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 Cronaca Lombarda

04 Marzo, 2005
Ridurre i costi della Politica. Le opinioni delle Province Lombarde.
La Consulta dei Presidenti dei Consigli provinciali della Lombardia, riunitasi nella sede della Provincia di Varese il 17 Settembre 2007, ha analizzato il Ddl “recante misure per la riduzione dei costi politico-amministrativi e ......

DDL RECANTE MISURE PER LA RIDUZIONE

DEI COSTI POLITICO – AMMINISTRATIVI

LE CONSIDERAZIONI DELLA CONSULTA REGIONALE

DEI PRESIDENTI DEI CONSIGLI PROVINCIALI

DELLA LOMBARDIA

 

PREMESSA

La Consulta dei Presidenti dei Consigli provinciali della Lombardia, riunitasi nella sede della Provincia di Varese il 17 Settembre 2007, ha analizzato il Ddl “recante misure per la riduzione dei costi politico-amministrativi e  per la promozione della trasparenza”, con particolare attenzione al Titolo III che riguarda più direttamente gli enti locali e le loro assemblee elettive.

Come premessa generale, i Presidenti dei Consigli provinciali lombardi condividono le ragioni che hanno portato alla stesura del Ddl. Il costo della politica, che la campagna mediatica ha contribuito a portare all’attenzione dell’opinione pubblica, è un problema reale che deve essere affrontato, concretamente ed efficacemente, a tutti i livelli, con l’obiettivo di ritrovare quella vicinanza tra rappresentanti e rappresentati, che è la forza fondamentale di una democrazia che funzioni.

Nessun livello istituzionale deve quindi sottrarsi a tale impegno; tuttavia deve anche essere rilevato come i costi della politica siano considerati tanto più eccessivi dai cittadini quanto meno la politica, e le istituzioni che ne sono emanazione, riescono a offrire ai cittadini le risposte alle loro domande, ai loro bisogni in termini di efficienza, efficacia e trasparenza. Pertanto è essenziale che, insieme a una riduzione dei costi economici della politica, si giunga a misure in grado di aumentare l’efficienza e la trasparenza dell’azione istituzionale, a partire da quelle delle assemblee elettive che sono diretta emanazione della volontà popolare.

Per questo abbiamo deciso di allegare al presente documento i costi dei Consigli provinciali della Lombardia relativi al 2006 indicandone l’incidenza sulla spesa corrente delle rispettive Province. Un dato che viene evidenziato non per sottrarsi all’impegno della necessaria riduzione dei costi o per rimandare ad altri tale responsabilità, ma affinché si sappia, quando si parla di questo particolare aspetto della politica e dei suoi costi, di che cosa si sta parlando in realtà.

 

 

 

 

 

I Presidenti dei Consigli provinciali lombardi ritengono che vi siano spazi per una razionalizzazione e riduzione dei costi. Allo stesso tempo essi ritengono indispensabile che tale processo non si fermi a mere considerazioni economiche, ma affronti il nodo di una chiarificazione del ruolo delle assemblee elettive e quindi dello status degli eletti. I Consigli devono recuperare in pieno la loro funzione di indirizzo e di controllo sull’attività e sugli atti dell’Amministrazione, i consiglieri devono essere messi in grado di poter esercitare questo ruolo nell’interesse dell’intera collettività che li ha eletti. Nel documento sono contenute proposte che i Presidenti dei Consigli provinciali ritengono andare in questa direzione. Essi tuttavia non possono esimersi dal lanciare un appello affinché si presti attenzione, nell’opera di taglio dei costi della politica, a operazioni indiscriminate che potrebbero, insieme agli sperperi – certo esistenti in società, enti ed anche istituzioni soprattutto e tanto più nei livelli più alti - tagliare elementi necessari della vita democratica.

Va premesso infine che alcune norme contenute nel titolo III hanno decorrenza immediata, mentre altre sono destinate a produrre i loro effetti con il rinnovo degli organi politici in occasione delle prossime elezioni amministrative.

