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04 Marzo, 2005
25anni di Scienza a Bergamo Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri
1.250 lavori scientifici, in lingua inglese, pubblicati su riviste e testi internazionali 970

25anni di Scienza a Bergamo Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri 

1.250 lavori scientifici, in lingua inglese, pubblicati  su riviste e testi internazionali 970 congressi, corsi di formazione, workshops, seminari organizzati 1.680 relazioni su invito a congressi internazionali, tenute da ricercatori dell’Istituto 232 scienziati, medici e ricercatori provenienti da oltre 60 nazioni (Nepal, Boli via, Perù,  Bulgaria, Moldavia, Cile, Cina, Mongolia, Messico, Panama, Brasile, Grecia, Polonia,  Russia, Francia, Olanda, Inghilterra, Germania, Giappone, Australia, Stati Uniti,  Canada, …) hanno trascorso periodi di studio  e ricerca presso i nostri laboratori  80 studi clinici coordinati dall’Istituto, di cui  20 coinvolgono anche centri esteri 160 Istituzioni italiane e straniere con cui abbiamo  collaborato in attività di ricerca 35 Unità Operative e 151 medici dell’Ospedale  di Bergamo con cui sono stati stabiliti rapporti di collaborazione  Oltre 1000 ricercatori, tecnici, collaboratori che in  questi anni hanno lavorato con noi  L’impegno del centro di ricerche cliniche  per le malattie rare “Aldo e Cele Daccò” 14.356 richieste di informazioni da parte di pazienti  e medici a cui il centro ha dato una risposta 11.067 casi di malattie rare segnalate al centro  2.400 pazienti sottoposti ad analisi genetica 887 malattie rare codificate  170 modificazioni genetiche trovate  41 geni studiati.Nella tradizione del Mario Negri abbiamo  svolto un lavoro di formazione per i  giovani:240 giovani diplomati e laureati, che grazie a  una borsa di studio hanno potuto frequentarepresso l’Istituto un corso triennale di specializzazione  in ricerca farmacologica nell’ambitodi un programma regionale di formazione  post-laurea  258 frequentatori e studenti che hanno collaborato  alle varie attività di ricerca preparando  la loro tesi di laurea  19 studenti in dottorato di ricerca (PhD)  107 frequentatori e studenti per corsi estivi  91 infermieri professionali che hanno partecipato  al corso biennale di formazione per infermieri  di ricerca clinica presso il Centrodi Ricerche Cliniche per le Malattie Rare  Aldo e Cele Daccò.Un po’ di numeri… che riflettono la nostra attività di questi anni.“Tutto questo grazie all’impegno di tanti che hanno dedicato la loro vita alla ricerca e a coloro che hanno permesso che questo cammino, talvolta faticoso, potesse essere realizzato” La progressione delle malattie renaliMolte malattie renali “progrediscono” col tempo verso  l’insufficienza renale, e si rende necessaria la dialisi.Da sempre la nostra ricerca ha come obiettivo  principale capire perché questo avviene e soprattutto  come impedirlo. Il lavoro di anni di ingegneri, fisici,  medici e biologi, ha portato a scoperte in laboratorio  che hanno aperto la strada a studi sull’uomo.Come evitare la dialisiIl nostro lavoro – condotto in collaborazione con  molti centri di Nefrologia italiani – ha dimostrato che  si può rallentare la progressione delle malattie renali  con un farmaco che abbassa la pressione, studio che  poi ha portato a idearne altri. Con queste ricerche abbiamo  messo a punto una terapia che è in grado di  rallentare e talvolta addirittura arrestare la progressione  delle malattie renali.Dal rallentamento alla regressione delle malattie  renali croniche progressiveCardine di questa terapia sono farmaci che contrastano  l’effetto di un ormone, l’angiotensina. Abbiamovoluto capire meglio come agiscono sul rene. In animali  affetti da una malattia renale abbiamo dimostrato che questi farmaci aiutano a mantenere integro o a  ripristinare il filtro renale. Fino a poco tempo fa si riteneva che le cellule del rene che formano questo filtro  avessero scarse capacità di riprodursi e, una volta danneggiate, non si potessero rigenerare. Da qui la  perdita della funzione renale. I risultati dei nostri studi dimostrano che alcuni farmaci aiutano il rene a ripararsi  da solo. Succede perché certe cellule staminali si mobilizzano per effetto di questi farmaci e riparano  alcuni danni.Una nuova cura per la nefropatia membranosaLa nefropatia membranosa è una malattia renale con  perdita di proteine nelle urine che porta spesso alla dialisi. Fino ad oggi cortisone e altri farmaci che  bloccano il