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 Sociale

04 Marzo, 2005
Il 27 settembre la mobilitazione della CGil
Il 9 settembre il comitato direttivo nazionale della CGIL ha deciso, con voto unanime, di promuovere una prima giornata di mobilitazione per sabato 27 settembre 2008

VIA IL 27 SETTEMBRE LA MOBILITAZIONE

DELLA CGIL  Il 9 settembre il comitato direttivo nazionale

della CGIL ha deciso, con voto unanime, di

promuovere una prima giornata di

mobilitazione per sabato 27 settembre 2008,

con iniziative di massa da realizzare nelle

piazze di tutte le città e i territori capaci di

parlare al mondo del lavoro alle pensionate

a ai pensionati e all’intero Paese, con

l’obiettivo di chiedere al governo un

cambiamento di indirizzo della politica

economica, sociale e fiscale.

Questo è il testo del documento approvato:

La CGIL nel mettere al centro la questione

dell’occupazione, del sostegno e della

crescita dei redditi netti da lavoro e da

pensione e del lavoro sicuro e tutelato,

difendendo il welfare, la scuola pubblica e il

sapere come valore strategico per l’Italia,

pone come priorità politica e sociale il lavoro,

la sua sicurezza, la sua dignità, il suo valore,

la sua tutela, puntando ad un cambiamento

della politica economica e fiscale. Questo nel

quadro di una battaglia culturale di libertà

per la difesa dei valori fondanti della nostra

Costituzione nata dalla lotta antifascista.

La manovra economico-finanziaria

approvata lo scorso agosto si conferma

sbagliata e inadeguata, in relazione al

“forzato” iter parlamentare, nonché

in rapporto ai nuovi dati sulla

crescita e sull’inflazione emersi negli

ultimi giorni.

Riguardo al primo punto, il “ricorso

alla fiducia” in sede di approvazione

del D.L. 112 rappresenta l’elemento più

evidente di limitazione del ruolo delle

istituzioni e, in particolare, del Parlamento,

in un quadro in cui anche la concertazione

viene azzerata svuotandola di ogni sostanza.

In questo quadro è singolare l’assenza di

autonomia ed il consenso che Confindustria

ha espresso su provvedimenti del Governo

che hanno anche cambiato unilateralmente

accordi sottoscritti tra le parti sociali.

Diventa per noi essenziale rendere netto e

chiaro che la politica economica e sociale di

questo Governo va nettamente cambiata

perché fa male all’Italia, penalizza lavoratori

e pensionati ed è incapace di rilanciare il

Mezzogiorno e lo sviluppo del Paese. Non dà

nessuna risposta alla grave e pesante

“emergenza salariale” che riguarda il lavoro

dipendente e i pensionati, ai quali non solo

non viene restituito il fiscal drag, che nel solo

2008 è pari a 362 euro per lavoratore,

aumentando così le tasse sulle buste paga tra

lo 0,2 e lo 0,5 per cento.

Per questo confermiamo le richieste

avanzate con la piattaforma unitaria di

novembre sul fisco (su cui unitariamente

avevamo deciso lo sciopero nei confronti

del governo precedente) con l’aumento

delle detrazioni per i redditi da lavoro e da

pensione, che abbiamo quantificato e

confermiamo come obiettivo concreto in un

punto di Pil, (circa 14 miliardi) pari a 1.000

euro di aumento nei prossimi tre anni, di

cui 500 già entro dicembre prossimo.

La risposta del Governo all’emergenza

salariale attraverso il decreto che detassa lo

straordinario è sbagliata e si rivolge ad una

platea molto limitata di lavoratori. Inoltre,

alla totalità dei pensionati non viene fornita

alcuna risposta.

