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 Welfare

04 Marzo, 2005
Imbrattata la lapide di Eugenio Curiel
Atto vandalico fascista di spregio nei confronti del martire antifascista. Fermiamoli!

Nato a Trieste l’11 dicembre 1912, ucciso a Milano il 24 febbraio 1945, fisico, capo del Fronte della Gioventù, Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Eugenio Curiel
.... Il mattino del 24 febbraio 1945, a due mesi dalla Liberazione, mentre si sta recando ad un appuntamento, Eugenio Curiel viene sorpreso in piazzale Baracca da una squadra di militi repubblichini guidati da un delatore; non tentano nemmeno di fermarlo: gli sparano una raffica quasi a bruciapelo. Il giovane - che nella motivazione della Medaglia d’oro viene definito "Capo ideale e glorioso esempio a tutta la gioventù italiana" - si rialza, si rifugia a fatica in un portone, ma qui viene raggiunto e finito dai fascisti. Il giorno dopo, sulla macchia rimasta, una donna spargerà dei garofani....

L'altra sera 23 febbraio 2009, alle 17.00 In piazza Conciliazione. Milano.
Vernice rossa sulla lapide e trenta bossoli per terra...
gravissimo atto vandalico, esterrefatti esprimiamo dolore, rabbia, e vicini ai compagni della Sezione E.Curiel, non possiamo che rinnovare il nostro impegno, aumentare le nostre energie per la lotta contro il fascismo...!

Triste fine quella di Eugenio Curiel, uomo straordinario della Resistenza, e, se ha un senso, doppiamente straordinario perché doppiamente perseguitato in quanto resistente e in quanto ebreo. Non a caso centinaia di sezioni del PCI, dell'ANPI, e della FGCI soprattutto, ovunque in Italia, vennero intitolate a lui negli anni in cui io mi formavo nell'attività politica giovanile. Ma si può dire che, al pari di moltissimi altri, se l'era cercata lui la sua fine. Se ne fosse andato a cercare rifugio in Svizzera, ad esempio, forse non sarebbe finito così.

Triste storia, e indegna, quella della profanazione della sua lapide, posta nel luogo in cui è stato assassinato dai fascisti, nell'anniversario della sua morte. Ucciso un'altra volta ancora, non più dagli espliciti repubblichini o dalle camice nere, ma questa volta da nuovi criminali, gli scagnozzi di quelli che oggi pretendono di dare gli stessi onori ai partigiani e ai loro assassini, macellai sistematici e determinati di ebrei, rom, omosessuali, antifascisti, ecc. ecc.

Era stata appena ripulita l'area imbrattata di notte di vernice rossa quando sono arrivato io, e non c'erano più neanche i trenta bossoli calibro trenta lasciati sotto la lapide, e non c'erano più nemmeno gli autori vigliacchi dello sfregio, e non c'erano ancora le ronde della milizia del neofascismo attuale a tutelare i muri e gli animi dei cittadini.

C'è però, alla Commissione Difesa della Camera presieduta da Cirielli, la proposta di legge 1360 che pretende di conferire a partigiani e miliziani repubblichini, senza distinzione tra di loro, l'onorificenza di "Cavaliere dell'Ordine del Tricolore", perché i "molti combattenti cresciuti nella temperie culturale guerriera e imperiale del ventennio, ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito e languente ...

E' finalmente possibile quella rimozione collettiva della memoria ingrata di uno scontro che fu militare e ideale...": sono queste le parole con cui si argomenta da parte di chi l'ha presentata, la proposta di legge che vuole istituire l'"Ordine del Tricolore", che uno degli ultimi numeri di Diario riporta in copertina.

Tra i firmatari di quella proposta di legge, che non dovrà nemmeno andare in discussione in Parlamento, c'è il nome dell'on. De Corato, vice sindaco di Milano, città Medaglia d'Oro della Resistenza e considerata sua capitale morale. Io non ho dubbi, e credo che nessuno ne abbia, che i mandanti almeno morali dei delinquenti che hanno imbrattato la lapide a Curiel sono i firmatari anche di quella legge. Cosa ci faceva allora la corona d'alloro del comune di milano a quella celebrazione?

Marco Cavallarin

 


       


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