sistema immunitario sono stati i farmaci più usati, ma i risultati di queste cure sono spesso insoddisfacenti  e gli effetti collaterali gravi. Noi abbiamo messo a punto una nuova terapia con un farmaco,  il rituximab, che agisce in modo più selettivo dei farmaci fin qui usati. Abbiamo curato così quasi 100 pazienti:abbiamo visto che il rituximab riduce la perdita renale di proteine, la elimina completamente in un caso su tre e fa sparire le alterazioni renali che si vedono al microscopio. Guariscono anche i pazienti già curati senza successo in altro modo.Il modo per insegnare all’organismo a tollerare l’organo trapiantato senza la necessità di farmaci antirigettoIl trapianto è il modo migliore per sostituire la funzione  di organi vitali (cuore, fegato, rene, pancreas) quando le terapie mediche non sono state efficaci.Però l’organo trapiantato tende a essere rigettato dall’organismo del ricevente che lo percepisce come “estraneo”. Per questo chi ha un organo trapiantato deve assumere per tutta la vita farmaci antirigetto che sono efficaci, ma purtroppo anche molto tossici. I risultati delle nostre ricerche nel campo dei trapianti hanno dimostrato che, almeno negli animali da laboratorio, è possibile evitare la crisi di rigetto senza dover ricorrere ai farmaci antirigetto. Tale condizione, definita tolleranza immunologica, è stata ottenuta agendo a diversi livelli. Uno modo per indurre la tolleranza è generare cellule “regolatrici”, che hanno la funzione di limitare l’aggressione del sistema immunitario verso l’organo trapiantato. Le cellule staminali isolate dal midollo osseo sono in grado di svolgere questo compito e l’abbia mo dimostrato con esperimenti di trapianto negli animali, in cui le cellule staminali hanno evitato il rigetto dell’organo senza ricorrere ai farmaci.Un altro modo per ottenere cellule regolatrici, si basa sulla modificazione genetica di particolari cellule del sistema immunitario che si occupano di difenderci dai germi, ma che provocano anche il rigetto del trapianto d’organo. La modificazione di queste cellule negli animali provoca uno stato di tolleranza, per cui non c’è rigetto, anche senza farmaci. Gli studi negli animali aprono la strada alla sperimentazione nel l’uomo. Abbia mo ideato uno studio nei pazienti, che è appena cominciato e da cui ci aspettiamo risultati importanti.Una via per aumentare il numero di trapiantiIn tutto il mondo la carenza di donatori rappresenta il limite principale all’attività di trapianto. Per giunta, la maggior parte dei possibili donatori sono anziani, o hanno il diabete, o la pressione alta, per cui i loro reni vengono scartati perché da soli non sono considerati adeguati alle esigenze del ricevente. Se al microscopio questi reni non apparissero troppo danneggiati,  se ne potrebbero però trapiantare due (anziché uno come si é sempre fatto) nello stesso ricevente. Abbiamo visto che se si selezionano in questo modo i reni da trapiantare, il 90% degli organi ottenuti da donatori anziani è ancora funzionante a due anni dal trapianto. Questi risultati sono simili a quelli che si possono ottenere utilizzando reni da donatori più giovani.Esaminare al microscopio un frammento di rene prima di trapiantarlo è una prassi entrata nella pratica clinica ed è servita ad aumentare il numero di organi disponibili e le possibilità di trapianto per molte migliaia di pazienti la cui sopravvivenza è legata oggi solo alla macchina di dialisi.    Una strategia per prevenire le complicanze del diabeteIl diabete è in aumento in tutto il mondo, e costituisce  un vero pericolo per la salute per via delle complicazioni  al cuore e alle arterie, al sistema nervoso, alla vista e ai reni. Un diabetico su tre infatti si ammala di reni e corre il rischio di andare in dialisi.  Inoltre, i diabetici ammalati di reni corrono un rischio ancora maggiore di avere un infarto o altre malattie circolatorie.È importante prevenire la malattia renale nel diabete prima che appaiano i primi segni, per evitare l’evoluzione della malattia verso l’insufficienza renale e la dialisi, ma anche per proteggere il sistema circolatorio.Il nostro impegno in questo campo si è concretizzato in uno studio, che abbiamo chiamato BENEDICT, che ha coinvolto 1200 pazienti, tutti del la provincia di Bergamo, in collaborazione con 9 centri antidiabetici e che ha dimostrato che con dei farmaci che abbassano la pressione, si dimezza il rischio di avere un danno renale. Abbiamo avuto l’opportunità di studiare anche il DNA dei pazienti che hanno partecipato allo studio e abbiamo visto che in alcuni pazienti portatori di una certa forma di un gene da cui dipende la sensibilità delle cellule all’a zio ne dell’insulina, l’intervento, se iniziato precocemente, può dare i risultati migliori.Un modo per trasferire geni negli organi solidi: la terapia genicaAbbiamo portato a termine con successo i primi studi  sperimentali di trasferimento di materiale genetico allo scopo di diminuire il pericolo di rigetto.  