Nel particolare hanno effetto immediato le norme riguardanti la status degli amministratori locali e le indennità di missione (art. 17 – 18), mentre avranno effetto successivo alle elezioni amministrative le norme di contenimento per aspettative (art. 16) e la riduzione del numero dei rappresentanti locali (art. 12 – 14 – 15).

 

ART. 12

Condivisibile la proposta avanzata dall’articolo che mira a modificare i commi 1 e 3 dell’articolo 17 del Testo Unico, eliminando i consigli circoscrizionali nei Comuni con popolazione inferiore ai 250.000 abitanti, e prevedere la possibilità di istituire circoscrizioni per i Comuni aventi popolazione tra i 100.000 e i 250.000.

 

ART. 13

Anche questo articolo trova tutti sostanzialmente d’accordo, con una piccola ma importante differenziazione: l’articolo porta modifiche all’art. 27 del Testo Unico, con l’obiettivo di riduzione del numero delle Comunità Montane, introducendo dei requisiti per la classificazione di Comune montano (comma 1).

Si tratta di un requisito altimetrico minimo di 600 metri di altitudine sopra il livello del mare per almeno l’80% della superficie dei Comuni, oppure un dislivello tra la quota altimetrica inferiore e la superiore non minore di 600 metri.

 

 

Al comma 2 viene apportata una modifica che non trova assolutamente d’accordo i Presidenti: viene eliminato infatti il principio di rappresentanza delle minoranze nell’elezione degli organi rappresentativi delle comunità montane, al fine di ridurre i componenti dei relativi organi. Questa proposta inaccettabile in quanto non può essere eliminata la rappresentanza, in organi simili, della componente della minoranza. Ci trova d’accordo, invece, la riduzione proposta degli organi rappresentativi ed esecutivi delle comunità montane e delle unioni dei comuni in misura non inferiore alla metà, disposizioni che devono adottare le Regioni, non dimenticando comunque l’introduzione della rappresentanza delle minoranze.

Il comma 5 introduce una novità importante e che riteniamo necessaria visto il prolificare di questa situazioni di doppie appartenenze, vale a dire la decisione vincolante per i Comuni sull’aderire ad una sola forma associativa, o unione o comunità montana.

 

ART. 14

In un’ottica di contenimento dei costi della rappresentanza, che sarebbe comunque tutta da valutare, con questo articolo si mira a ridurre del 20% il numero dei consiglieri sia provinciali che comunali.

Pensiamo che per l’incisività della proposta, vada fatta una attenta e concreta  valutazione sui risparmi e di conseguenza del contenimento dei costi che tale operazione comporta, evitando che la riduzione sia esclusivamente riconducibile ad una azione demagogica e inefficace. Diversamente se tale operazione comporta, dati alla mano, un vero risparmio, siamo i primi a sostenerne l’utilità, non dissociandola però da una attenta e seria rivalutazione del ruolo delle assemblee elettive a partire da un riconoscimento di competenza sull’approvazione di statuto e regolamenti, degli atti di pianificazione e programmazione, di tutti gli atti relativi al bilancio, nomina e revoca di rappresentanti dell’ente in aziende partecipate.

Riteniamo che in questo articolo possa essere introdotta anche la questione delle incompatibilità elettive, per esempio la conferma di incompatibilità tra assessore e consigliere, tra sindaco e consigliere provinciale

 

ART.15

Prevede un tetto massimo di assessori di cui può essere composta la giunta, introducendo una condivisibile riduzione.

 

 

 

 

 

 

ART. 16

Norma la possibilità di ricorso all’aspettativa che viene prevista solo per sindaci, presidenti di province, presidenti di consigli comunali e provinciali, presidenti di comunità montane e delle unioni di comuni, e per gli assessori di giunte comunali e provinciali. Viene tolta quindi la possibilità di aspettativa per i consiglieri, che può ritenersi giusto, non dimenticando però che l’attività di un consigliere eletto non si limita solo ed esclusivamente alla partecipazione a commissioni e consigli, ma prevede una presenza attiva sul territorio, è per questo che pensiamo possa essere una proposta condivisibile la previsione di un monte ore massimo di permessi retribuiti anche per i consiglieri, rapportato alle dimensione dell’ente.

