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 Dall' Italia

04 Marzo, 2005
Rompiamo il silenzio dell'Italia.Manifestazione Nazionale per la pace in Medio Oriente
Pesanti bombardamenti, un gran numero di vittime, i soldati israeliani non distinguono più tra civili e combattenti

"Pesanti bombardamenti, un gran numero di vittime, i soldati israeliani non distinguono più tra civili e combattenti,   questa è guerra, guerra, guerra; qualcuno provi a fermarli. Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento;   è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice".

Padre Manauel Musallam, Parroco a Gaza

Rompiamo il silenzio dell'Italia

Sabato 17 gennaio 2009

ore 10.00

Manifestazione Nazionale per la pace in Medio Oriente

ad Assisi

Appello della Tavola della pace

Quanti bambini, quante donne, quanti innocenti dovranno essere ancora uccisi prima che qualcuno decida di intervenire e di fermare questo massacro? Quanti morti ci dovranno essere ancora prima che qualcuno abbia il coraggio di dire basta?

http://www.perlapace.it/index.php?id_article=1988

I promotori dell'Appello "Dobbiamo fare la nostra scelta"

Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani, Acli, Agesci, Arci, Articolo 21, Cgil, Pax Christi, Libera - Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Legambiente, Associazione delle o ng italiane, Beati i Costruttori di pace, Emmaus Italia, CNCA, Gruppo Abele, Cipsi, Banca Etica, Volontari nel Mondo Focsiv, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli (prime adesioni)

 

Per adesioni e informazioni:

Tavola della Pace, via della viola 1 (06100) Perugia Tel. 075/5736890 - fax 075/5739337 - e mail: segreteria@perlapace.it - www.perlapace.it

 

Coordinamento Nazionale Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani,

via della Viola 1 (06100) Perugia - tel. 075/5722479 - fax 075/5721234

email: info@entilocalipace.it  - www.entilocalipace.it

 

 Appello di Avaaz

 

Lo spargimento di sangue a Gaza sta crescendo--le fatalita` si aggirano intorno alle 800 persone di cui quasi la meta` civili e piu` di 250 bambini. Gli Israeliani grazie a areoplani e artiglieria bombardano aree urbane densamente popolate, scuole delle Nazioni Unite incluse, migliaia i feriti a piu` di 1.5 milioni di civili terrorizzati non hanno via di scampo da questo territorio prigione -- i confini sono stati sigillati. Hamas continua a combattere e a lanciare razzi su Israele: 11 Israeliani sono morti, anche da fuochi amici.

 

La nostra chiamata mondiale per un cessate il fuoco internazionalmente garantito sta iniziando a farsi sentire chiara e forte, guadagnandosi il supporto dei leaders d`Europa, del Medio Oriente e senza dubbio: le fondamenta per un accordo stanno diventando chiare. Ma Israele continua a rifiutare la via della tregua, e l`ex presidente Bush sta bloccando un cessate il fuoco negoziato dalle Nazioni Unite , cercando invece di imporre un alternativa incline al renedere legittima da parte di Israele il soffocamento e isolamento di Gaza.

 

Quel che e` troppo e` troppo. Non possiamo permettere che Bush & Co. blocchino un giusto cessate il fuoco. 250,000 hanno firmato la petizione per il cessate il fuoco, arriviamo a mezzo milione--lo pubblicheremo con un duro-colpo avviso sul Washington Post e lo consegneremo ai membri Consiglio della Sicurezza delle Nazioni Unite durante riunioni -- segui il link sotto per vedere l`avviso, firma la petizione, e inoltra questo messaggio a tutti i tuoi amici e familiari:

 

http://www.avaaz.org/it/gaza_time_for_peace/

 

Il nostro sforzo puo` davvero fare la differenza--Lo stesso ministro degli esteri israeliano assicura che una forte pressione internazionale, se intensa abbastanza, potrebbe assicurare un cessate il fuoco. Mentre la comunità internazionale continua i dibattiti e postpone il problema, sempre più civili muoiono ogni giorno. Un ufficiale di alto rango dell'ONU ha dichiarato "Non esiste un posto sicuro a Gaza. Qui tutti sono terrorizzati e traumatizzati". Opponendosi a una risoluzione delle Nazioni Unite, secondo quanto si dice Bush propone di escludere Hamas da qualsiasi cessate il fuoco e lasciare carta bianca ad Israele, garantendo quindi che la violenza continui indisturbata. Ecco perché ci rivolgiamo al neoeletto presidente Obama e ai principali strateghi degli Stati Uniti, così come all'UE e ai principali leader internazionali, per raggiungere una risoluzione equa e stabile.