Abbia mo per prima cosa individuato delle proteine  che bloccano il processo di rigetto e abbiamo isolato i geni che le producono. Questi geni sono stati trasferiti  nel rene di un animale donatore, utilizzando  come “veicolo” per il trasferimento un virus in cui abbiamo appunto inserito i geni in questione. Il rene del donatore, dopo il trattamento, aveva acquisito la capacità di produrre le proteine che proteggono dal rigetto. Quando questo rene è stato trapiantato in un altro animale incompatibile non c’è stato alcun rigetto, e senza terapia. In altre parole, questo trasferimentodi geni ha “insegnato” al rene del donatore a difendersi da solo dal rigetto. Pre ve dia mo che in futuro queste tecniche verranno im piegate in molti altri campi di interesse, quali la cura delle malattie renali progressive e per impedire il rigetto del trapianto di altri organi oltre al rene, come fegato, cuore, pancreas.Le cause di una malattia del sangue rara ma gravissimaUna malattia rara di cui ci siamo molto occupati è la sindrome emolitico uremica. Questa malattia molto rara, che colpisce soprattutto i bambini, è per lo più dovuta a una infezione, ma talvolta la causa è un difetto genetico. Negli ultimi anni, abbiamo studiato più di 200 bambini e in molti abbiamo individuato il difetto genetico. Questo difetto (diverso da paziente a paziente) altera la funzione di diverse proteine, che regolano il modo con cui ci difendiamo dalle infezioni.I bambini che hanno questi difetti sviluppano una forma molto severa della malattia che porta a morte o dialisi nella metà dei casi. Conoscere la specifica alterazione genetica aiuta a scegliere la terapia più adatta: per esempio nei malati con certe modificazioni di una di queste proteine, che viene prodotta dal fegato, è necessario fare trasfusioni di plasma per fornire il fattore mancante, mentre nei malati con altre modificazioni genetiche, questa cura con il plasma è pocoefficace. Questi pazienti possono essere trapiantati quando perdono la funzione del rene, mentre nei malati con alterazioni nelle proteine prodotte dal fegato, una soluzione potrebbe essere trapiantare nel ricevente oltre al rene anche il fegato. Il nostro lavoro ha aperto la strada a una cura specifica per questa malattia.Infatti, è ora disponibile un farmaco specifico per  alcune forme di sindrome emolitico uremica. Alcuni bambini sono già stati curati con successo e ci aspettiamo di confermare i risultati positivi nei prossimi anni.Le cause di una malattia renale ereditaria rarissima per capire le malattie più comuniC’è una malattia renale ereditaria che porta alla perdita della funzione renale e alla dialisi. Il suo nome è glomerulopatia con depositi di fibronettina, perché al microscopio si osserva un accumulo di una proteina particolare, la fibronettina appunto. Ad oggi si conoscono solo 16 famiglie in tutto il mondo con questa malattia. Abbiamo scoperto che la causa sono mutazioni di un gene e abbiamo dimostrato come queste mutazioni provocano il danno al rene. Lo studio di queste mutazioni è importante perché serve a capire malattie molto più comuni nelle quali pure si osserva un eccessivo deposito di questa proteina, come ad esempio nella malattia renale causata dal diabete. Quindi studiare i meccanismi che regolano questa  malattia rara, aiuta a capire cosa succede nelle malattie comuni.Le immagini medicali, nuove fonti di informazioneIl progresso tecnologico nel campo della diagnostica per immagini ha aperto nuove frontiere per la ricerca medica. Presso il Dipartimento di Bioingegneria, in collaborazione con gli Ospedali Riuniti di Bergamo, sono stati sviluppati nuovi metodi per misurare in modo preciso come progrediscono le malattie renali. Con l’aiuto di analisi al calcolatore, è stato possibile studiare in modo nuovo la malattia del rene policistico e valutare nuove possibilità terapeutiche per questa malattia ad oggi senza cura. Tecniche simili si possono applicare allo studio delle malattie delle arterie, in particolare agli aneurismi cerebrali e