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 Storia Europea

04 Marzo, 2005
“La libertà basta volerla.” Di Marguerite Yourcenar"
La vita di Marguerite Yourcenar: un romanzo tutto da leggere.

La vita di Marguerite Yourcenar: un romanzo tutto da leggere.

“La libertà basta volerla.” Di Marguerite Yourcenar"

Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903 – Mount Desert, 17 dicembre 1987), è stata una scrittrice francese. È stata la prima donna eletta alla Académie Française.

Vita

Nacque da una famiglia franco-belga di antica nobiltà, il padre, Michel Cleenewerck de Crayencour era un ricco proprietario terriero francese, la madre, Ferdinande (Fernande) de Cartier de Marchienne, che rappresentava il ramo belga della famiglia, anch'esso di nobile stirpe, morì dopo dieci giorni dal parto, stroncata dalla setticemia e dalla peritonite, complicazioni dovute alla nascita della bambina. La Yourcenar fu educata privatamente dal solo padre in una villa a Mont Noir nel nord della Francia. La bambina si dimostrò subito una lettrice precoce, interessandosi a soli 8 anni alle opere di Jean Racine e Aristofane e imparando a dieci il latino e a dodici il greco. All'età di diciassette anni, a Nizza, Marguerite de Crayencour pubblica sotto lo pseudonimo di "Marg Yourcenar" la prima opera in versi: Le jardin des Chimères; scelse questo pseudonimo con l'aiuto del padre, anagrammando il suo cognome (Crayencour, appunto). Nel 1924, in occasione di uno dei tanti viaggi in Italia, visita per la prima volta Villa Adriana e inizia la stesura dei primi Carnet des Notes per le Mémoires.

Successivamente dà alle stampe La denier du Rêve, un romanzo ambientato nell'Italia dell'epoca. Nel 1937 Marguerite fa un incontro fondamentale per la sua carriera e per la sua vita in generale con Grace Frick, intellettuale americana. Nel 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale si trasferì negli Stati Uniti d'America e ne prese la cittadinanza nel 1947, pur continuando sempre a scrivere in francese.

Iniziò così un decennio di privazioni, che ella stessa definirà più tardi come il più brutto della sua vita. Questo periodo della sua vita si conclude con la pubblicazione delle Memorie di Adriano (vedi sotto), sicuramente il suo libro di maggior successo. A partire da questo momento la Yourcenar comincia una serie di viaggi in giro per il mondo che conosceranno una pausa solo per l'aggravarsi delle condizioni di salute della sua amica Grace Frick che la porteranno alla morte. Dopo la morte dell'amica di una vita la scrittrice conosce Jerry Wilson, che diventerà presto una delle sue più intense passioni. Purtroppo neanche lui le sopravvive. Marguerite Yourcenar muore presso l'ospedale Bar Harbor di Mount Desert nel 1987.

Carriera da scrittrice

Come in parte accennato sopra, la sua prima opera si può considerare Le jardin des Chiméres, scritto nel 1920; nel 1924 inizia la stesura dei "Carnet des Notes per le Mémoires".

La sua prima opera pubblicata da una casa editrice e non a proprie spese è un romanzo pubblicato tre anni dopo: Alexis o il trattato della lotta vana. Da lì comincia per la scrittrice una carriera che le darà la celebrità.

Nel periodo che va dal 1932 al 1936 pubblica La denier du rêve, romanzo ambientato nell'Italia dell'epoca e Feux, una raccolta di 'prose liriche' ispirata dal suo amore non corrisposto per André Fraigneau.

Attratta dal romanzo di ambientazione storica, scrive Memorie di Adriano, il suo capolavoro, in cui alla crisi personale di un imperatore illuminato, giunto alla fine della sua vita, si sovrappone il crepuscolo dell'Impero di Roma avviato verso una fine annunciata.

L'opera al nero è un altro romanzo di genere storico ambientato nel Rinascimento. Anche qui la storia è una cornice disegnata intorno alle tormentate vicende dei protagonisti con sottili risvolti psicologici apparentemente fuori tempo - per troppa modernità - rispetto all'epoca in cui i personaggi vengono fatti agire; è ciò che verrà definito la modernità del passato.

Quando passa dalla storia del mondo a quella più ristretta nel microcosmo della sua famiglia attraverso le generazioni - nella trilogia Le labyrinthe du monde - Yourcenar affina ancora di più l'analisi.

Scrive anche saggi: Presentazione critica di Kavafis, Con beneficio d'inventario, Mishima o la visione del vuoto, Il giro della prigione.

Nel 1980 entra a far parte della Académie Française.

 

Opere

Alexis o il trattato della lotta vana (1928)

Moneta del sogno (1935)

Racconti orientali (1938)

Il colpo di grazia (1939)

Memorie di Adriano (1951)

Presentazione critica di Kavafis (1958)

Con beneficio d'inventario (1962)

L'opera al nero (1968)

Care memorie (1974)

Archivi del Nord (1977)

Mishima o la visione del vuoto (1981)

Anna soror (1981)

Come l'acqua che scorre (1982)

Il tempo grande scultore (1983)

Quoi? L'Eternité (1988)

Pellegrina e straniera (1989)

Il giro della prigione (1991)

Josyane Savigneau, Marguerite Yourcenar, trad. it. di O. Del Buono, Einaudi, 1993.

 

La vita di Marguerite Yourcenar: un romanzo tutto da leggere.

Il compito di un biografo dovrebbe essere quello di porre i propri piedi, senza guardare a dritta e a manca, entro le indelebili orme della verità.

