la traccia di una strada

Alcide DE GASPERI (1881 - 1954)

Con Schuman e Adenauer, Alcide De Gasperi ha lavorato a ritmo forzato per arrivare a lasciare al continente europeo ancora devastato dalla guerra la traccia di una strada "dalla quale non sarebbe stato possibile tornare indietro".

Tuttavia i tre Padri d’Europa non erano degli illusi, sapevano tenere a bada il loro entusiasmo e prevedevano la gradualità necessaria per realizzare una tale impresa. "Per quanto riguarda le istituzioni -scriveva De Gasperi- bisogna ricercare l’unione soltanto nella misura in cui ciò è necessario, o meglio in cui è indispensabile".

E’ straordinario tuttavia come De Gasperi riconoscesse, nell’implicazione civile e culturale di altri popoli, il nostro essere europei. In una relazione svolta alla Conferenza della Tavola Rotonda di Roma il 13 ottobre 1953 scrisse queste parole: "Per quanto riguarda Roma io personalmente vi vedo il vertice, forse più elevato, di quanto ha offerto la storia civile e politica degli uomini". Egli certo non poteva immaginare quello cui noi oggi assistiamo: l’allargamento dell’Unione Europea fino a includere 25 Paesi.

Alcide De Gasperi, o più propriamente Degasperi, è stato un uomo politico ed uno statista italiano. Sulla grafia corretta del cognome ci sono discussioni, perché secondo alcuni sarebbe "Degasperi"; tesi questa inoppugnabile dal punto di vista storico, visto che lo statista trentino, che si presume conoscesse il proprio cognome, si firmava appunto Degasperi, come risulta ad esempio dalla copia originale del trattato noto come "Degasperi-Gruber" (si veda una qualunque riproduzione fotostatica) ma sistematicamente ignorata da testi storiografici, enciclopedie e altre pubblicazioni, alle quali per motivi imperscrutabili un cognome con il De separato risulta più gradito.

Inizialmente fu giornalista e nel 1905 entrò a far parte della redazione del giornale Il Nuovo Trentino con cui, una volta divenutone il direttore, scrisse una serie di articoli con cui esprimeva il suo consenso al movimento che auspicava la riannessione del Trentino all'Italia. De Gasperi iniziò la sua carriera politica nel 1911 come deputato nel Parlamento austriaco in rappresentanza degli italiani del Trentino, allora sotto la dominazione asburgica. Dopo la Prima guerra mondiale, nel 1919 partecipò alla fondazione del Partito Popolare Italiano di Don Luigi Sturzo. Fu eletto deputato nello stesso anno e riconfermato nel 1921. In quegli anni si sposa con Francesca Romani nella Chiesa arcipretale di Borgo Valsugana. Nasceranno quattro figlie, di cui una entrò in monastero. Il 24 agosto del 1923 votò sì alla legge Acerbo ma successivamente si oppose all'avvento del fascismo e, ostracizzato dal regime, fu arrestato nel 1926. Quando fu scarcerato, fu continuamente sorvegliato e dové trascorrere un periodo di grandi difficoltà e isolamento. Senza un impiego stabile, presentò una domanda per lavorare nella Biblioteca Vaticana nell'autunno '28 e fu aiutato dal vescovo di Trento, mons. Celestino Endrici. L'assunzione, però, poté avvenire soltanto circa due mesi dopo la firma dei Patti Lateranensi.

Nel 1942-43, durante la Seconda guerra mondiale, compose, insieme ad altri, l'opuscolo "Le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana" in cui esprimeva le idee alla base del futuro partito della Democrazia Cristiana di cui sarebbe stato cofondatore. Una volta liberato il sud Italia ad opera delle forze anglo-americane, entrò a far parte in rappresentanza della Democrazia Cristiana (DC) nel Comitato di Liberazione Nazionale. Durante il governo guidato da Ferruccio Parri fu ministro senza portafoglio, mentre dal dicembre del 1944 al dicembre del 1945 venne nominato ministro degli esteri.

