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 Attualità

04 Marzo, 2005
Sulla Sentenza del 12 dicembre
riflessioni e analisi sulla sentenza della Cassazione sulla strage di Piazza Fontana

Rispondo a un mio carissimo amico e compagno che esprimeva la sua indignazione per quanto sentenziato dalla Cassazione ieri.
Premetto: non voglio assolutamente invedere il campo di competenza che deve rimanere autonomo e autodeterminato indipendente del potere giudiziario: non mi permetto di criticare nè, tanto meno, di denunciare una sentenza emessa da un organo di un potere ordinamentale, quale quello giudiziario, sovrano della nostra Repubblica e che per la democrazia tale deve rimanere. Ma esprimo, questo sì mi sia permesso, il mio disagio sociale, ideale e politico, le mie preoccupazioni che conseguono a quanto emesso e sentenziato dalla Cassazione: una decisione che apre e riapre un vulnus nella storia repubblicana del Paese e che determina un'aggiunta direi odiosa all'annosa icerca di verità per risarcire politicamente e idealmente il nostro Paese, i familiari delle vittime colpite dalla barbarie terroristica di matrice neofascista perpetrata dalla cosiddetta "strategia della tensione".

Un fraterno saluto
Alessandro


Carissimo,
il tuo grido di dolore si aggiunge certamente al grido di dolore di tutti noi, coscienze democratiche impegnate quotidianamente a difendere, anche con il puro atto di testimonianza, le basi democratiche, antifasciste e repubblicane del nostro Stato.
Io credo che la sentenza di Cassazione sui fatti che aprirono la stagione della strategia della tensione sia uno schiaffo morale ed etico per i familiari delle vittime e sia anche una sconfitta per la nostra Repubblica, democratica e antifascista, che basa le sue fondamenta sul principio di eguaglianza sostanziale delle cittadine e dei cittadini.
Sono passati 36 anni da quel tragico pomeriggio di dicembre: sembrava lo scoppio della caldaia recita la canzone degli Storm in Six, ma era una bomba. Vittime, sangue, un cardinale che benediva le salme, corpi dilaniati: da quel giorno nasce la strategia del terrore, anticipata qualche anno prima con il famoso rumore di sciabole del generale De Lorenzo; rumore avvertito da Nenni presso le stanze del Quirinale. La strategia della tensione ha programmato con il supporto dei servizi segreti americani e italiani, apparati dello stato, segmenti delle forze dell'ordine, dell'esercito, che hanno promosso vari depistaggi, un piano di sovversione ed eversione delle basi costitutive dello stato e di diffusione del terrore, appunto, per destabilizzare e per detonare ogni percorso, che portasse al cambiamento dell'immobilismo amministrativistico e politico in cui versava il Paese. Il movimento dei lavoratori, i sindacati, i partiti rappresentativi delle forze progressiste, che hanno combattuto per la Resistenza e per una Costituzione che desse un progetto di riscatto all'Italia da un regime repressivo e oppressivo, reazionario, sanguinario: un progetto per una democrazia progressiva e altra; una democrazia della giustizia sociale e dell'eguaglianza; una democrazia che ripudiasse la guerra e che considerasse il lavoratore come cardine della legislazione e della partecipazione politica all'amministrazione dello stato.
Un pezzo di storia del nostro Paese, insanguinato da stragi e da atti terroristici, viene consegnato alle generazioni prossime senza una verità e senza un attore protagonista esecutore di quelle barbare nefandezze. Le stragi rimangono impunite; gli autori che hanno attentato alle basi democratiche del Paese, mietendo vittime, rimangono sconosciuti; la verità viene meno e sappiamo tutti quanto la verità sia rivoluzionaria nella propria identità.
Caro amico che cosa dire difronte a tale fatto: proviamo amarezza, proviamo sconforto, proviamo sconcertatezza, proviamo delusione, frustrazione, indignazione. Ma non possiamo cedere: non possiamo rimanere a guardare in modo passivo, ma dobbiamo proseguire ad agire affinchè in Italia lo stato di diritto, quel concetto minimalista di stato democratico, rimanga imperterrito e sia difeso con coerenza e con continuità.
Caro amico: è obbligo nostro resistere ogni giorno perchè ai nostri figli, alle prossime generazioni potremo, in futuro, consegnare un Paese in cui gli autori di atti efferati e sovversivi, quelli che minano le fondamenta dello stato democratico, siano punibili e possano risarcire giuridicamente e socialmente i familiari delle innocenti vittime, trucidate dall'efferatezza della destra neofascista, ma possano risarcire anche la cittadinanza di una Repubblica antifascista e autodeterminata, indipendente, in senso ideale e politico, in quanto questo sconcertante atto apre un vulnus insanabile nel sostrato comunitario e collettivo e nel rapporto di rappresentatività con le istituzioni del Paese.

Caro amico,
resistiamo e cerchiamo di condannare con la nostra voce libera quel filo nero che percuote il nostro stato da quando esso si è liberato dall'occupazione sanguinaria nazista e dal regime collaborazionista e assassino fascista: Portella delle Ginestre, l'attentato a Togliatti, per arrivare ai morti di Reggio Emilia del luglio '60, ai fatti di Genova del 1960, alla strage di Piazza Fontana, a quella di Piazza della Loggia a Brescia, alla strage della stazione di Bologna, al rapimento Moro, all'uccisione del compagno Pio La Torre, del compagno sindacalista Placido Rizzotto, all'uccisione di molti manifestanti che dimostravano per la democrazia, la libertà, contro la guerra, per la solidarietà internazionale, per un nuovo mondo possibile, quello scritto nella nostra Costituzione, quello progettato nella grande architettura costituzionale repubblicana e antifascista, quali Franceschi, Varalli, Ardizzone, Fausto e Jaio, Giuliani, e tanti altri.
Tutto è stato diretto da un filo nero: il filo nero della reazione, del neofascismo che come rigurgito torna sempre a galla in un mondo capitalistico e affaristico, in un mondo fatto di corporazioni mafiose che detengono il potere di soverchimento sul popolo dei lavoratori, che detengono il potere di elidere i diritti sociali della classe lavoratrice, delle conquiste di democrazia, libertà ed emancipazione; che detengono il potere ricattatorio; che si ergono sulla corruzione e sull'illegalità diffusa.
In Piazza Fontana il 12 dicembre 1969 c'erano lavoratrici e lavoratori: c'era gente comune, c'era il popolo; come in Piazza della Loggia, come alla stazione di Bologna nel 1980, come sull'italicus, come sul DC9. Loro sono le vittime che esemplificano come la reazione abbia l'obiettivo di uccidere, seminare morte vilmente contro i più deboli, i più poveri, i più innocenti per prevaricare con il terrore e imporsi come forza di potere autoritario, sovvertendo ogni base di regola per la convivenza e la coesione sociale e collettiva comunitaria.

Caro amico contro questo noi dobbiamo proseguire a resistere e a resistere unitariamente, denunciando sentenze che tentano di espugnare anni e anni di richiesta di una verità e di una giustizia, unico risarcimento per una democrazia più volte e, noto con disperazione, ancora oggi, vilipesa.

Un fraterno saluto e abbraccio
Alessandro Rizzo 


       


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