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 Dal Mondo

04 Marzo, 2005
Sudan: una pace da costruire 1 novembre 2009
Le ultime news dal Sudan. Splm e opposizione boicottano il Parlamento

Sudan: una pace da costruire 1 novembre 2009

Sudan, 1 / Splm e opposizione boicottano il Parlamento

Il 20 ottobre il Movimento di liberazione popolare del Sudan (Splm), il partito che governo il Sud Sudan e che a Khartoum forma - insieme al Ncp - il governo di unità nazionale, ha abbandonato i lavori in Parlamento. In questo modo ha messo in atto la minaccia dichiarata a Juba, a fine settembre, in un congresso di partiti che si oppongono al National Congress (Nc) del presidente Bashir. [vedi Newsletter 41 del 1 ottobre 2009]. «Non c'è bisogno di noi in quest'assemblea visto che il Nc non ascolta le nostre richieste» ha dichiarato Atem Garang, un dirigente dell'Splm. I deputati Splm chiedono con insistenza un dibattito parlamentare su diversi temi - in particolare la sicurezza - e  vogliono una riforma dei servizi d'intelligence, sostenendo che i loro poteri sono troppo ampi e violano gli accordi di pace del 2005 e la nuova Costituzione. Una settimana dopo anche i deputati di altri partiti di opposizione hanno lasciato il parlamento in seguito alla proposta del partito di maggioranza di accordare poteri ancora più ampi ai servizi di intelligence interna. I parlamentari accusano i responsabili dei servizi di sicurezza di aver commesso uccisioni e torture durante la lunga guerra civile che ha opposto Sud e Nord del paese e che si è conclusa con gli Accordi di pace del 2005.

Sudan, 2 / Sfuma l'accordo sul referendum nel Sud

Il 16 ottobre Riek Machar, vice-presidente del Sud Sudan, aveva annunciato che i rappresentanti del Nord e del Sud (ovvero i rappresentati dei partiti Nc e Splm) avevano raggiunto raggiunto un accordo sul referendum per l'autodeterminazione del Sud, previsto nel 2011. Secondo Machar, le parti avrebbero concordato che per essere valido il referendum dovrà vedere la partecipazione del 75% degli aventi diritto, mentre per ottenere l'indipendenza dal Nord dovranno votare a favore il 50% più uno degli elettori registrati. Questo il commento di Machr: «Avremmo voluto che la soglia minima per l'affluenza fosse un po' più bassa ma riteniamo il compromesso accettabile». Ulteriori colloqui nei giorni successivi avevano fatto trapelare la notizia di un ulteriore accordo, in cui entrambi le parti accettavano di ritenere valida la partecipazione del 66% (cioè dei due terzi) degli aventi diritto al voto.

Il 25 ottobre però il Segretario generale dell'Splm (il principale partito del Sud), Pagam Amun, ha dichiarato che in realtà non è ancora stato raggiunto alcun accordo definitivo tra i due partiti.

La questione del referendum è uno dei punti più importanti e contemporaneamente  più fragili di quel trattato globale di pace, firmato nel gennaio 2005, che ha messo fine a una guerra civile tra Nord e Sud che durava dal 1983. Il 27 ottobre il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-Moon, ha ripetuto che le elezioni politiche generali del 2010 e il referendum del 2011 sono i due passaggi fondamentali e decisivi per il processo di pace in Sudan.

Sudan, 3 / Gli Usa rinnovano le sanzioni

Il 27 ottobre gli Stati uniti hanno rinnovato le sanzioni contro il Sudan imposte dal 1997. Secondo il presidente Barack Obama,  l'obiettivo è quello di mantenere la pressione su Khartoum per implementare l'accordo di pace firmato nel 2005. Secondo Muawiya Osman Khalid, un portavoce del ministero degli esteri sudanesi, la decisione americana - seppur attesa - «non contribuisce alla pace, ma al contrario minaccia la stabilità del Sudan e mette a rischio gli accordi di pace». Le sanzioni mantengono congelati i beni sudanesi in Usa e limitano commercio e investimenti delle aziende americane in Sudan.

In questi ultimi mesi gli Usa, in particolare attraverso il rappresentante speciale Scott Gration, hanno dato ripetuti segnali di una linea più morbida nel confronti del Sudan.

Il segretario di stato americano Hillary Clinton, ha dichiarato che gli Stati Uniti sperano che le elezioni previste il prossimo anno in Sudan «brillino per la loro trasparenza e credibilità». Inoltre secondo il dipartimento di Stato la nuova politica americana in Sudan mira a raggiungere tre obiettivi principali: «Fermare il conflitto in Darfur, favorire la piena realizzazione degli accordi Nord-Sud e collaborare contro il terrorismo».

 

Fonte:

Questa Newsletter, aggiornata al 31 ottobre 2009, è a cura di Diego Marani. Si ringraziano le Acli di Cremona (www.aclicremona.it ) e Cristiana Paladini per la collaborazione.

 


       


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