Pensiamo inoltre che questo articolo di disciplina delle aspettative, debba entrare anche nel merito stabilendo le dimensioni dell’ente dove è possibile per il sindaco, assessori, unioni e comunità montane, godere del regime di aspettativa.

 

ART. 17

L’articolo norma i compensi degli amministratori locali, in parte correttamente, ma senza fare una scelta coraggiosa che chiediamo da tempo come consulta regionale e anche come coordinamento nazionale dei presidenti di consiglio, e che consentirebbe anche al governo centrale ad avere una spesa sotto controllo e pensiamo anche un importante risparmio.

L’articolo prevede la gratuità della carica di consigliere circoscrizionale per circoscrizioni inferiori ai 60.000 abitanti, e può essere condivisibile.

Meno condivisibile riteniamo sia l’abrogazione del comma 4 dell’articolo 82 del testo unico, eliminando la possibilità, ora discrezionale, di trasformare il gettone di presenza in indennità di funzione.

Riteniamo questa proposta poco coraggiosa, pensando che sia arrivato finalmente il momento di riconoscere la dignità che meritano le assemblee elettive, riconoscendo una indennità di funzione ai consiglieri, quantificandola, uguale per tutti in tutte le regioni del nostro paese, rapportandola al numero degli abitanti, come in sostanza viene ora fatto per sindaci e presidenti di provincia. Questo a nostro avviso darebbe indubbi vantaggi sul controllo della spesa per il governo, una certezza della spesa, ed eliminerebbe quelle situazioni di grande disparità e anche di anomalia, che vi sono, magari anche in enti delle stesse dimensioni. Verrebbe conseguito anche un forte risparmio sulla spesa.

Riteniamo corretto il tetto introdotto del 70% della misura dell’indennità prevista per gli organi esecutivi di unioni di comuni e comunità montane, rapportate all’indennità percepita da un sindaco di un comune di pari popolazione.

 

 

 

Infine pensiamo sia assolutamente fuori luogo, e che non vada sicuramente nella direzione di un contenimento delle spese, quanto previsto al comma d del presente articolo, quando si sostiene che le indennità di funzione e i gettoni di presenza possono essere diminuiti con delibera. Viene tolta la possibilità di incremento, e questo va bene, non si capisce però il “possono essere diminuite”, che lascia alla discrezione dell’ente, con il rischio di creare situazioni di disparità forte, in quanto chi ha gettoni e indennità alti non li aumenterà e li terrà alti, chi li ha bassi, li terrà bassi. Riteniamo più corretta ed efficace una omogeneizzazione delle indennità e dei gettoni in base al numero degli abitanti, arrivando così ad un sistema uguale in tutto il paese.

 

ART. 18

Riscrive completamente l’articolo 84 del Testo unico prevedendo che per gli amministratori che si rechino fuori del capoluogo dove ha sede il rispettivo ente, siano dovuti esclusivamente il rimborso delle spese di viaggio sostenute, nonché un rimborso forfetario per le altre spese.

Non si tratta di difendere alcunché, ma pensiamo che vada chiarito che cosa si intende per spese di viaggio, se strettamente le spese per il mezzo di trasporto o altro. Differentemente a cosa si riferisce il rimborso forfetario, se a spese alberghiere e pasto. Crediamo che queste spese debbano essere interamente riconosciute, magari stabilendo dei tetti.

 

Queste sono le riflessioni e le proposte che come consulta regionale ci sentiamo di avanzare in vista dell’assemblea UPL e che porteremo al tavolo dell’incontro che si è concordato di organizzare con i parlamentari eletti in regione Lombardia, oltre che con i segretari politici dei partiti a livello regionale.

Una riflessione che non è mirata ad una difesa di un ruolo, ma al contrario condivide alcuni aspetti del ddl stesso, ma che non può non entrare nel merito di alcune questioni che abbiamo sempre posto con forza e determinazione, indipendentemente dal colore politico della compagine governativa del nostro paese.

 

Fonte: provincia di Varese

 


       


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