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 Da Milano

04 Marzo, 2005
L'Italia che lavora Censis: in Italia il 55% dei lavoratori e' irregolare
L'ennesima inchiesta conferma la prevalenza del lavoro nero in Italia, così come del lavoro falsamente regolare

L'Italia che lavora
Censis: in Italia il 55% dei lavoratori e' irregolare
L'ennesima inchiesta conferma la prevalenza del lavoro nero in Italia, così come del lavoro falsamente regolare. Al Sud l'irregolarità è la regola. Incalcolabile l'evasione fiscale e contributiva. Inefficaci le precedenti azioni per l'emersione, ed oggi il primo obiettivo dello sfruttamento sono gli immigrati, indeboliti e ricattati dalle varie leggi razziste. La vera riforma delle pensioni: recuperare la mole di contributi evasi dai "datori di lavoro".

Roma - Il 27% degli occupati italiani lavorano in un contesto completamente sommerso, mentre il 28% si trova in posizione di irregolarita', anche se all'interno di un ambito lavorativo regolare.

Sono dunque il 55% del totale, i lavoratori in Italia coinvolti dal fenomeno del lavoro nero. Sono le stime contenute nel Manuale di supporto conoscitivo agli operatori dei servizi per l'impiego, che il Censis ha realizzato per conto del ministero del Welfare per sensibilizzare sul fenomeno del lavoro sommerso. Il nuovo strumento a disposizione degli operatori dei Servizi per l'impiego e' stato presentato oggi a Roma, a Palazzo Rospigliosi.

Secondo l'indagine, realizzata su piu' di 500 testimoni locali, il sommerso (e soprattutto quello relativo al lavoro) continua a crescere. Per il 54,6% degli intervistati, infatti, nell'ultimo anno sono aumentate le forme di lavoro irregolare. Una tendenza, si legge nel rapporto, ''che sembra confermata dalle recenti rilevazioni Istat, perche' se e' vero che dietro la crescita occupazionale del Mezzogiorno tra il 2001 e il 2002 si e' nascosta l'emersione di 'spezzoni' significativi di lavoro irregolare, il rallentamento vistoso dell'occupazione nel 2003 (+0,4% tra luglio 2002 e luglio 2003) potrebbe significare una battuta d'arresto dei processi di regolarizzazione, se non addirittura una vera e propria recrudescenza del fenomeno''.

I livelli massimi di irregolarita' nel 2000 sono stati raggiunti dalle province di Catanzaro e Reggio Calabria, che con il 30% di sommerso, occupano i primi due posti della graduatoria stilata dal Censis sulla diffusione del lavoro nero nelle province italiane.

Altre due province calabresi, Vibo Valentia e Cosenza, sono tra le prime dieci (con un tasso di irregolarita' rispettivamente del 28,2% e del 26,8%). In terza posizione troviamo Caserta (29,4%), che con Napoli (al quinto posto con 28,7%) costituisce l'area metropolitana piu' irregolare d'Italia. Al quarto posto c'e' la provincia di Enna (29,1%), mentre Palermo e' al settimo (28,2%), Messina (26,7%) al nono e Catania (26%) al decimo posto.

All'estremo opposto troviamo 33 province con un tasso di irregolarita' minimo, compreso tra il 7% e il 12%. In questa lista sono incluse realta' metropolitane come Milano (8,7%) e Bologna (8,5%), ma anche gran parte del Piemonte. E' Alessandria a registrare la piu' bassa percentuale italiana di lavoro nero, pari ad appena il 7,6%. Se guardiamo alle variazioni, e' Agrigento ad aggiudicarsi il record nell'incremento del sommerso, con una crescita del 3,3% tra il '99 e il 2000, ma ben 15 province mostrano aumenti di 1-2 punti. Fra queste, alcune citta' dei piu' consolidati distretti industriali italiani, come Lecco (+1,3%), Reggio Emilia (+1,7%), Bergamo e Biella (+1,8%). Secondo il rapporto del Censis, il fenomeno del lavoro nero risulta sempre piu' collegato all'immigrazione.

Se nel '98 i disoccupati erano la categoria piu' 'a rischio', nel 2002 il primato passa ai lavoratori immigrati. Un'altra indagine del Censis su un campione di oltre 1.200 immigrati regolari residenti al Sud da piu' di due anni, il 21,6% risulta occupato in nero. Di questi, il 17,6% ha dichiarato di aver gia' lavorato in nero, contro il 4,3% che non ha mai lavorato prima in modo irregolare. Anche fra la maggioranza (78,1%) che dichiara di lavorare regolarmente, il 50,2% proviene da lavori in nero e solo il 27,9% ha svolto un percorso lavorativo trasparente e in regola. Fra gli immigrati, i piu' a rischio sono i lavoratori autonomi, che costituiscono piu' della meta' degli irregolari immigrati. Ben il 42,1% degli stranieri che lavora in proprio e' sommerso. Segue, per livello di irregolarita', il lavoro alle dipendenze presso le famiglie (14,6% in nero) e presso le aziende (14,4%). ''Questo manuale e' un'iniziativa che fa parte di un progetto piu' ampio per il supporto al decollo dei servizi per l'impiego''.

Cosi' Lea Battistoni, direttore generale per l'Impiego del ministero del Welfare, spiega a LABITALIA la motivazione che ha portato a commissionare il rapporto del Censis. ''Il sommerso -dice- e' una tematica centrale nel nostro Paese e quindi i servizi per l'impiego dovranno occuparsi delle politiche dell'emersione''. Il manuale ''puo' servire -aggiunge Battistoni- a mettere a punto delle buone pratiche per far emergere il lavoro nero''. I centri per l'impiego saranno dunque sempre piu' protagonisti della lotta al lavoro irregolare. Battistoni spiega il loro ruolo: ''Intanto dovranno attivare la legge Biagi, che in buona parte punta proprio all'emersione, poi potranno fornire consulenza e aiuto per l'attivazione di misure per la regolarizzazione delle aziende. Infine potranno lavorare sempre di piu' insieme ai Cles (Comitati provinciali per l'emersione), affiancandoli e diventando uno snodo fondamentale nella rete dei servizi per la lotta al lavoro nero''.

Fonte: ADNCronos

 


       


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