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 Da Sondrio

04 Marzo, 2005
Il «Don Chisciotte» del valtellinese Giuseppe Cederna


 

Da “La Provincia di Sondrio”

Un viaggio nelle periferie e nel disagio come esercitazione degli studenti dello Iulm e divenuto un lungometraggio Cederna, ritorno a Milano. E al cinema L'attore d'origine valtellinese parla di “Don Chisciotte”, il film che sta girando come protagonista

Reduce dal successo, venerdì scorso, dei Promessi Sposi al teatro Vittoria a Ponte e dopo anni di viaggi, libri e teatro, Giuseppe Cederna torna al cinema. L'attore d'origine valtellinese sta in queste settimane girando a Milano “Don Chisciotte” nel ruolo del protagonista. Un film particolare, nato come esercitazione degli studenti dell'università Iulm e divenuto un lungometraggio, girato in digitale ma con tecnici ed attori veri. Fra gli interpreti molti componenti della compagnia del Teatro dell'Elfo, Moni Ovadia e Gabriele Salvatores. Sancho Panza che accompagna Don Chisciotte nel suo viaggio nelle periferie e nel disagio, anche psichico (la maggior parte del film è ambientato dentro l'ex ospedale psichiatrico Paolo Pini), è un rifugiato politico eritreo, Yussuf Admur. Un uomo che non parla l'italiano e che ha raggiunto il nostro Paese come tanti, rischiando la vita in una traversata in mare. Il film, diretto da Bruno Bigoni, sarà pronto per l'estate. Qual era il suo rapporto con Don Chisciotte prima del film? «L'avevo letto a pezzi, mai per intero. Non avevo avuto l'occasione per fermarmicisi sopra. È anche un ritorno al cinema che mi mancava, mi piace il rapporto con la cinepresa». Come ne è stato coinvolto? «Ero a Torino con il mio spettacolo “Il grande viaggio” ispirato al mio libro sul viaggio alle sorgenti del Gange e mi hanno chiamato. Ho accettato subito con entusiasmo. È un progetto povero, con pochi soldi, ma di qualità, molto curato. È molto più che un'esercitazione scolastica, spero possa avere una distribuzione in sala. Io mi sto impegnando più che per un film vero». Quali sono le difficoltà? «Il personaggio di Don Chisciotte è difficilissimo, un pazzo che fa ridere, in più è reale, dietro di lui si sentono i suoi sentimenti e la sua vita. Vediamo i suoi desideri, dolori, inquietudini e tenerezza. Il personaggio del film è un ospite di una casa psichiatrica che usa Don Chisciotte per evadere, per andare sulla strada e incontrare delle persone. E un altro uomo, Yossuf, lo segue silenziosamente. Il protagonista ha un impatto rovinoso con la realtà, non la capisce, deve ricondurre tutto ai libri e alla poesia, ciò che lui conosce. Credo che la poesia sia come un elemento chimico: se ne leggi tante, alla fine qualcosa ti fa. Don Chisciotte incontra barboni, zingari, giovani tossici, persone vittime di incantamenti, e cerca di aiutarli. A volte l'aiuto è rifiutato, altre peggiora le situazione. È un personaggio che conosce la sconfitta». Qui recita a fianco di un non attore che ha vissuto e vive una storia tremenda. «Yossuf è bravo, è giusto per il personaggio, è una presenza necessaria. Forse è lui il vero Don Chisciotte. Porta un mistero, un modo diverso di guardare e di ascoltare. Spero che potremo restare in contatto, mi piacerebbe aiutarlo ma non so come. È un compagno di lavoro gradevole e nobile, una presenza discreta, paziente e gentile. Eppure alle spalle ha esperienze terribili: al suo posto, io sarei morto tre volte. Mi fa pensare anche al mio viaggio che non si ferma mai. Nel '92 e nel '96 fui in Somalia, Kenya e Sudan per un progetto di Amref, dal quale realizzai lo spettacolo e il video “La febbre”. Un viaggio che mi cambiò la vita e ora, guardando Yossuf, ci ripenso. E mi chiedo: com'è possibile che una persona debba vivere così? È sopravvissuto all'annegamento e annega ora tutti i giorni senza lavoro perché noi non ci fidiamo degli stranieri». Questo lavoro è anche l'occasione per lavorare a Milano. «Mi fa piacere tornarci, ritrovare amici, come quelli dell'Elfo, che non vedevo da dieci anni. Questo mestiere ti porta a essere intimi di alcune persone per un periodo e poi perdersi per anni. E al Pini mi sento di casa, tutte le mie cose di teatro le ho fatte qui. È come se dovessi sempre partire dalle periferie». E ora? «A metà marzo parto per un viaggio di un mese e mezzo in Indonesia per scrivere un libro. Sarà un romanzo epistolare con un importante scrittore italiano. E in estate ricomincerò con lo spettacolo “il grande viaggio”» Nicola Falcinella

 


       CommentoLa Provincia di Sondrio


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