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 Lettere a WL

04 Marzo, 2005
No al riscatto del titolo di studio. di Gianni Esposto
In questo paese chi decide di puntare ad una formazione “di eccellenza” è costretto a sobbarcarsi un investimento non del tutto ininfluente nonostante scelga comunque un’università “pubblica” (le borse di studio sono troppo poche e ....

Cari amici, provo a spiegarvi le ragioni che mi spingono a “prendere le distanze” dal provvedimento varato dal GOVERNO PRODI sul “RISCATTO del titolo di studio” facendo un ragionamento che personalmente ritengo debba appartenere ad una cultura PROGRESSISTA.

In questo paese chi decide di puntare ad una formazione “di eccellenza” è costretto a sobbarcarsi un investimento non del tutto ininfluente nonostante scelga comunque un’università “pubblica” (le borse di studio sono troppo poche e non per davvero i meritevoli. Se ci aggiungiamo che l’evasione spesso altera anche questi risultati, siamo proprio alla frutta).

Detto questo se si crede nel merito e nelle pari opportunità, la questione “RISCATTO della LAUREA” si inserisce in un discorso comunque più ampio che tocca sia il punto finale, ovvero la pensione, sia il punto “iniziale”, il periodo di accesso al mondo del lavoro, dell’intero percorso lavorativo dell’individuo.

Le questioni a mio avviso sono due: stabilire (come dovrebbe essere, visto che la laurea ha comunque un costo: le tasse universitarie) che il riscatto è automatico ed è gratuito o accessibile dallo stesso individuo tanto più il voto di laurea è alto e tanto meno è il tempo che si impiega a laurearsi, proprio per non creare differenze, oppure porre un tetto molto alto tale per cui se i figlioli dei ricchi (quelli che dovrebbero dichiarare almeno 100 mila euro all’anno per intenderci), con tutto il rispetto, vogliono riscattarsela danno un loro contributo alla collettività (dirottandolo sul sistema di formazione stesso) anche attraverso i genitori. Questa via di mezzo mi domando a chi serve. La risposta forse è da attribuire ad un modo per lo Stato di far “cassa” per recuperare un po’ di fondi da destinare alle attuali pensioni (calcolate con un metodo non contributivo puro e viziato da un difetto di calcolo tale per cui la prestazione aumenterebbe in proporzione al reddito senza tener conto di un effettivo rapporto rispetto al contributo versato! Penso sia ormai chiaro che una generazione paga ad un’altra una parte di pensione senza ricevere dalla successiva la stessa).

Si potrebbe obiettare: è comunque una opzione, non te lo prescrive di certo il medico di riscattarla. Ma proviamoci a mettere nei panni di un ragazzo bravo, ma proveniente da famiglia molto poco abbiente, e in uno ugualmente bravo, ma proveniente da famiglia benestante. Secondo voi, se si punta a premiare il  merito “puro” (inteso non solo come capacità ma anche come volontà di fare) e tendere ad attenuare le differenze iniziali delle due condizioni in cui si trovano i due ragazzi, quale è la soluzione per la questione “RISCATTO DELLA LAUREA”, avendo presente che riscattare gli anni di laurea consentirà al soggetto di anticipare il ritiro dal mercato del lavoro di qualche anno (penso ad un cuscinetto di massimo due / tre anni) andando quindi a “pesare” sul sistema pensionistico ?

Secondo voi questo sistema e questo provvedimento tendono ad individuare il ragazzo più bravo !?

Questo solo se si guarda questo aspetto dal punto di vista del “MERITO”.

Se poi passiamo a ragionare sull’indipendenza economica dalla famiglia di origine quale condizione necessaria (ma non sufficiente) per perseguire la libertà di scelta e il diritto a costruirsi un proprio futuro, (e la si acquisisce solo con una sostanziale separazione dal patrimonio / reddito familiare) le cose, a mio modo di vedere, vanno ancor peggio.

Già il nostro paese non brilla affatto per capacità dei giovani di costruirsi un futuro con le proprie capacità. Se in più ci andiamo a mettere che il papà può anche in questo caso dare una mano al figlio, beh!, ma allora diciamolo pure: all’italiano piace la FAMIGGHIA e in quanto tale ritiene che un ragazzo almeno fino a 30 anni ha bisogno dei genitori. E questo meccanismo a cascata tende a scaricarsi sugli anziani nonni.

Quanti nonni in questo paese danno una mano ai figli in termini economici a costruirsi una famiglia e sostenere i nipoti ? Non sono proprio pochi evidentemente.

Ma attenzione, se vi sono evidenti problemi di dipendenza dai genitori, la mobilità sociale, che è uno dei punti qualificanti della candidatura di Enrico Letta, diviene più difficile da raggiungere. Questo paese ha un tasso di mobilità sociale tremendamente deficitario per non dire di peggio se confrontato con gli altri paesi occidentali “industrializzati”. Per intenderci, 1/3 rispetto a quello degli USA che di certo non sono dei DRAGHI in questo indicatore.

E allora, se il figlio non ha risorse tra i 25 ed i 30 anni per tutta una serie di motivi, tra cui anche la precarietà a cui è costretto, una politica progressista mira a trovare soluzioni che invertano questa tendenza di fondo. E non parlo di politiche applicate sui libri e su marte!! Politiche applicate in altri paesi. In Svezia i ragazzi da 22 anni iniziano a percepire del reddito se entrano in università.

Ovvio che per far questo bisognerebbe prima di tutto cambiare “cultura” altrimenti esperimenti che hanno funzionato altrove, hanno dimostrato essere fallimentari se non si conosce il popolo italiano. Ma è mai possibile che il popolo italiano non abbia la capacità di “cambiare” col tempo modo di pensare ? Eppure non vive in un sistema autarchico. Viaggia, vede, scambia pensieri con altri popoli…

Se si vuole che i padri aiutino i figli ma che allora lo si faccia bene. La tassazione di scopo dovrebbe sottrarre al padre quelle risorse economiche ma non per riscattare la laurea del figlio. Per esempio per utilizzarla a contribuire alla creazione di  sistema di formazione “altamente” qualificato che punti a premiare i più meritevoli (e qui la costituzione mi viene finalmente in aiuto!! Art.34!) dando ai “figli” un sostegno economico già in quella età.

Ci sono paesi “scandivano” che investono nella formazione senza demagogia e senza dover attendere un epiteto della RITA LEVI MONTALCINI… per accorgersi che forse qualche risorsa della mitica mastodontica finanziaria andava destinata anche alla “ricerca” e all’Università. (E su questo ci sarebbe anche qui tutto un discorso serio da fare per razionalizzare la spesa e renderla “capace” di produrre valore aggiunto iniziando a chiudere le facoltà e i corsi di laurea di RICAMATO E CUCITO).

Penso di essermi spiegato … J a sufficienza.

Aggiungo per concludere, che all’apparenza questa proposta politica può essere vista come un qualcosa di buono fatto dal centrosinistra, di fatto la sto utilizzando per iniziare a parlare del sistema di formazione / ingresso mondo del lavoro e per iniziare a buttare giu’ idee che a mio avviso sono davvero progressiste …

E’ un pretesto che sto utilizzando come punto di partenza per parlare di contenuti, dire la mia, e sviluppare un ragionamento su aspetti del WELFARE che caratterizzano alcuni periodi della nostra vita e che pertanto potrebbero essere concepiti come WORKFARE, ovvero un sistema a sostegno e non di sostegno.

Cordialmente  .Gianni Esposto

 

PS: E speriamo che questo benedetto partito Democratico avvii una seria riflessione su questi temi.

 


       


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