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04 Marzo, 2005
FAMIGLIA-SCUOLA-COLLETTIVITA’ di Vincenzo Andraous
La responsabilità penale è chiaramente individuale, ma…..

FAMIGLIA-SCUOLA-COLLETTIVITA’ di Vincenzo Andraous
La responsabilità penale è chiaramente individuale, ma…..
Un minore ha colpito a morte un coetaneo per un offesa da poco, un altro ha mandato all’ospedale il proprio pari per ribadire la propria carica di famoso per forza, quell’altro in buona compagnia femminile ha spezzato i denti a due ragazzini gay, perché ritenuti diversi, o soltanto poco divertenti.
La responsabilità penale è chiaramente individuale, ma ce ne è un’altra di non minor peso e importanza che è quella collettiva, meglio definita come responsabilità morale.
Qualcuno ripete che sono sempre accaduti episodi violenti, ma per quanto mi sforzi, non ho visione di una planimetria esistenziale deviata e deviante come quella attuale, che sempre più sovente vede coinvolti giovanissimi alle prime armi con il delitto, e non con le bravate adolescenziali di cui un po’ tutti siamo stati protagonisti.
Ci sono tre aree su cui sarebbe doveroso accamparsi senza sbandare sulle ideologie: famiglia, scuola, collettività, una triade che deve insegnarci la lettura creativa e affettiva del mondo che ci circonda, ci fa crescere, ci fa diventare persone mature.
La famiglia dei tempi corti assegnati a priorità funzionali, al raggiungimento di un benessere mantenuto a tutti i costi, per dare ai nostri figli “quel che noi non abbiamo avuto”, o per farli diventare “ quel che noi volevamo essere “.
Un’ostinazione che fa perdere contatto con la realtà dove vivono i nostri ragazzi, che fa smarrire il senso di quel bene che invece significa avere rispetto di loro, sapere a che punto sono quando non ci dicono niente, dentro un futuro che vorremmo regalargli senza opporre fatica, impegno, stili di vita accettabili.
La scuola, come la famiglia, rischia di diventare avamposto e non più trincea a difesa di valori inalienabili, ha perduto autorevolezza-credito di autorità, fatica a richiamare a sé il proprio carisma educativo, occorre più coraggio, e prendere posizione, per non sottrarsi alle conseguenze che una tale pratica comporta.
Studenti che non sanno bene cosa leggono e genitori-professori in crisi identitaria facilitano l’ingresso di sub-culture, e mentre ciò si manifesta, i giovanissimi entrano nelle nuove formazioni solitudinali, dove diverso è il linguaggio del corpo, quello della parola, tutto è inverso, persino dentro la scuola dove essere migliore significa soffrire di più.
Ricomporre il mosaico educazionale è compito non solamente di un’aula scolastica, bensì di una collettività che non molla gli ormeggi del cuore, che svolge il proprio dovere fino in fondo.
Una società dei bulli, ma non quelli delle elementari, delle medie, no, quelli sono a loro volta degli sfigati in partenza, i bulli sono quelli che usano il corpo degli altri, che ci fanno vagoni di dobloni e non perdono un colpo: stanno bene al coperto delle tutele, delle garanzie, perché corretto offrirne a chi è innocente fino a prova contraria, però con diseguale arbitrio non concede speranza, dignità, sopravvivenza, a chi in galera sconta la propria condanna per una sottrazione impropria al supermercato, o quanti sono ristretti da venti, trenta, quarant’anni a ricercare un’occasione di riscatto.
Una società desensibilizzata dal bene comune dell’educazione, che non ha più intenzioni di pazienza, un’epidemia di infantilismo che lascia sul terreno ogni possibilità di trasformazione, è pasto dell’indifferenza, eppure continuiamo a imputare alla scuola e ai più giovani l’emergenza educativa, un’autoassoluzione inventata ad arte ma che condanna al plotone di esecuzione le generazioni future.
Vincenzo Andraous

 


       


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