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 Volontariato

04 Marzo, 2005
«Fornace Frazzi – Lo sguardo dentro. Dipinti di Giovanni Arisi»
Un’iniziativa della Cgil di Cremona in occasione del 100° anniversario della nascita dell’organizzazione; Sala Alabardieri, 12-28 gennaio 2007

 

Tra le iniziative che la Cgil di Cremona ha voluto dedicare al 100° anniversario della nascita dell’organizzazione, assume un valore particolare la mostra «Fornace Frazzi – Lo sguardo dentro. Dipinti di Giovanni Arisi» (Cremona, Palazzo Comunale, Sala Alabardieri, 12-28 gennaio 2007).
L’esposizione dei quadri di un ex operaio della fornace di Porta Po – nell’anno che coincide con il 30° anno della sua morte – rende omaggio e o nore al lavoro, al riscatto sociale che la classe lavoratrice realizzava anche attraverso la cultura, l’arte; alla ricchezza della terra di Po e all’attività industriale che trasformò l’argilla in mattoni e muri che tutt’oggi ammiriamo in questa e in altre città d’Italia.
La mostra – curata da Teréz Marosi (Archivio Storico Cgil Cremona) e realizzata con il contributo della Fillea-Cgil, in collaborazione con la rivista Cremona Produce che ha dedicato il dossier di copertina del numero 6/2006 all’ex Ceramica Frazzi – sarà inaugurata alle ore 17 di venerdì 12 gennaio 2007.
Interverranno l’assessore alla cultura del Comune di Cremona Gianfranco Berneri, Donatella Migliore e Raimonda Lobina (tra gli autori del dossier) della redazione di Cremona Produce, Massimiliano Dolci, segretario generale della Cgil di Cremona.

Orario di apertura della mostra: dal lunedì al sabato: ore 9-18; domenica: ore 10-18

*

«La mostra Fornace Frazzi, lo sguardo dentro. Dipinti di Giovanni Arisi vuole essere un contributo alla conoscenza della fornace e della vita che si svolgeva al suo interno attraverso un osservatore privilegiato, Giovanni Arisi, operaio alla Frazzi e pittore “ufficiale” del vari momenti di fatica e di pausa che si alternavano alla fornace.»

«È nelle pause pranzo, durante le quali gli operai si fermavano per riposarsi e mangiare nella “marmitta” portata da casa (altro che mense aziendali!), che Arisi approfitta per dare mano alla sua creatività. […] Ce lo immaginiamo quest’uomo, che trangugia il pasto per avere più tempo per disegnare, per ritrarre Bigiòn e altri suoi compagni di lavoro anch’essi in pausa, seduti sui forati fatti da loro stessi, per fissare un momento della lavorazione dell’argilla, il suo trasporto su carriole all’interno della fornace o l’estrazione dal forno del prodotto ormai finito.»

«Ciò che più colpisce è l’assoluta assenza di retorica in queste opere: Giovanni Arisi ha semplicemente ritratto i suoi compagni, le fasi del lavoro e le condizioni di vita all’interno della fornace, mai calcando il fin troppo facile pedale del patetismo. Era una fatica bestiale lavorare in fornace, si sa…»

«Il talento di Arisi si spende nel valore documentario del suo racconto per immagini, […] nei dipinti che ritraggono le fasi salienti di un lavoro durissimo e ben poco riconosciuto e remunerato, che hanno fissato per sempre una memoria storica così preziosa da diventare fonte di ricerca e di testimonianza di una realtà socio-economica e urbanistico-architettonica di fondamentale importanza per comprendere la storia della città. I quadri degli esterni della Frazzi, ad esempio, con le tracce dei binari, i magazzini, le ciminiere incombenti, sono di grande suggestione e rivelano angoli ormai perduti della città e ritmi di vita che non ci appartengono più, gli odori, la polvere stessa, che niente ha a fare con le “nostre” mortifere polveri sottili e che entrava dappertutto e non potevi più liberartene, a meno di cambiare completamente casa e quartiere.

