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 Welfare

04 Marzo, 2005
Curare i disabili fra le vigne e gli asinelli: nuovo fronte lombardo dei servizi alla persona
Esistono dei bisogni sul territorio ai quali anche le aziende agricole vogliono dare una risposta

Curare i disabili fra le vigne e gli asinelli: nuovo fronte lombardo dei servizi alla persona
Curare i disabili fra vigne e asinelli. L’agricoltura del futuro in Lombardia passa anche da qui, da un nuovo modo di interpretare i servizi alla persona con percorsi guidati per chi soffre di disturbi psichici, fisici o ha problemi di inserimento sociale. Gli ultimi dati Istat dicono che sono oltre 300 mila (il 3,8% della popolazione sopra i 6 anni) le persone in Lombardia con un qualche tipo di handicap e che quindi hanno necessità di un aiuto

“Esistono dei bisogni sul territorio ai quali anche le aziende agricole vogliono dare una risposta - spiega Ettore Prandini, Vice Presidente della Coldiretti regionale – per questo sta progressivamente nascendo una rete di strutture che nel rapporto quotidiano con la realtà rurale, dalla terra agli animali, aiuta a reinserire sia dal punto di vista sociale che lavorativo persone con problemi di varia natura. E’ un nuovo modello di welfare che avanza e si rafforza”.

Alcuni esempi sono stati spiegati oggi, 29 settembre 2010, nel convegno organizzato da Coldiretti Donne Impresa negli spazi della Regione in via Pola 12 a Milano e che ha permesso di dare uno sguardo a quello che già c’è e alle prospettive per il futuro.

“Noi facciamo terapia per disabili con gli asinelli e i cavalli, organizzando anche soggiorni di sollievo e abbiamo fino a 40 persone alla settimana - spiega Mariangela Lamagni, 45 anni, dell’azienda Dosso Sant’Andrea di Quinzano D’Oglio, in provincia di Brescia – Il tipo di recupero che curiamo è sia psichico che fisico ed è strategica la relazione affettivo comportamentale che si crea con l’animale che viene affidato al paziente”. Ma non c’è solo l’onoterapia o l’ippoterapia. Ma esistono percorsi lavorativi che portano a sviluppare la manualità e il rapporto con gli altri, per superare quelle difficoltà di integrazione sociale tipiche di molte disabilità mentali.

“Ogni giorno noi abbiamo due gruppi che a rotazione, dal lunedì al giovedì sono impiegate nell’etichettatura delle bottiglie di vino che produciamo o delle confetture di frutta, di mostarde e di sottolii. Il disabile si sente parte di qualcosa e acquisisce comportamenti più adeguati al tessuto sociale in cui vive” racconta Elisabetta Scabrosetti, dell’azienda agricola Andi di Montù Beccaria, nell’Oltrepo Pavese.

“Le donne sono una risorsa per la società e anche nel settore agricolo la loro presenza è sempre più importante, visto che sono titolari di oltre 17 mila imprese agricole – spiega Pina Alagia, responsabile Donne Impresa Coldiretti Lombardia – la sensibilità che sappiamo mettere in campo ci permette di agire anche in un settore delicato come è quello che vede coinvolte persone con problemi psichici o fisici”
Alla cooperativa agricola Clarabella, a Iseo, nel Bresciano, ogni giorno 65 disabili assistiti da una ventina di operatori sono impegnati nelle vigne (hanno appena concluso la vendemmia), nella coltivazione degli ulivi, nella produzione di miele, nel florovivaismo e anche nella gestione di un agriturismo. “Noi abbiamo iniziato nel 2003 – racconta Sara Vigani, 24 anni, presidente della cooperativa – l’età media è fra i 30 e i 35 anni. Prima era in maggioranza uomini, adesso stanno aumentando le donne. I pazienti sono tutti del territorio e ci vengono mandati qui dai cps (i centri psicosociali) per intraprendere percorsi di recupero. C’è una prima valutazione delle attività in cui possono essere impegnati e poi fanno un tirocinio formativo prima di iniziare l’attività vera e propria. Diciamo pure che non è semplice e che ci vuole tanta buona volontà”.

Come quella che da 23 anni ci mette la cooperativa Aretè, in Valseriana, alle porte di Bergamo, che segue sia persone con handicap che ex detenuti con la coltivazione degli ortaggi. “Proprio con il carcere del capoluogo orobico – spiega il presidente della coop, Claudio Bonfanti – stiamo per avviare un corso di formazione per 9 reclusi per 130 ore teoriche e 170 ore pratiche dedicate all’agricoltura. Questo tipo di impegno è sicuramente un fatto positivo sia per chi deve reinserirsi nella società dopo un periodo in carcere sia per le persone con problemi psichici e comportamentali, da chi ha handicap veri e propri ai minori in difficoltà”.

Ma nel nuovo welfare dei campi ci sono anche gli agriasilo. “Ne abbiamo dieci in Italia, con richieste per aprirne almeno cento – spiega Adriana Bucco, Responsabile nazionale Donne Impresa – è un modo per fare didattica sul campo in rapporto diretto con la natura e per rispondere ai bisogni delle famiglie”.

L’agricoltura si conferma quindi – afferma la Coldiretti Lombardia – come un settore strategico non solo dal punto di vista economico, della sicurezza alimentare e del legame culturale con il territorio, ma è anche la fonte di una serie di risposte alle richieste della società: da uno sviluppo sostenibile con la conservazione delle aree verdi coltivate ai nuovi servizi alla persone che vedono nel ritorno alla terra un tirocinio educativo sia dal punto di vista fisico che psichico.

Nel cibo come nei servizi sociali – spiega la Coldiretti Lombardia – si sta affermando un modello di filiera corta che vede sempre più vicini agricoltori e consumatori. E in questo percorso multifunzionale che punta alla trasparenza dell’origine e al km zero adesso arriva per le aziende anche la possibilità, appena introdotta, di produrre, fra l’altro, anche pane, pizza e farine.

 


       


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