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 Dal Mondo

04 Marzo, 2005
"Gli interrogativi dei banchieri sulla Popolare di Lodi"
Il Financial Times mette sotto torchio la Popolare di Lodi.

"Gli interrogativi dei banchieri sulla Popolare di Lodi"

di Bruno Perini

Il Financial Times mette sotto torchio la Popolare di Lodi. Con un servizio che viene pubblicato a pagina 21 dal titolo "Gli interrogativi dei banchieri sulla Popolare di Lodi", il quotidiano anglosassone fa le pulci all'istituto guidato da Giampiero Fiorani, soprattutto per quanto riguarda le strategie future della banca così ben protetta da Antonio Fazio. "La Popolare di Lodi - sottolinea il quotidiano londinese - ha una capitalizzazione di appena 2.5 miliardi di euro" e per un paradosso "vuole acquistare una banca come la Antonveneta che ha una capitalizzazione tre volte superiore alla Lodi. Il primo interrogativo malizioso è sul metodo con il quale Giampiero Fiorani ha rastrellato: anche il Financial Times, come altri organi di stampa italiani sospetta che Fiorani abbia agito in concerto con altri azionisti. Dopo aver spulcciato nelle dubbie strategie della Lodi, così conclude il Financial Times: "Gli investitori devono dunque scegliere tra un piano dettagliato di Abn Amro e i desideri futuri della Popolare di Lodi".

Il quotidiano Finanza&Mercati, invece, dà una mano a Giampiero Fiorani e titola in prima pagina: "Faro Consob sugli acquisti di Abn. Spunta il rialzo obbligato dell'opa". "Gli olandsesi al 18%. Gli operatori continuano a sperare nel rilancio. Che potrebbe essere imposto se venisse accertato che la banca di Groenink ha comprato a prezzi oltre il 25%".

Il quotidiano di De Paolini, sempre attento all'evoluzione di Rcs, pubblica un servizio sui continui rastrellamenti: "Della Valle tranquillo, sul Corriere c'è solo agitazione mediatica". "Sono nel patto e ci resterò a lungo". Intanto, però, nei rastrellamenti di ieri è passato un altro 1,4% del capitale.

Il Sole 24 Ore getta tutto il suo peso sulla questione Irap. Con un articolo di prima pagina il quotidiano confindustriale preme perché si faccia qualcosa al più presto. "Irap, i professionisti chiedono interventi". "Prime ipotesi da parte del ministero dell'Economia". Accanto alla cronaca c'è anche un commento di Salvatore Padula dal titolo eloquente: "Corsa contro il tempo".

Tutti i quotidiani riportano la debacle borsistica della Fiat. La Repubblica, oltre alla cronaca, pubblica un divertente corsivo di Ettore Livini nella rubrica Affari in piazza: "Sergio Marchionne ieri ha fatto un bel gesto. Con il titolo Fiat travolto dalla bufera di Piazza Affari ha messo mano al portafoglio, firmato un assegno da 1,012 milioni e comprato 220mila azioni Fiat a 4,6 euro l'una. Un segnale forte anche agli altri soci per dimostrare che l'ad del Lingotto - malgrado le traversie di borsa - crede ancora nel rilancio della casa torinese. Il suo buon esempio serve a rincuorare gli azionisti attuali e convincere i potenziali investitori a puntare con fiducia i loro soldi sulla Fiat. Una mossa da manuale del management che però i "Fiattologi" di vecchia data guardano scaramanticamente con un po' d'apprensione. Prima di Marchionne, infatti, lo stesso aveva fatto Paolo Fresco. Che nel '98 aveva deciso di farsi pagare lo stipendio da presidente (1,18 milioni l'anno) in azioni Fiat. Scelta nobile, che però si è rivelata un boomerang: dopo tre anni e mezzo di lavoro Fresco si è trovato proprietario di 211mila azioni, valore attuale circa 800mila euro, contro i 4 milioni che avrebbe intascato con la busta paga tradizionale. A Torino, visti i precedenti, ringraziano Marchionne ma toccano ferro".

 

 


       


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