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 Attualità

04 Marzo, 2005
A 71 anni dall’uccisione dei fratelli Carlo e Nello Rosselli
La tragica vicenda dei Rosselli è una pagina di storia italiana ed europea nella lotta contro il nazifascismo per la riconquista della libertà tra le più gloriose e significative, essa segna uno dei momenti più drammatici della rivolta contro il regime na

A 71 anni dall’uccisione dei fratelli Carlo e Nello Rosselli

La tragica vicenda dei Rosselli è una pagina di storia italiana ed europea nella lotta contro il nazifascismo per la riconquista della libertà tra le più gloriose e significative, essa segna uno dei momenti più drammatici della rivolta contro il regime nazifascista ma segna anche il riscatto e dà nuovo vigore all’opposizione alla dittatura.

L’attualità dei Rosselli sta anche nella storia della loro tradizione famigliare eroica e colta; è in casa dei loro antenati, i Natahan, che muore a Pisa sotto falso nome Giuseppe Mazzini. La madre dei Rosselli, Amelia Pincherle, una donna coraggiosa che ha cresciuto da sola nella società di allora tre figli, era parente di Alberto Moravia.

Il primo a morire dei tre fratelli è Aldo che cade durante un combattimento nella prima guerra mondiale e poi Carlo e Nello uccisi a Bagnoles de L’Orne il 9 giugno 1937.

Il delitto Rosselli si colloca in un contesto prettamente europeo e non solo italiano infatti si snoda nel triangolo Francia, Italia e Spagna e soprattutto avvalla la tesi di Carlo che il fascismo non è stato soltanto un fenomeno nazionale ma un progetto che aveva la volontà di estendersi in un panorama europeo e addirittura mondiale. Questo a discredito delle tesi revisioniste imperanti che, pur considerando il regime di Mussolini un momento deplorevole della storia italiana, lo ritengono comunque un passaggio necessario per supplire alle mancanze delle classe dirigente e alla popolazione del nostro paese. Il fascismo invece era un disegno che voleva uscire dai confini nazionali e noi abbiamo l’orgoglio di poter testimoniare che una grossa parte del popolo italiano ha combattuto per sconfiggerlo.

Dicevo il triangolo dove si compie la tragedia dei Rosselli; la Spagna dove Carlo era accorso per combattere contro il golpe del Generale Franco e dove a Guadalajara le truppe di quest’ultimo subiscono una sonora sconfitta dalle Brigate Internazionali e le foto di 500 italiani con le loro dichiarazioni vengono pubblicate sul giornale di Giustizia e Libertà che Carlo Rosselli aveva fondato in Francia. Dall’Italia, per questo ennesimo fatto, parte l’ordine da parte di Gaelazzo Ciano e del suo collaboratore Anfuso di uccidere Carlo Rosselli. In Francia troviamo intanto la crisi del Fronte Popolare che era al Governo e il proliferare di una setta segreta la “Cagoule” che eseguirà l’omicidio dei Rosselli insieme al coinvolgimento del SIM (Servizio Informazioni Militari). 

I due fratelli vengono uccisi barbaramente; il libro di Franzinelli descrive molto bene e nei dettagli la fase processuale che contribuisce a fare ancora maggiore luce su fatti e coinvolgimenti.

Nell’Italia liberata si svolge un primo processo; le condanne sono tutte pesanti: fucilazione per Anfuso ed ergastolo per gli altri, ma prima la cassazione le annulla e poi nel 1949 la Corte di Assise di Perugia assolve tutti, chi in formula piena chi addirittura per insufficienza di prove tantochè Calamandrei affranto parlerà di “giustizia suicida”. L’impunibilità dei responsabili (Anfuso tornato in patria diverrà deputato del M.S.I. e morirà nel 1963 di infarto durante un discorso alla Camera) sono dovute sia alla faciloneria con cui sono state condotte le indagini ma soprattutto al fatto che numerosi pezzi degli apparati italiani e della magistratura dovevano restituire favori.

Dopo 70 anni il sacrificio dei fratelli Rosselli rimane di limpida attualità e il pensiero di Carlo, il suo “Socialismo Liberale”, criticato e addirittura messo al bando da parte dei comunisti, è oggi vivo e costituisce un prezioso spunto e contributo. Per Carlo Rosselli si può parlare di socialismo come ricerca e attuazione progressiva dell’idea di libertà e di uguaglianza tra gli uomini, uno sforzo e una lotta costante per assicurare a tutti una uguale possibilità di vivere la propria esistenza, di scegliere la propria personalità continuando a battersi per perfezionarsi e migliorarsi contro la corruzione di una cultura schiava del denaro e del successo. A differenza del liberal – liberismo, che fa derivare il progresso e l’emancipazione della società dall’affermazione personale che genera una competizione implacabile e forte tra gli uomini, il socialismo liberale coniuga l’affermazione individuale con una morale di responsabilità collettiva, con la solidarietà sociale e con il rispetto reciproco. Nella parola “socialista” vi è dunque racchiusa l’idea di sviluppo della società con al proprio interno i meccanismi di regolazione per impedire alle disuguaglianze di diventare insostenibili socialmente, per dare a tutti l’uguaglianza nelle posizioni di partenza nell’istruzione, per assicurare pari opportunità tra uomo e donna e per salvaguardare l’ambiente che ci circonda.   

Viviamo in un momento e in una fase politica rivolti verso l’aggregazione e l’unificazione, siamo nella piena fase costituente del nuovo soggetto politico che prenderà il nome di Partito Democratico e che costituirà l’unione dei riformismi che hanno caratterizzato il secolo scorso per poter rispondere con più efficacia ai cambiamenti e alle domande che la nostra società ci impone; ebbene in questa fase l’apporto della cultura e della tradizione socialista sono più che mai attuali e necessarie. Le ideologie hanno diviso, i valori possono unire culture diverse e quelli del socialismo liberale uniscono; scriveva Carlo Rosselli in “Per l’unificazione politica del proletariato” rivolto ai vari partiti della sinistra italiana : “Nessuna ragione di dissenso antica o recente, può essere tanto grave da giustificare l’eternarsi della divisione, nessun vantaggio derivante da una pretesa maggiore chiarezza e compattezza ideologica può superare l’immenso vantaggio derivante dall’unione delle forze e degli sforzi di tutti.” Le parole di Carlo sono certamente, a tanti anni di distanza, testimonianza piena della fase che stiamo vivendo e uno spunto e un contributo vivo e attuale di cui fare tesoro.

Alessia Potecchi (Presidente Circolo Laburista di Cultura e Politica W. Sabbadin)    

 


       


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