 

Affinchè sia duraturo, il cessate il fuoco deve proteggere i civili e porre fine a tutti gli attacchi. -- Le incursioni e i bombardamenti israeliani così come i razzi palestinesi sono diretti al sud di Israele. È sempre più necessaria una supervisione internazionale alle frontiere, affinchè siano riaperte le frontiere di Gaza per poter portare viveri, carburante, medicinali e altri beni di prima necessità , e per far sì che non ci sia un traffico di armi che tra l'altro è solamente aumentato con il blocco delle frontiere e per monitorare e rafforzare un bilaterale cessate il fuoco

 

Hamas, che ha vinto le elezioni del 2006 e ora governa a Gaza, ha dichiarato che accetterà il suddetto cessate il fuoco. Dovrà mantenere la sua parola e sattamente come lo dovrà fare Israele. Non esiste una soluzione militare per nessuna delle due parti - è giunto il momento che i poteri mondiali entrino in gioco proponendo un accordo equo che protegga i civili da entrambe le parti e permetta loro di vivere le proprie vite in pace e tranquillità. Firma la petizione ora con il link qui sotto e invia il messaggio a tutti quelli che conosci - lo pubblicheremo sul Washington Post e non solo, e cercheremo di raggiungere incontri faccia a faccia per consegnare la petizione all'equipe di Obama, al Consiglio di Sicurezza dell'ONU e ai leader europei:

 

http://www.avaaz.org/it/gaza_time_for_peace/

 

Con speranza e determinazione,

 

Paul, Graziela, Ricken, Luis, Alice, Brett, Ben, Iain, Paula, Veronique, Milena e tutto il team di Avaaz

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Appello di Amnesty International

 

Amnesty International chiede al governo israeliano e ai leader di Hamas di cessare immediatamente tutti gli attacchi sui civili e di rispettare le richieste del diritto umanitario e del diritto internazionale dei diritti umani.

 

http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1681

 

 

 

 

 

 

 

 

 IL COLLASSO UMANITARIO DELLA STRISCIA DI GAZA

 

 

Rapporto aggiornato al 14 gennaio, a cura di Adalah -- The Legal Center for Arab Minority Rights in Israel, Amnesty International Israel Section,Bimkom -- Planners for Planning Rights, B'tselem -- The Israeli Information Center for Human Rights in the Occupied Territories, Gisha --  Legal Center for Freedom of Movement, Hamoked -- Center for Defence of the Individual, Physicians for Human Rights - Israel Public Committee Against Torture in Israel e Yesh Din -- Volunteers for Human Rights.

 

INTRODUZIONE

 

 Questo documento e' aggiornato al 14 gennaio, diciannovesimo giorno della campagna militare israeliana nella Striscia di Gaza. La dimensione del collasso umanitario della Striscia di Gaza e' in crescita. Molti feriti non stanno ricevendo alcuna cura medica, il loro trasferimento verso gli ospedali e' impedito, i team medici vengono attaccati mentre cercano di portare soccorsi e il sistema sanitario, in particolare gli ospedali, e' al collasso. Le infrastrutture elettriche, idriche e fognarie sono in uno stato di parziale crollo, che impedisce alla popolazione di Gaza l'accesso all'acqua potabile e la espone al rischio di infezioni contagiose con le acque reflue che invadono i centri abitati.

 

 

DANNI AL SISTEMA SANITARIO E IMPEDIMENTI ALL'EVACUAZIONE DEI FERITI

 

 Le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato sei casi in cui i soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro team di operatori sanitari; 12 operatori sanitari sono stati uccisi e 17 feriti. Sono stati documentati almeno 15 casi di attacchi contro strutture mediche, tra cui un deposito di forniture medicinali, tre cliniche mobili, un centro di salute mentale, le mura e le finestre di tre ospedali pubblici e numerosi veicoli di soccorso. Attacchi diretti hanno colpito l'ospedale europeo e quello di Dura, una struttura dell'UNRWA e la clinica Safha al-Harazin a Shuja'iya.

I ritardi nel coordinamento tra l'esercito israeliano e i team sanitari oscillano tra le 2 e le 10 ore. Nella maggior parte dei casi, l'esercito non risponde affatto alle richieste. Le organizzazioni per i diritti umani

sono a conoscenza di casi relativi a oltre 100 civili intrappolati per piu' di 24 ore, compresi decine di feriti, senza alcuna assistenza medica e, in alcuni casi, senza cibo ne' acqua. Una famiglia di 21 persone

(compresi sei feriti) ha atteso sette giorni che l'esercito autorizzasse la Croce rossa a evacuarla. Due famiglie hanno atteso oltre 36 ore.

