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 Attualità

04 Marzo, 2005
RICORDARE ALBERTO BRASILI
Un giovane studente lavoratore dalla prassi antifascista militante

Mercoledì 25 maggio alle ore 17,30 ci sarà una commemorazione davanti alla sede provinciale dell'ANPI, Via Mascagni 6 a Milano, di Alberto Brasili, giovane antifascista ucciso barabramente da una squadra eversiva di neofascisti picchiatori e assassini.

Pochi giorni fa ho avuto occasione di ricordare con le mie parole, le parole di un giovane antifascista e da sempre impegnato nella difesa della Repubblica democratica nata dalla Resistenza, la strage di Piazza della Loggia a Brescia: una strage, avevo detto, che ha avuto il sapore dell'attentato terroristico di stampo neofascista ma avvalso di una matrice maggiore, rispetto agli altri attentati terroristici efferati, barbari e devastanti. In Piazza della Loggia si uccideva la piazza, la massa delle lavoratrici e dei lavoratori che erano pesenti nella tipica "agorà" di memoria democratico ellenista per testimoniare la loro volontà di reagire contro il terrorismo nero, rigurgito ignobile del fascismo strisciante, e di difendere a spada tratta i diritti sociali e civili su cui la Carta Costituzionale si fonda. Veniva a Brescia posta sotto attacco la polis, che si contrappone alla cosidetta oikos greca, ossia alla preservazione degli affari privati, familiari in vista della "sopravvivenza" sociale del nucleo esistenziale quotidiano.

Erano pochi giorni dalla commemorazione del primo anniversario i quella strage, era il maggio 1975, il 25 maggio e in Via Mascagni veniva ucciso in un attentato il giovane studente lavoratore Alberto Brasili e ferita la sua compagna, Lucia Corna.

Alberto era un ragazzo che si trovò costretto a lavorare fin dalla tenera età perchè era di famiglia non abbiente e, per proseguire gli studi, aveva dovuto reperire canali di finanziamento, tramite l'impiego e l'attività di operaio in un'industria: coniugava dedizione allo studio, coerenza lavorativa e impegno rivendicativo sociale, dato che propose nel consiglio di istituto l'inserimento del biennio sperimentale, partecipando a occupazioni del movimento studentesco al Settembrini per difendere i diritti degli studenti.

Alberto fu uciso vilmente e con efferato spirito eversivo da cinque banditi neofascisti i quali, dopo l'arresto negli interrogatori, dichiararono che fecero questo gesto in quanto Alberto e Lucia erano vestiti da "comunisti" e avevano osato sfiorare un manifesto dell'MSI posto in Piazza San Babila.

Le affermazioni deliranti e intrise di odio omicida dei cinque fascisti hanno indotto a pensare, come scrisse il giorno seguente Il Manifesto, che era in preparazione un clima di tensione strategica dell'estrema destra in occasione del primo anniversario della strage di Brescia e in occasione della ferma posizione del sindaco di Milano di giustamente non concedere a estremistri di destra le piazze di Milano per contro-comizi, per questione inerente all'apologia di fascismo.

Ricordare Alberto è ricordare un ragazzo comune, un giovane studente lavoratore certamente di sinistra, ma da sempre schierato con la tutela e la difesa dei diritti dei poveri, degli indifesi, degli emarginati, dei più deboli, dei lavoratori, degli operai, degli studenti di famiglie indigenti per una democrazia dell'eguaglianza sostanziale e reale, per una democrazia progressiva. L'attività di Alberto era certamente di connotazione fortemente politica e sociale ed era la tipica azione di coloro che si imbattono nelle contraddizioni della quotidianeità, fatta di ingiustizie e di repressione dei diritti, di prepotenze e di prevaricazioni del più forte sul più debole, sul popolo, esprimendo indignazione ferma ed esprimendo volontà di rivendicazione emancipatoria delle classi lavoratrici e operaie, studentesche.

Ricordare Alberto è importante in quanto si delinea in Alberto la figura di tante ragazze e ragazzi, giovani e studenti, operaie e operai per difendere la democrazia ogni giorno, perchè non è una conquista che permane, ma è una conquista che viene costantemente posta sotto attacco da coloro che approfittano della resitrizione dei diritti per soddisfare i propri interessi individuali, affaristici e di dominio.

Ricordare Alberto significa ricordare tutti coloro che dopo l'avvento della Repubblica decisero di resistere permanentemente senza esitazioni perchè coscienti del sostrato eversivo presente in settori parastatali e settori militari deviati, terroristici, pronti a mettere in pericolo la polis democratica e ogni mobilitazione volta a rendere reale e sostanziale il precetto democratico espresso nella Costituzione nata dalla Resistenza e per la quale i Partigiani offrirono la propria vita e la propria esistenza per il progresso sociale e collettivo.

Ricordare Alberto significa ricordare la Nuova Resistenza, da cui dobbiamo attingere l'esempio di ampia dedizione di fermezza attiva e di coerenza intellettuale e ideale per l'interesse collettivo e per una responsabilità intergenerazionale, volta a consegnare ai nostri figli, ai nostri discendenti un mondo più giusto e un mondo di libertà e giustizia, di emancipazione delle classi lavoratrici e di coesione collettiva.

Alessandro Rizzo

 


       


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