L’intera manovra, non sostenendo i redditi

non sostiene i consumi, a differenza delle

misure previste dagli altri principali paesi

europei per affrontare la congiuntura

economica negativa, quindi, assume carattere

depressivo, senza affrontare la crisi già oggi

presente e che rischia di aggravarsi nei

prossimi mesi come dimostrano i dati relativi

alla cassa integrazione e alle conseguenze

sull’occupazione che aggravano

ulteriormente la condizione già difficile, dei

redditi da lavoro. Inoltre, al di là degli

slogan, la manovra è incapace di un’azione

vera ed efficace nei confronti “dell’economia

degli sprechi”.

Per tutto questo sulla base delle decisioni già

assunte dal Direttivo precedente, la manovra

risulta sbagliata e inaccettabile ed è

necessario mobilitarsi per un cambiamento

radicale della stessa in quanto:

Non sostiene la crescita e riduce il potere

d’acquisto di salari e pensioni netti,

riducendo così la domanda interna e la

crescita del PIL ben al di sotto dei principali

paesi europei.

• Taglia nel Pubblico Impiego le retribuzioni,

l’occupazione e licenzia i precari con ricadute

negative sullo stato sociale e inoltre ha

lanciato una campagna che offende la dignità

del lavoro pubblico. Invece di investire

nuove risorse nella conoscenza e nella

ricerca, strategiche per il rilancio del Paese, si

tagliano 150.000 posti nella scuola ritornando

a inaccettabili forme di autoritarismo; si

reintroduce il Maestro Unico, attaccando il

diritto dei bambini ad avere una formazione

più ricca di opportunità; si prevedono

licenziamenti per i precari; si riducono

risorse per i servizi pubblici e Università.

• Allenta la lotta all’evasione e all’elusione

fiscale e contributiva, riducendo le risorse e

le prestazioni per sanità e sociale, compreso

le risorse per la casa e per gli affitti, facendo

crescere il disagio e l’emarginazione. Inoltre,

i recenti provvedimenti e tagli sulla

sicurezza, oltreché essere inefficaci,

colpiscono in realtà, prevalentemente, i

cittadini immigrati.

• Taglia diritti su mercato del lavoro, orario e

contrattazione, a partire da quelli previsti nel

Protocollo Welfare del 23 luglio 2007. Svuota

le norme su salute e sicurezza. Allenta la

lotta al lavoro nero e sommerso, deregolando

al ruolo del contratto nazionale, a partire

dagli orari, e provocando un forte aumento

del lavoro precario. Contribuisce ad

aggravare la già pesante divaricazione tra

Mezzogiorno e il resto del Paese,

penalizzandolo con tagli a infrastrutture e

investimenti.

A questo insieme di provvedimenti deve

essere aggiunto e collegato, come parte di un

unico progetto, i collegati della Legge

Finanziaria in cui sono già previste le nuove

norme sui lavori usuranti e sul processo del

lavoro e i provvedimenti previsti nel “Libro

Verde” la cui fase di consultazione si

conclude entro ottobre. Un documento che

partendo dalle difficoltà del bilancio

pubblico prospetta un ritrarsi dalla tutela

pubblica universale, a vantaggio di soluzioni

diversificate nel territorio gestite attraverso

la bilateralità e prosegue nell’opera di de

regolazione delle regole del lavoro.

Le misure previste devono essere modificate

confederale con al centro la tutela dei salari e

delle pensioni, oltreché in difesa dei risultati

raggiunti con il Protocollo sul welfare siglato

con il precedente governo e a sostegno delle

proposte che, partendo dalla piattaforma sul

fisco e dalla piattaforma unitaria sulle

pensioni, obblighino il Governo ad un

cambiamento vero.

In quest’ottica siamo altresì impegnati a

rivendicare una legge su un federalismo

fiscale equo e solidale, rispettosa del dettato

costituzionale, che migliori l’efficienza della

spesa pubblica senza ridurre la qualità delle

prestazioni e non aumenti il carico fiscale sui

cittadini.

Roma, 9 settembre 2008

 

fonte: http://portal.cgil.lombardia.it/notiziario/

 

 


       


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