È questo che si intende per recupero della memoria: far affiorare, insieme agli edifici e ai documenti, tutte quelle presenze che ci aiutano a ricostruire un tempo, un’atmosfera, con i suoni, le voci, gli odori, le luci, le abitudini, il ritmo di quella vita. E questo ci ha lasciato con i suoi quadri Giovanni Arisi, rendendo un grande servizio alla città, più di quanto egli stesso potesse immaginare...»

Donatella Migliore: Il racconto della Frazzi nei quadri di Giovanni Arisi, in Cremona Produce, n. 6/2006

*

«La storia della fornace Frazzi copre un arco di tempo di quasi 100 anni, infatti quest’area di più centomila metri quadrati è testimoniata dalla seconda metà del XIX secolo, anche se la costruzione di mattoni è presente a Cremona e dintorni fin dall’antichità e nel quartiere già all’inizio dell’800. Fare mattoni, mestiere stagionale di tipo artigianale, è sempre stato molto radicato nel territorio e ha goduto di una grande diffusione, con poche variazioni nei secoli poiché il terreno cremonese presenta grandi banchi d’argilla originati dai sedimenti del Po e poiché, essendo quello dei laterizi un settore che si avvale di una manodopera stagionale (almeno fino a quando la produzione non divenne automatica e dotata di strumenti più sofisticati) ben si adattava con le prestazioni richieste anche dal lavoro agricolo, che comunque rimane, fino ai giorni nostri, il settore nel quale la manodopera locale è stata sempre maggiormente impegnata e dal quale ha ricavato, ma solo recentemente, un discreto benessere.»

«La proprietà della fornace Frazzi conosce fondamentalmente tre generazioni. Quella di Andrea, considerato a ragione il creatore della fornace vera e propria, che acquista appunto una piccola fornace a Porta Po intorno al 1851. Figlio di un oste originario di San Giuliano Piacentino, venuto a lavorare a Porta Po vecchia nella metà del XIX secolo, risulta il primo ad introdurre nella produzione sistemi rivoluzionari, per esempio è il primo, nel 1875, ad usare forni a fuoco continuo. Con ogni probabilità i suoi impianti erano i più all’avanguardia rispetto a quelle sparse nel territorio circostante la cui produzione era ancora fortemente legata alla lavorazione a mano.

Il figlio di Andrea, Francesco, rileva la ditta alla morte del padre, nel 1884, e risulta colui che più di tutti gli altri membri della famiglia dà impulso e sviluppo allo stabilimento, portandolo a prestigiosi livelli nazionali ed internazionali: nel 1896, per esempio, dà inizio alla produzione meccanica dei laterizi forati, in Italia poco diffusa e infatti non menzionata nelle statistiche ufficiali. Nel 1922-23 la “Eredi Frazzi fu Andrea”, questa ormai la sua denominazione, rappresenta una vera e propria realtà industriale, stimata a livello nazionale. Francesco si muove come un vero e proprio industriale, pienamente inserito nel tessuto produttivo italiano e autorevole anche in campo politico e sociale.

«Il ‘67 segna la chiusura, seppur parziale, della fabbrica. Secondo le testimonianze di molti, si sarebbe potuto proseguire, ma Arnaldo Frazzi [figlio di Francesco] era anziano, non c’erano più eredi diretti, erano venute meno quelle ragioni etiche e, se si può dire, tecnico-scientifiche che avevano spinto i precedenti proprietari nell’impresa. L’area patrimoniale degli stabilimenti era grandissima e divenuta di immenso valore perché non più industriale, ma urbana e abitativa. Tutto è stato venduto e quello che ne rimane è sotto gli occhi di molti e nelle menti e nei cuori dei pochi che ricordano ancora lo stabilimento.

Raimonda Lobina: La fornace Frazzi. 70 anni di una delle più importanti fabbriche di Cremona, in Cremona Produce, n. 6/2006

 

 


       


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