Virginia Woolf

A detta di molti la vita stessa di Marguerite Yourcenar è il suo più riuscito romanzo. La biografia Marguerite Yourcenar, curata da Josyane Savigneau, offre al lettore un album di immagini che si apre con la nascita della piccola Marguerite, evento che segnò la fine della vita di sua madre e il suo crescere in balia di mani estranee, ma che non la privò dell’appoggio del padre con il quale condivise intendimenti intellettuali e spirito di provvisorietà domestica.

Gli anni giovanili la vedono anticonformista e avida lettrice i cui studi, su percorsi non canonici, manifestano interesse così profondo e insaziabile per il mondo classico, da tesaurizzare competenze culturali degne di tre dottorati honoris causa.

Il suo incessante vagabondare per il mondo sarà occasione di scambi culturali svincolanti da pregiudizi di cui è per lo più vittima, così altera e indifferente, quanto bramosa, dell’altrui riconoscimento come scrittrice che aspira alla gloria e si compiace di sedurre l’interlocutore. Una seduzione che si rivela arma spuntata con André Fraigneau, editore e scrittore, conosciuto in età giovanile e lasciato scivolare via dalla memoria. La Savigneau, riferendosi all’interesse di costui per i giovani del suo stesso sesso, ipotizza che i sentimenti nutriti dalla Yourcenar fossero più un modo per autodefinirsi, in quanto scelta contro ogni possibilità di scelta, che vero amore verso André.

L’incontro con l’intellettuale Grace Frink, traduttrice fidata della scrittrice, dà luogo ben presto ad una convivenza lunga quattro decenni. Sorda alle voci che accompagnano questo rapporto, Marguerite leva la sua solo per difendere Grace da accuse di cui biasima la meschina consistenza.

Nel 1980, a dispetto della feroce critica mossa alle sue abitudini di vita, e al di là della stantia tradizione che ostacola l’ingresso di una donna nell’Accademia francese, ne diventa membro. L’alto riconoscimento le viene conferito in età più che matura dopo la pubblicazione di Memorie di Adriano, il cui successo si rivela superiore ad ogni aspettativa. Al romanzo seguono scritti di notevole pregio, come la ben nota Opera al nero che, non a torto, è naturale prosecuzione di una creatività e maturità intellettuale con cui, ancora ventiseienne, aveva stupito editore e lettori con Alexis o il trattato della lotta vana per il contenuto alquanto ardimentoso, per la giovane età dell’autrice, nonchè per il suo sesso e il suo tempo.

La scrittrice belga non condivide la gioia del trionfo con Grace che, dopo un ventennio di sofferenze e di ostinata lotta contro il male inguaribile, viene a mancare. Compagna di viaggi e presenza sempre discreta, non compare mai nelle interviste della scrittrice, "segno del vero potere, forse, il segno dell’eleganza e dell’intelligenza". Lei che sin dall’inizio, non ha un attimo di esitazione nel farsi carico delle preoccupazioni economiche, liberandola dalle incombenze del quotidiano e determinandone così un’inevitabile dipendenza. Non la si può certo ritenere immune dai morsi della gelosia, tanto da determinare nella Yourcenar una sostanziale diffidenza per la vita di coppia, ritenuta asfittica per diritto di proprietà e troppo circoscritta in ambiti angusti . La maternità poi viene sentita come ostacolo alla piena realizzazione di sé, cui la scrittrice attribuisce un’importanza prioritaria. Instancabilmente perciò coltiva se stessa, conoscendo gli uomini e la loro prigione, ossia il mondo.

Ripreso il suo vagabondare dopo la forzata sosta per l’aggravarsi delle condizioni di salute dell’amica, la vediamo ancora in Europa, in Africa, in India, in Giappone con il suo compagno di viaggi e segretario, il giovane Jerry Wilson, che risveglia in lei emozioni e sentimenti forse, in un certo modo, corrisposti. L’intesa intima di quest’ultimo con un certo Daniel la turba ben poco, ciò che mal tollera è quel cameratismo tra i due che la fa sentire estromessa. La prematura morte di Jerry, per AIDS, la lascia in uno stato di indifferenza e di stanchezza da cui riesce a riemergere per fare nuovamente le valigie e rivisitare i luoghi che l’avevano vista in compagnia di Grace e, poi, del suo giovane "amico". Non saranno i suoi ottantaquattro anni a impedirle di programmare una visita in Nepal ma un attacco cardiaco e la morte sopraggiunta il 17 dicembre nell’ospedale di Mount Desert nel Maine (Usa).

Leggere le sue opere significa rischiare di farsi affascinare da questa straordinaria scrittrice e, al tempo stesso, desiderare di riavvolgere i fili comunicativi che, giunti fino a noi, ci riportano a lei. Sebbene qualunque indagine biografica venga da lei stigmatizzata come "grossolana curiosità", convinta che bisogna lasciare dietro di sé solo tracce, non si può sospettare che l’aver conservato la maggior parte dei suoi scritti, anche i più banali, quali semplici e anodini bigliettini di auguri, e l’aver scelto quali documenti distruggere e quali porre sotto sigillo per cinquant’anni, possa nascondere l’invito o la sfida a tracciare la sua immagine.

Certo per la biografa non sarà stato facile operare tra scritti premeditatamente documentativi di una vita configurata secondo le intenzioni interpretative della protagonista, senza correre il rischio di lambirne solo i contorni o le proiezioni; nondimeno il lavoro della Savigneau merita apprezzamento per lo scrupolo e la precisione d’indagine, nonché per l’assenza quasi completa di incursioni personali. A suo dire si è trattato solo di un tentativo di " tracciare, per tutti coloro che non l’hanno mai incontrata, il profilo di una donna".

Gabriella Cenicola 

  

Red/gcst

Cremona 10-01-09

 


       


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