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 Attualità

04 Marzo, 2005
Lodi: Commozione e grande partecipazione alla consegna delle Medaglie d’Oro ai 34 partigiani lodigia
Il Presidente Felissari: «Riconciliazione sì, ma nella verità e nel segno della democrazia»

Si è conclusa poca fa nella sede della Provincia la consegna di 34 medaglie d’oro ad altrettanti partigiani lodigiani. Una cerimonia commossa e partecipata, a cui hanno partecipato le massime autorità del territorio e poco meno di 300 persone, preceduta dall’inaugurazione della mostra documentaria “Società, guerra e resistenza nel Lodigiano”, che è stata allestita per l’occasione nel chiostro della Provincia.

Il Presidente, Lino Osvaldo Felissari, nel discorso introduttivo ha sottolineato “come anche nel Lodigiano il coraggio, la forza, la volontà di riscatto e di difesa dell’Italia spinsero tante persone, donne e ragazzi, di diversa formazione culturale ed ideologica, ad unirsi nel combattere per la libertà e la democrazia. La loro determinazione ci ha consegnato una nazione nuova, ha permesso alle generazioni successive di vivere nella pace e nel progresso, ha riunificato l'Italia e gettato le basi per lo sviluppo della convivenza civile rappresentata dai valori fondamentali iscritti nella nostra Costituzione, fino a giungere all' affermazione dell' idea di un’Europa unita”.

Felissari ha poi invitato a non dimenticare le esperienze chiave che formano la memoria di un popolo, tra queste “la Resistenza è senz'altro uno dei luoghi della memoria per eccellenza dell'Italia repubblicana. La riconciliazione nazionale deve passare attraverso il riconoscimento della verità, senza annullare la differenza di scelte, così come non può esserci una memoria condivisa se nella storia dei vincitori non c’è il ricordo dei vinti”.

Nel claustro del convento di Via Fanfulla sono poi sfilati i partigiani, accolti dal sindaco del loro comune di residenza e dal Presidente della Provincia. Al termine della cerimonia di consegna delle medaglie, hanno preso la parola, l’Assessore alla cultura, Mauro Soldati, il presidente dell’Anpi, Edgardo Alboni, il professor Ercole o ngaro a cui è toccato il compito di presentare “Una vita tra sogni e realtà”. Il libro autobiografico dell’On. Alboni, che è un contributo a quella “memoria viva”, che ha ispirato le celebrazioni per il sessantesimo anniversario della Liberazione volute della Provincia.

 

L’intervento del Presidente Felissari

Cittadini, Autorità, Partigiani, Signore e Signori,

ricorre quest’anno il sessantesimo anniversario della Liberazione.

Il 25 aprile 1945 è una data che segna l’inizio del riscatto politico, sociale e culturale di questa nostra Italia.

L’Amministrazione Provinciale, conscia del proprio ruolo istituzionale e punto di riferimento del territorio, ha voluto fortemente valorizzare questo appuntamento, coinvolgendo e coordinando i comuni e le associazioni del territorio, in particolare l’ANPI e il suo Presidente, l’On. Edgardo Alboni, che ringrazio, per una celebrazione importante, nel segno della “memoria attiva”, cioè viva, non burocratizzata e antiretorica.

Un calendario di iniziative di carattere culturale e di trasmissione della memoria, che ha come obiettivo di dialogare e coinvolgere in modo particolare le giovani generazioni su temi come la pace, la libertà, la convivenza democratica, nella consapevolezza che l'impegno delle istituzioni costituisce la necessaria condizione per la valorizzazione e la tutela delle radici del nostro sistema democratico.

La giornata di oggi è particolarmente significativa.

Qui, riuniti, vi sono i lodigiani che furono protagonisti della Resistenza, abbiamo fatto una ricerca rigorosa, in un contesto obiettivamente difficile e se ci fossimo dimenticati qualcuno siamo pronti a rimediare, a voi va il mio saluto deferente e la gratitudine della Provincia e di tutta la cittadinanza.

