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 Lettere a WL

04 Marzo, 2005
Bersani ha torto ma i Verdi facciano la propria Bad Godesberg
Il dibattito apertosi nella sinistra di governo sul riformismo ha subito un'accelerazione con la decisione di Nicola Rossi di non rinnovare l'iscrizione ai Ds.....

Il dibattito apertosi nella sinistra di governo sul riformismo ha subito un'accelerazione con la decisione di Nicola Rossi di non rinnovare l'iscrizione ai Ds. L'errore più grosso che potrebbero ora fare i Democratici di Sinistra è quello di andare alla ricerca di un capro espiatorio nella coalizione, anziché aprire una profonda riflessione sul senso del Partito Democratico e della capacità di governare uno stato dell'Europa, nel mondo globalizzato.

Uno dei capri espiatori preferiti sono i Verdi. Un demone classico per una sinistra che ancor più che altrove, nella sua storia, ha dovuto farsi perdonare il sostegno ai carri armati sovietici. Può sembrare patetico rinfacciare la storia di 40 e 50 anni fa a un partito quasi completamente diverso e rinnovato. Non lo è. Non lo è perché la cultura di un partito, di quel partito, permane anche quando i riferimenti ideologici mutano, e sono mutati in meglio, e i riferimenti internazionali cambiano, e sono cambiati in meglio. Resiste invece la cultura di governo, quella specifica cultura di governo, che nei decenni s'è fatta, appunto, perdonare il "comunismo" con l'indifferenza alle libertà individuali e un industrialismo poco incline, diciamo così, a riconoscere i diritti delle generazioni future.

La sinistra storica, quella che prosegue la tradizione del movimento operaio e socialista e che questo Suo giornale cerca quotidianamente di innovare, deve ancora comprendere che l'inquinamento, la deturpazione del paesaggio, i rischi connessi alla fiducia cieca nelle (bio)tecnologie saranno sempre di più fattore di sottosviluppo, anziché di crescita durevole. Il mondo è cambiato, il capitalismo è mutato, è finito il novecento, devono evolvere anche le forme di controllo del mercato, di riconoscimento del principio di precauzione e dei modelli di stato sociale. Può permettersi la sinistra tornata al governo accanirsi in un'inutile, anzi dannoso, tentativo di imporre al mercato, a questa nicchia del mercato globale, il ritorno su larga scala ai contratti di lavoro a tempo indeterminato? Chi se ne avvantaggerebbe, oltre alle organizzazioni sindacali? Non è forse questo uno dei fronti su cui il riformismo deve confrontarsi con maggiore efficacia per cercare di conciliare la flessibilità, di impiego e di vita, con la promozione del merito e con la libertà di scelta delle forme e del tempo di lavoro? Flessibilità e libertà. Salario minimo garantito, personalizzazione delle scelte pensionistiche e, quindi, autonomia. Tutt'altro che precarietà.

Ciò che frena l'azione di governo non sono allora i "verdi" e, per la verità, le molte amministrazioni locali che si frappongono a qualche autostrada e a qualche inutile grande opera pubblica. Ben sapendo che gli aggettivi "grande" e "inutile" non sono indissolubili, anzi.

Spesso il dibattito sulle infrastrutture si fa ideologico. Non possiamo però permettercelo. Le persone e le merci devono riacquistare libertà di movimento e capacità di competere. I treni più sono veloci e puntuali e meglio è. Hanno un difetto: devono tentare di ripagarsi con la vendita dei biglietti. Le autostrade sono utili quando sono scorrevoli e sicure. Hanno un difetto:  terminano tutte la propria corsa in città sempre più soffocate dallo smog e congestionate. Da qui si deve ripartire, bandendo gli ideologismi e studiando i flussi di traffico, confrontando le opportunità, valutando i rapporti costo-benefici tra i diversi vettori (stradali, ferroviari, metropolitani, aerei), inglobando i costi naturali e mai dimenticando i diritti dei consumatori. E, quindi, facendo le scelte prioritarie.

Tutto a posto allora? Basta questo? Bersani sbaglia nelle valutazioni sui verdi e un'innovazione della cultura e della proposta della sinistra storica, ora riformista, è sufficiente per adeguare l'azione di governo? Ovviamente no.

I Verdi devono fare la propria parte; una parte fondamentale.

Quando si parla del futuro dei Verdi italiani, non c'è militante e dirigente che non sospiri, invocando i fratelli d'oltralpe: "Ah, se fossimo i tedeschi!". Per essere come i tedeschi (Grunen), si deve avere il coraggio che loro hanno profuso negli ultimi dieci anni per costruire una propria, originale cultura di governo. I liberali in Germania sono i Verdi. I costruttori di un pensiero democratico e di difesa globale dei diritti umani al grido di "mai più Auschwitz" sono i Verdi. I costruttori di nuovi diritti e di rispetto delle autonomie e della pluralità, oltre che delle culture e delle lingue locali, sono i Verdi. I propugnatori di un nuovo welfare che promuova l'autonomia e le scelte di vita dei cittadini, sono i Verdi. Il partito delle energie rinnovabili, dell'uscita dal nucleare e della nuova filiera eolica e solare, sono i Verdi.

I Verdi italiani possono diventare questo? Certo, possono. Può farlo il Presidente Pecoraro Scanio, ecologista liberale da sempre, investito di più del consenso necessario e convinto, com'è lui, che il futuro dei Verdi non risieda né a fianco della PDS e del PCF, assai più conservatrici della nostra Rifondazione, né in un Partito Democratico, patchwork  di culture assai diverse estranee alla prospettiva europea.

Serve una Bad Godesberg verde: una conferenza programmatica che segni la differenza con l'abbandono delle incrostazioni massimaliste e rivendichi la differenza della sinistra verde dalla sinistra socialista e comunista ma, anche, dal popolarismo cattolico, oggi - tra l'altro - in fase regressiva sul piano del riconoscimento dei nuovi diritti individuali e delle aspirazioni all'autonomia e alla felicità delle persone.

Qualche manifestazione in meno al fianco del sindacalismo più radicale e meno innovativo e qualche momento di riflessione per una proposta verde, ecologista, di sinistra e liberale in più.

Se sapremo fare questo, ognuno con la propria cultura moderna e riformista, sapremo anche dare al Paese un Governo all'altezza dei tempi e delle aspettative.

Marcello Saponaro

Consigliere regionale in Lombardia e membro dell'Esecutivo nazionale dei Verdi

 


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