 

 

 

Il sistema sanitario di Gaza e' al collasso totale dopo piu' di un anno e mezzo di blocco continuo: si evidenziano una grave mancanza di strumenti e medicine, la carenza di personale qualificato e l'assenza di competenze ed esperienze professionali per trattare i casi piu' gravi. Secondo il ministero della Salute palestinese, gli strumenti, le attrezzature e i medicinali di cui Israele ha permesso l'ingresso nella Striscia di Gaza coprono solo il 30 per cento delle effettive necessita'.

 

 

Nella Striscia di Gaza vi sono 2050 posti letto (1500 negli ospedali pubblici e 550 nelle cliniche private). L'unita' di terapia intensiva dell'ospedale di Shifa e' passata da 12 a 30 letti. Dal 1° gennaio l'unita' e' al completo, nonostante dal 6 gennaio ogni giorno siano stati trasferiti cinque pazienti in Egitto. Il trattamento dei degenti cronici, compresi i malati di cancro, quelli affetti da epatite e quelli in dialisi, e' stato sospeso quasi completamente a causa della mancanza di posti letto e di medici disponibili.

Dal 27 dicembre 2008, e' stato sollecitato il trasferimento in ospedali fuori dalla Striscia di Gaza di 850 pazienti cronici e centinaia di feriti. Solo tre feriti e poche decine di degenti sono stati trasferiti in Israele, 250 sono stati evacuati in Egitto attraverso il valico di Rafah. Dal 6 gennaio, nessun altro paziente e' stato trasferito in Israele per ricevere cure mediche.

 

Dal 3 al 10 gennaio l'ospedale di Shifa e gli altri ospedali pubblici di Gaza hanno operato senza fornitura di elettricita', ricorrendo a generatori. Dal 10 gennaio l'ospedale di Shifa ha ricevuto forniture di elettricita' per 8 - 12 ore al giorno. In media, nel mese di gennaio, gli altri ospedali della Striscia di Gaza hanno ricevuto elettricita' per 4 - 8 ore al giorno, ricorrendo per il restante tempo ai generatori. In un caso, l'ospedale Al-Quds e' rimasto senza alcuna fornitura di elettricita' e a seguito della rottura del generatore le macchine salva-vita si sono fermate del tutto.

Pazienti curati nelle case sono esposti a rischi maggiori a causa della mancanza di elettricita', che impedisce l'uso regolare dei macchinari a corrente elettrica.

 

 

ATTACCHI ALLE INFRASTRUTTURE ELETTRICHE, IDRICHE E FOGNARIE

 

Le linee elettriche, le pompe dell'acqua, i sistemi di fognatura e quelli di raccolta e trattamento dei rifiuti sono stati danneggiati dai bombardamenti. I combattimenti ancora in corso nella Striscia di Gaza impediscono gran parte delle riparazioni, data la mancanza di condizioni di sicurezza concordate con l'esercito israeliano. Lo stesso vale per il trasporto del carburante. In assenza di energia elettrica, e' impossibile pompare l'acqua e trattare i rifiuti.

Nei 14 mesi che hanno preceduto la sua campagna militare, Israele ha impedito la fornitura di prodotti vitali, svuotando la Striscia di Gaza di carburante, cibo, medicine e pezzi di ricambio che oggi sarebbero necessari per fronteggiare le conseguenze dei combattimenti. Si registra una grave carenza di carburante necessario per far funzionare le centrali elettriche cosi' come i generatori. Analoga carenza si evidenzia per

quanto riguarda i pezzi di ricambio e gli strumenti necessari per effettuare riparazioni e manutenzione.

Oltre mezzo milione di persone e' completamente tagliato fuori dall'accesso all'acqua potabile, soprattutto a Gaza City e in altre zone del nord della Striscia di Gaza, a causa dei danni provocati dai bombardamenti e dell'impossibilita' di procedere a riparazioni in assenza di condizioni di sicurezza coordinate con i militari israeliani e della mancanza di pezzi di ricambio. A Beit Hanoun, Beit Lahiya, Jabaliya e in alcune zone di Gaza City i sistemi di fognatura non funzionano affatto. Dal 3 gennaio e' impossibile intervenire sulle fognature di Beit Hanoun, colpite dai bombardamenti col risultato che le acque di scolo hanno refluito in tutta la zona.