Nel 1946 fu eletto Presidente del Consiglio dei Ministri, il primo dell'Italia repubblicana, e guidò un governo di unità nazionale, che durò fino alle elezioni del 1948. Da ricordare che il 12 giugno del 1946, allorché il Consiglio dei ministri da lui presieduto procedette alla proclamazione della Repubblica, dopo il referendum del 2 e 3 giugno, egli ricoprì la carica di presidente provvisorio dello Stato e dunque a lui furono trasmessi, coerentemente con quanto previsto dalla legge istituita del referendum, le funzioni fino allora esercitate dal re Umberto II. De Gasperi cumulò nella sua persona le due cariche di capo del Governo e di Capo dello Stato fino al 28 giugno, quando l'Assemblea Costituente, nella sua prima seduta, provvide ad eleggere Enrico de Nicola come capo provvisorio dello Stato. Le elezioni del 18 aprile del 1948 furono le più accese della storia repubblicana, visto lo scontro tra la DC ed il Fronte Popolare, composto da socialisti e comunisti. Degasperi riuscì a guidare la DC ad uno storico successo, ottenendo il 48,5% dei consensi (il risultato più alto che qualsiasi partito abbia mai raggiunto in Italia) e fu nominato Presidente del primo Consiglio dei Ministri dell'Italia repubblicana.

In un'Italia oberata dal ricordo di vent'anni di dittatura fascista e spaventosamente logorata dalla Seconda Guerra Mondiale, De Gasperi affrontò con dignità politica le trattative di Pace con le potenze vincitrici, riuscendo a confinare le inevitabili sanzioni principalmente all'ambito del disarmo militare, ed evitando la perdita di territori di confine come l'Alto-Adige e la Valle d'Aosta. Gettò inoltre le basi per risolvere in modo equo la questione della sovranità di Trieste e dell'Istria. Sempre in politica estera concluse importanti accordi con le potenze occidentali per finanziare la ricostruzione e il riassetto dell'economia italiana.

La situazione precaria del paese migliorava molto lentamente, provocando il malcontento del movimento operaio e sindacale, ad alimentare la protesta e i disagi fu anche una spaventosa alluvione del Po che fece molte vittime nella zona agricola delle province di Rovigo e Ferrara (1951). Nel 1952, col timore di una forte affermazione delle forze politiche della sinistra, il Vaticano suggerì, e successivamente cercò di imporre, un'alleanza elettorale ad ampia portata per affrontare le votazioni amministrative del comune di Roma. La Santa Sede non avrebbe accettato che la "Città Eterna", in quanto sede della Cristianità, potesse essere amministrata da un sindaco socialista. De Gasperi si oppose recisamente, attenendosi alla sua moralità e al suo passato di antifascista, ad una coalizione con le destre, e resistette sino a che il Papa si arrese di fronte all'impraticabilità della proposta. L'incidente diplomatico con il Vaticano turbò profondamente l'animo di De Gasperi; ai suoi collaboratori scrisse: "Proprio a me, un povero cattolico della Valsugana, è toccato dire di no al Papa".

Mantenne la carica di presidente del consiglio fino al luglio 1953, dimettendosi a causa del fallimento della legge elettorale, denominata dai suoi avversari legge truffa, da lui stesso fortemente voluta. Convinto sostenitore dell'ingresso dell'Italia nella NATO, Alcide Degasperi morì il 19 agosto 1954 nella sua casa in Val di Sella (comune di Borgo Valsugana), dove amava trascorrere lunghi periodi assieme alla famiglia. La sua scomparsa, improvvisa e discreta, suscitò commozione nell'Italia intera, il lungo tragitto in treno con cui la salma raggiunse Roma, per le esequie di Stato, fu rallentato da numerose soste impreviste perché le masse erano accorse da ogni parte per omaggiarlo. Attualmente si trova sepolto a Roma, nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Poco dopo la sua morte qualcuno chiese di avviare per il processo di beatificazione.

 

 

 


       


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