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04 Marzo, 2005
Federalismo fiscale, la Camera approva. Il Pd si astiene
Via libera da Montecitorio al disegno di legge sul federalismo fiscale. L’Aula ha approvato il testo con 319 sì, 35 no e 195 astenuti. Ora il provvedimento passa al Senato per la terza lettura

Federalismo fiscale, la Camera approva. Il Pd si astiene

Via libera da Montecitorio al disegno di legge sul federalismo fiscale. L’Aula ha approvato il testo con 319 sì, 35 no e 195 astenuti. Ora il provvedimento passa al Senato per la terza lettura

 

Via libera della Camera al federalismo fiscale. L’Aula di Montecitorio ha approvato il testo con 319 si', 35 no e 195 astenuti. Tra i banchi dell’opposizione Il Pd ha deciso di astenersi, l’Idv ha votato a favore e l’Udc contro. Il provvedimento torna ora in Senato per la terza lettura, che sarà definitiva se il testo non verrà modificato rispetto a quello licenziato oggi. In questo caso la legge entrerà in vigore, altrimenti servirà una quarta lettura a Montecitorio.

 

Dopo il lavoro del Senato, che già aveva modificato in profondità il ddl delega al governo, anche alla Camera è proseguito la limatura, con emendamenti dell’opposizione accolti dall’esecutivo e dai relatori. A Montecitorio si è deciso per l’abolizione del principio di territorialità dell’imposta, come pure dell’aliquota riservata Irpef per le Regioni. È cambiata anche l’applicazione per le autonomie speciali e sono stati rafforzati i poteri della commissione bicamerale sui decreti legislativi. Il risultato finale è un testo molto lontano da quello licenziato dal Cdm, e ancora più distante da quel ‘modello lombardo’ inserito da Pdl e Lega nel programma elettorale del 2008.

 

Il governo ha poi accolto l’impegno a riprendere la strada delle riforme istituzionali sulla base della cosiddetta ‘bozza Violante’, accogliendo un ordine del giorno presentato al riguardo dal leader del Pd Dario Franceschini. Tra le materie che l’esecutivo s’impegna a discutere, la riduzione del numero dei parlamentari e la trasformazione del Senato in Camera di rappresentanza delle autonomie territoriali.

 

 

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SCHEDA / I contenuti principali del testo approvato dalla Camera

 

PASSAGGIO DA SPESA STORICA A COSTO STANDARD. È il punto cardine dell’intera riforma. Per ogni servizio erogato dagli enti territoriali s’individuerà un costo standard, cui tutti dovranno uniformarsi durante un periodo transitorio di cinque anni.

 

ABOLITO IL PRINCIPIO DI TERRITORIALITA’: Con un emendamento del Pd viene eliminato il ‘principio di territorialità’ come base per attribuire alle Regioni il gettito dei tributi regionali istituiti con legge dello Stato e delle compartecipazioni ai tributi erariali. Il nuovo principio di riferimento diventa l’articolo 119 della Costituzione, secondo cui Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali “riferibile al loro territorio”.

 

AUTONOMIA IMPOSITIVA. Per finanziare l’erogazione dei servizi, le autonomie locali potranno contare sul fondo perequativo, sulla compartecipazione a tributi erariali e su tributi propri, superando il meccanismo dei trasferimenti.

 

VIA LA RISERVA D’ALIQUOTA IRPEF. Due emendamenti del Pd aboliscono la riserva d’aliquota Irpef per le Regioni e la sostituiscono, come fonte di finanziamento per le funzioni essenziali, con compartecipazioni ai tributi erariali e, “in via prioritaria”, al gettito dell’Iva.

 

COMMISSIONE BICAMERALE SUI DECRETI ATTUATIVI. La commissione è composta di 15 senatori e 15 deputati. Le opposizioni non sono riuscite a rendere vincolanti i pareri della bicamerale sui decreti legislativi, ma grazie ad un emendamento dei democratici avrà poteri di indirizzo oltre che di controllo, visto che “formula osservazioni e fornisce al Governo elementi di valutazione utili alla predisposizione dei decreti legislativi”.

 

LIMITE ALLA PRESSIONE FISCALE. L’obiettivo è quello di arrivare a una complessiva diminuzione della pressione fiscale. La norma prevede, quindi, che, attraverso i decreti attuativi, “sia garantita la determinazione periodica del limite massimo della pressione fiscale, nonché del suo riparto tra i vari livelli di governo”.

 

REGIONI A STATUTO SPECIALE. Le autonomie speciali devono concorrere a un “patto di stabilità interno”. Inoltre saranno istituiti tavoli di confronto tra il governo e ciascuna Regione a statuto speciale per individuare “linee guida, indirizzi e strumenti per assicurare il concorso” delle autonomie speciali agli obiettivi di perequazione e di solidarietà”.

 

UNITA’ DELLA NAZIONE. Un emendamento del Pd all’articolo 1, approvato alla Camera, garantisce i principi di completamento dell’unità della nazione, con attenzione alle aree in ritardo e ai principi di solidarietà e coesione sociale.

 

PREMI E SANZIONI. Previste sanzioni, fino al commissariamento, per gli enti che non rispetteranno i vincoli di bilancio. Inserito un ‘sistema premiante’ per chi, a fronte di un alto livello dei servizi, sia in grado di garantire una pressione fiscale inferiore alla media.

 

ROMA CAPITALE. Si fissano le funzioni amministrative che spettano al Comune di Roma, oltre a quelle attualmente di sua competenza. Si va dal ‘concorso’ alla valorizzazione dei beni storici,

artistici, ambientali e fluviali, fino all’edilizia pubblica e privata e alla protezione civile.

 

FUNZIONI DI COMUNI, PROVINCE, E NOVE CITTÀ METROPOLITANE. Nel ddl s’iniziano a definire le funzioni di Comuni, Province e Città metropolitane, in attesa della Carta delle Autonomie. In particolare, per le Città metropolitane ci sono norme transitorie che riguardano Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria.

 

RISORSE PER IL SUD. Un emendamento del Pd approvato a Montecitorio salva circa 1 miliardo e mezzo di euro per le Regioni a statuto ordinario del Mezzogiorno. Queste risorse verranno escluse dai futuri fondi perequativi, rispetto ai quali saranno aggiuntive.

 

ISTRUZIONE. Un ‘fronte meridionalista’ bipartisan è riuscito a sventare un blitz nelle commissioni di Montecitorio che aveva trasferito alle Regioni l’intero comparto. Si ritorna invece al testo originario, che lascia al territorio soltanto i servizi e il diritto allo studio.

 

Fonte: http://www.rassegna.it:80//articoli/2009/03/24/44705/federalismo-fiscale-la-camera-approva

 


       


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