alle lesioni aterosclerotiche.Le cellule staminali come cura per l’insufficienza renale acutaL’insufficienza renale acuta è una perdita improvvisa della funzione renale causata da traumi, gravi infezioni, complicazioni di interventi chirurgici. È una malattia molto grave, anche se è possibile guarire completamente se il rene ha il tempo di rigenerarsi. Abbiamo studiato un modello di insufficienza renale acuta nel topo, ottenendo la rigenerazione del tessuto renale con le cellule staminali mesenchimali, che sono in grado di trasformarsi nelle stesse cellule del rene e sostituirsi a quelle danneggiate. Le cellule staminali iniettate in animali in cui era stata provocata unaforma di insufficienza renale si sono localizzate nel rene danneggiato, si sono trasformate in cellule renali e hanno favorito una rapida rigenerazione dell’organo e il recupero della funzione in tempi molto più rapidi di quanto ci sarebbe voluto seguendo il decorso naturale. Anche le staminali umane isolate dal midollo osseo e dal sangue del cordone ombelicale sono risultate efficaci nel trattamento dell’insufficienza renale acuta da cisplatino. Sulla base di questi risultati abbiamo iniziato uno studio per verificare se questo metodo di cura è efficace anche nell’uomo.Una via per bloccare le metastasi dei tumoriCon 3,2 milioni di nuovi casi e 1,7 milioni di morti l’anno, in Europa i tumori sono un’emergenza sanitaria che coinvolge l’intera società. La cura dei tumori ha fatto enormi passi avanti. Resta tuttavia da risolvere il problema delle metastasi, cioè la diffusione del tumore ad altre parti del corpo, anche dopo che questo è stato asportato dal chirurgo. Il tumore cresce e si diffonde, grazie anche alla formazione di nuovi vasi che lo nutrono e che ne favoriscono la disseminazione.Di recente sono entrati nella pratica clinica nuovi farmaci che agiscono contro i vasi sanguigni dei tumori e la nostra ricerca ha dato un contributo in questo campo. Abbiamo anche studiato il modo migliore di usarli in combinazione coi farmaci antitumorali tradizionali, per  poteniarne l’efficacia e ridurne gli effetti collaterali.Ci occupiamo inoltre di capire meglio le anomalie  delle pareti dei vasi dei tumori per identificare nuovi bersagli e nuovi farmaci più specifici e mirati.La ricerca in terapia intensivaLa nostra ricerca si occupa anche di migliorare l’assistenza sanitaria nel nostro Paese. Un campo in cui siamo molto attivi è la terapia intensiva dove coordiniamo uno dei primi e più grandi network di ricerca operanti al mondo. Fulcro di questa attività è il progetto Margherita, un progetto per la valutazione continua dell’assistenza basato su un programma informatico appositamente sviluppato da noi. Giunto al suo 8° anno di attività il progetto coinvolge 225 repartidi terapia intensiva, dei circa 450 esistenti in Italia, che hanno curato più di 72.000 pazienti nel corso del 2008. Il progetto Margherita consente anche di accorciare grandemente i tempi di realizzazione di un progetto di ricerca, assicurandone al contempo una larga partecipazione di centri. Proprio su questa base stiamo conducendo la sperimentazione di un nuovo trattamento per i pazienti con gravi infezioni in terapia intensiva. Partendo dal software Margherita abbiamo poi sviluppato una vera e propria cartella clinica elettronica per i reparti di Terapia Intensiva,che abbiamo chiamato Margherita Tre. Si tratta di una cartella clinica “intelligente”, che è anche in grado di assistere il medico in alcune decisioni e avvisarlo di possibili errori o situazioni problematiche o pericolose. L’obietti vo è di avere uno strumento utile sia alla pratica clinica medica e infermieristica, sia alle esigenze della ricerca scientifica, per migliorare la cura dei pazienti. Abbiamo anche avviato il progetto PRO SAFE per diffondere Margherita in Brasile, Cipro, Germania, Gran Bretagna, Polonia, Slovenia e Ungheria.Quattro realizzazioni significative per Bergamo, per l’Italia, per l’Europa, per i Paesi emergentiDestina il tuo 5 per mille dell’IRPEF sul mod. 730 o mod. UNICO PF o mod. CUD con una firma indicando il nostrocodice fiscale 03254210150.Per le modalità delle donazioni visita il sito: http://negribergamo.marionegri.it/ISTITUTO DI RICERCHE FARMACOLOGICHE MARIO NEGRINEGRIBERGAMO   Via Gavazzeni, 11 – 24125 Bergamo

Tel. +39 035 319 888 – Fax. +39 035 319 331  www.marionegri.it

 

Fonte: http://www.danieletrasatti.it/avm/mce-aifavin/news.php#7

 


       


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