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04 Marzo, 2005
Il PD e la questione del coinvolgimento delle donne e dei giovani in politica di B.Fiori
Il simbolo Tao, Ying e Yang, oppure l’espressione dei latini “contrari sunt complementa”,

Il PD e la questione del coinvolgimento delle donne e dei giovani in politica

Il simbolo Tao, Ying e Yang, oppure l’espressione dei latini “contrari sunt complementa”, “gli opposti che sono complementari”, esprimono bene la interdipendenza  tra due elementi apparentemente diversi e separati: bianco-nero, attivo-passivo, positivo-negativo …… e, naturalmente, uomo-donna. Chiunque pensasse che questo o quel genere è una componente inutile e non decisiva per un equilibrato sviluppo di una società, sarebbe bene che venisse internato in un centro di riabilitazione mentale. Ma il termine società coinvolge subito il concetto di “politica” dove la donna è, fino ad oggi, giudicato un voto da conquistare e non un soggetto protagonista.

Da anni ormai le donne, tra le ipocrite benevolenze dell’altro sesso, si battono per il loro ingresso paritario in politica. È quasi un leit motif: quote fisse, l’obbligatorietà di almeno il 40% di genere (donne) nelle liste, ecc.. La parità dei generi è diventato un imperativo che però la pratica regolarmente smentisce. Proprio in politica, forse più ancora che nelle professioni, alle donne è ancora negata la pienezza dei diritti civili. Nonostante il riconoscimento formale, le donne non sono ancora riuscite ad entrare in una proporzione accettabile nelle stanze dei bottoni. E, se si escludono i paesi scandinavi dove, grazie a degli interventi concreti, esse sono molto presenti nelle sedi ufficiali della politica, la marginalizzazione della donna è un fenomeno che coinvolge tutti i Paesi del mondo, indistintamente. Le cause sono diverse e per lo più legate a fattori socioculturali. È venuto il momento di dare una scossa ed aprire alla donna le porte della piena dignità civica e civile che le spetta in quanto cittadina. Non si tratta più, però, di una rivendicazione di diritti negati, come avveniva negli anni '70, ma di sensibilizzare maggiormente l'opinione pubblica su questo problema per modificare una cultura politica ancora oggi considerata appannaggio del maschio. Poiché si tratta di cambiamenti che investono la coscienza della collettività, dobbiamo essere consapevoli che occorrerà molto tempo, prima che le conquiste degli anni passati vengano interiorizzate, e prima che le donne entrino a far parte in modo alto e costante del mondo della politica. In altri termini, anche questo ingresso la donna è destinata a “conquistarselo”.

E non solo e non tanto per ristabilire un diritto di eguaglianza rispetto al suo partner, l’uomo, ma perché la comunità, quella che riguarda tutti, uomini, donne, giovani e vecchi, ha sempre più bisogno di persone capaci e preparate e di equilibrio. Non si sa pertanto se sia giusta la strada di imporre a posti di responsabilità persone solo per una obbedienza ad un dovere morale. Il problema, ne siamo convinti, non si risolve assegnando “per legge” lo spazio politico, ma accelerando i tempi d’ingresso della donna in politica attraverso la maturazione e la preparazione. Più chiaramente: se su 100 uomini 30, per ipotesi, hanno un grado di preparazione politico-culturale adeguato per i posti che occupano, per la donna quella percentuale oggi, per i motivi a tutti ben noti, scende probabilmente a meno di 10. Se il numero di donne in politica viene imposto con regole e leggi pari a quello dell’uomo, significa che la gran parte di loro contribuiranno alle scelte con una consapevolezza personale che può lasciare perplessi. Questo non significa che non occorra "dare una mano" con impegno e con urgenza al cambiamento, attraverso delle campagne di sensibilizzazione, da un lato, e delle misure più immediate dall’altro.

Ad esempio, si potrebbe pensare all’organizzazione di corsi di preparazione politica locali che promuovano la partecipazione delle donne, tenuto anche conto del fatto che anche per le donne dovrebbe valere l’auspicata restaurazione, come prassi democratica, dei meccanismi-filtro. Al rilancio cioè, se si vuole davvero realizzare l’innovazione della politica di cui tanto parliamo, della consuetudine dei dibattiti interni al PD, partendo dalla “base”, quali coinvolgimento democratico da un lato, e da “filtro”, dall’altra, per la scelta della classe dirigente. A questo proposito, non va dimenticato che per il “partito nuovo” si chiede che la scelta delle persone avvenga tramite le primarie e questo significa (o dovrebbe significare) che da parte loro è decisivo farsi conoscere nell’unico modo possibile: partecipando al dibattito degli iscritti ed esponendo le proprie idee. E questo vale per le donne, ma vale anche per tutti, a prescindere dal genere e dall’età.

La stessa cosa valga per i giovani che dovrebbero ricevere dalla Scuola una seria preparazione, per quanto minimale, degna di questo nome,. Così, come si insegna la materia della religione, non si capisce perché quella dell’educazione civica è quasi un optional, affidato, per quanto riguarda l’efficacia dell’insegnamento, alla sensibilità civica personale dell’insegnante. Di un insegnante di lettere e storia, anziché di una figura professionale più specifica che fornisca ai giovani nozioni non superficiali, ad esempio, sui valori e sui principi contenuti nella Carta Costituzionale, sui diritti e sui doveri del cittadino, sulla individuazione dei centri decisionali di una comunità, sui meccanismi della democrazia e così via. Insomma, deve essere la Scuola ad aiutare il giovane “aspirante” cittadino, il minorenne, a divenire un consapevole cittadino maggiorenne con diritto di voto.

 Benito Fiori

 


       


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