Nel 1945 il mondo usciva finalmente da una guerra che coinvolse 61 nazioni, provocando la morte di 55 milioni di persone. Una guerra di una ferocia senza pari nella quale la popolazione civile fu coinvolta direttamente nei combattimenti e nelle rappresaglie e fu duramente colpita.

Anni in cui vennero deportati e sterminati oltre 6 milioni di ebrei e altri milioni di uomini e donne nei campi di concentramento nazisti.

 

Anche nel Lodigiano il coraggio, la forza, la volontà di riscatto e di difesa dell’Italia spinsero tante persone, donne e ragazzi, di diversa formazione culturale ed ideologica, ad unirsi nel combattere per la libertà e la democrazia. La loro determinazione ci ha consegnato una nazione nuova, ha permesso alle generazioni successive di vivere nella pace e nel progresso, ha riunificato l'Italia e gettato le basi per lo sviluppo della convivenza civile rappresentata dai valori fondamentali iscritti nella nostra Costituzione, fino a giungere all' affermazione dell' idea di un’Europa unita.

La Resistenza ha dovuto pagare un tributo di sangue altissimo.

La riconciliazione nazionale deve passare, dunque, attraverso il riconoscimento della verità senza annullare la differenza di scelte, così come non può esserci una memoria condivisa se nella storia dei vincitori non c’è il ricordo dei vinti.

Ma "I ricordi che giacciono in noi non sono incisi sulla pietra", ammoniva Primo Levi . La memoria sociale ha bisogno di essere difesa dalle ingiurie della dispersione, della disgregazione e frammentazione, dal burocratismo e dalla musealizzazione.

La memoria di un popolo, la volontà di non dimenticare le esperienze chiave che lo hanno formato, diventano il collante e la base comune attorno alla quale si formano le coscienze di tutti noi. Uno studioso francese ha coniato l'espressione "luoghi della memoria", per definire appunto quei luoghi, ma anche quegli oggetti o quelle particolari idee, che la volontà degli uomini e il lavoro del tempo hanno trasformato in elementi simbolici di una comunità.

 La Resistenza è senz'altro uno dei luoghi della memoria per eccellenza dell'Italia repubblicana: la stessa costituzione è stata infatti definita "figlia della Resistenza ".

Ed è da questa memoria attiva della Resistenza che deve nascere l ' impegno di tutti a non abbassare la guardia verso ogni forma di oppressione e di barbarie, che purtroppo ancora oggi affliggono questa nostra umanità. Il 60 anniversario della Liberazione deve essere un momento di stimolo della volontà comune di tutti i cittadini per continuare a riconoscersi nei valori fondamentali della Costituzione, che ha garantito più di 50 anni di convivenza democratica e civile, attraverso la consapevolezza che la libertà, la democrazia e la pace si possono conservare solo con la condivisione dei grandi principi che ispirarono i  padri costituenti.

Occorre, con grande urgenza politica e sociale, rinnovare e tonificare una rete per i valori della democrazia italiana ed europea; per fondare su valori condivisi una cittadinanza democratica e non violenta la più vasta possibile, in grado di moltiplicare i luoghi della memoria, vivi e aperti a tutti i giovani.

Giovani a cui ricordare il vostro impegno, la vostra lotta, gli ideali che vi animarono in una vicenda sociale e politica condotta con sacrifici personali, tra lutti, distruzioni, difficoltà economiche, miserie materiali e privazione, rischi per la propria e l’altrui esistenza a cui le regole della clandestinità vi obbligavano.

Esponenti di una generazione che correva con gioia  verso la libertà e la democrazia, ma anche con l’angoscia di riuscire poi a costruire un Paese civile e giusto, in un desiderio comune di andare avanti insieme, in un Italia unita nonostante, e, forse per merito, di una guerra in parte civile.

Se riusciremo a trasmettere la spinta verso il futuro che vi animava, e questo sarà il nostro impegno, conserveremo per molti anni ancora il bene prezioso della liberta e della democrazia, tutti quei  valori civili ed umani che la Resistenza, che voi Partigiani, ci avete consegnato.

Grazie. Viva L’Italia

 


       


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