Israele sta impedendo ai tecnici dell'Autorita' dell'acqua di raggiungere l'impianto per il trattamento delle acque di scolo di Gaza City. Dal 3 gennaio i liquidi continuano ad affluire verso l'impianto che pero' non viene svuotato per l'assenza di personale che possa farlo funzionare. Il 10 gennaio uno dei principali contenitori di acque di scolo e' stato bombardato, col risultato che le acque hanno invaso la zona.

Israele sta impedendo altresi' l'accesso all'impianto di Beit Lahiya, dove c'e' il rischio di fuoriuscita  delle acque. Nonostante le organizzazioni internazionali avessero chiesto di non colpire quest'area, il 10 gennaio

e' stata nuovamente bombardata. Se vi sara' la fuoriuscita prevista, saranno a rischio la salute e la stessa vita di circa 10.000 persone.

 

L'Autorita' dell'acqua della Striscia di Gaza ha bisogno di materiali che stanno scarseggiando, come cloro, tubi, valvole ecc. Molti di essi sono stati ordinati mesi fa, ma il loro ingresso non e' stato ancora autorizzato.

 

Per quanto riguarda la corrente elettrica, almeno un quarto del milione di residenti di Gaza City vive senza elettricita' da 18 giorni. In qualunque momento del giorno, fino a un milione di persone rimangono senza luce e questo rende difficile fare rifornimento di acqua, usare apparecchiature mediche, conservare e congelare cibi e riscaldare le abitazioni.

 

Sei delle due linee ad alto voltaggio, che forniscono energia elettrica da Israele e dall'Egitto, non sono funzionanti a causa dei bombardamenti subiti. Dal 10 gennaio la centrale elettrica di Gaza lavora solo al 38 per

cento della sua capacita', producendo solo 30 megawatt al giorno. Di conseguenza, la Striscia di Gaza sta ricevendo solo il 48 per cento dell'elettricita' necessaria. Si stima, peraltro, che a causa delle interruzioni sulla linea elettrica, la fornitura che arriva a destinazione sia ancora inferiore.

 

La quantita' di gasolio industriale disponibile presso la centrale elettrica ammonta a 500.000 litri, necessari per far muovere tre turbine al massimo per un giorno. Altri 369.000 litri sono stati trasferiti verso il lato palestinese del terminale di Nahal Oz, ma non possono giungere alla centrale elettrica per mancanza di sicurezza.

 

La notte tra il 12 e il 13 gennaio, l'esercito israeliano ha bombardato i magazzini della Compagnia elettrica di Gaza, causando enormi danni ai trasformatori, ai cavi, a strumenti di disconnessione a basso voltaggio e

a ulteriore attrezzatura. Israele aveva autorizzato l'ingresso di questo materiale e di pezzi di ricambio solo quattro giorni prima, dopo averlo negato per mesi.

 

UN COLLASSO UMANITARIO PREVEDIBILE

 

 

Negli ultimi 14 mesi Israele ha deliberatamente e significativamente limitato l'ingresso di carburante nella Striscia di Gaza, nell'ambito della decisione presa dal governo il 19 settembre 2007 che autorizzava misure punitive contro i residenti di Gaza. Anziche' dare seguito al suo dovere di fornire alla popolazione i necessari prodotti umanitari prima dell'avvio della campagna militare, Israele ha privato la Striscia di Gaza del carburante, del cibo e delle attrezzature necessarie ad affrontare le gravi conseguenze dei combattimenti.

 

Nei due mesi precedenti la campagna militare, Israele ha rafforzato la chiusura dei varchi e ha privato deliberatamente la Striscia di Gaza del diesel industriale necessario a produrre elettricita', impedendo il suo trasferimento attraverso il terminale di Nahal Oz. In quei due mesi, Israele ha consentito il passaggio solo del 18 per cento del carburante necessario a far funzionare la centrale elettrica di Gaza, che costituisce solo il 28 per cento della quantita' di diesel industriale che la Corte suprema aveva ordinato di fornire.

Da oltre tre mesi Israele impedisce la fornitura dei pezzi di ricambio richiesti dalla Compagnia di distribuzione elettrica per portare avanti le sue attivita' ordinarie. Nel momento in cui viene redatto questo documento, pezzi di ricambio sono bloccati al varco di Karni e al porto di Ashdod.

 

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Paola Nigrelli

Ufficio Stampa

Amnesty International - Sezione Italiana

Segreteria Adl a Zavidovici o nlus

Tel/Fax 030 2301807

Via Cimabue 16 25134 Brescia

www.lda-zavidovici.it

 

 

 

 


       


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