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 Dall' Italia

04 Marzo, 2005
La battaglia dell'IdV contro 'decreto Bondi'
I deputati dell'IdV hanno voluto percorrere la strada dell'ostruzionismo,

La battaglia dell'IdV contro 'decreto Bondi' l'Italia dei Valori ha portato avanti, in Parlamento, una dura e ferma battaglia contro l'approvazione del cosiddetto 'Decreto Bondi', provvedimento attraverso il quale il Governo ha apportato drastici tagli ai comparti della cultura e dello spettacolo, mortificandoli e abbandonandoli a se stessi.

I deputati dell'IdV hanno voluto percorrere la strada dell'ostruzionismo, proseguita ininterrottamente per oltre 30 ore, al fine di migliorare il provvedimento del Governo in materia di spettacolo e attività culturali.

Un importante risultato è stato raggiunto: il Governo ha recepito tutti gli ordini del giorno presentati dai deputati dell'IdV e volti a tutelare i lavoratori delle fondazioni liriche sinfoniche su tutto il territorio nazionale.

Riteniamo fondamentale che la battaglia condotta dall'IdV a livello centrale possa proseguire a livello locale. Per questo, vi chiediamo di sostenere e appoggiare tutte le iniziative di protesta degli Enti e delle fondazioni della vostra Regione, coordinandovi con i parlamentari di riferimento e i coordinatori regionali.

In allegato troverete gli ordini del giorno presentati dai deputati dell'IdV e accolti dal Governo e i tre interventi del Presidente Antonio Di Pietro.

INTERVENTO

DI PIETRO: PROVVEDIMENTO MORTIFICA SETTORE.

FAREMO OPPOSIZIONE FINO ALL'ULTIMA PAROLA

Intervento in Aula del Presidente dell'Italia dei Valori, o norevole Antonio Di Pietro

Seduta di mercoledì 23 giugno 2010

L'Italia dei Valori rivendica con orgoglio la propria ferma e intransigente opposizione ed ha intenzione di portare avanti una vera e propria 'maratona' per opporsi allo scempio perpetrato dalla maggioranza verso i comparti della cultura e dello spettacolo. Il cosiddetto 'decreto Bondi', infatti, apporta tagli indiscriminati al personale, alle risorse e, quindi, mortifica dei settori che sono di importanza vitale.

Questa è la ragione dell'ostruzionismo che stiamo portando avanti.

Purtroppo, ancora una volta, l'azione di questo Governo va a beneficio di pochi e a danno di molti, a beneficio dei più forti e a danno dei più deboli.

Pertanto, l'Italia dei Valori continuerà a fare opposizione fino a quando potrà perché è giusto che sia così, senza offesa per nessuno, nel limite in cui ciò sarà possibile e fino a quando resisteremo.

Siamo qui e vorremmo che il Governo riflettesse sulle politiche che porta avanti e sulle sue azioni. Infatti, mentre toglie il pane dalla bocca dei precari del mondo della cultura, della scuola e dell'istruzione, costituisce un nuovo Ministero, che chiama Ministero per il federalismo, mentre si tratta del «Ministero per l'impunità», perché è l'unica vera ragione per cui butta via dei soldi, che potrebbero, invece, essere utilizzati per altre ragioni.

INTERVENTO 2

Intervento in Aula del Presidente dell'Italia dei Valori, o norevole Antonio Di Pietro

DI PIETRO: CONTRO TAGLI AL SETTORE CULTURA E SPETTACOLO SOLO CADUTA FISICA POTRA' FERMARCI

L'Italia dei Valori sta portando avanti, con orgoglio, una vera e propria maratona contro i tagli indiscriminati ai settori della cultura e dello spettacolo che questo Governo vorrebbe attuare attraverso questo pessimo decreto. Solo la caduta fisica potrà fermarci.

Siamo in quest'Aula a discutere di un tema serio: il futuro di comparti importanti come quelli della cultura, dello spettacolo e delle attività culturali, linfa vitale per il nostro Paese, che rischiano di essere abbandonati a se stessi. Addirittura, 'Il Giornale' ha riportato 'la cultura piange miseria, ma il ministero paga bene i suoi dirigenti". Tutta colpa dei tagli del governo. Eppure, a scorrere l'elenco, non si ha per niente l'impressione di un dicastero francescano. Infatti, circa 200 dipendenti, percepiscono stipendi con punte che sfiorano 200 mila euro. Sempre questo ministero, oggi, chiede ai precari di stringere la cinghia, di andare a casa, di non avere la possibilita' di arrivare a fine mese e al personale del settore di rassegnarsi e di calare il sipario.

Queste sono le ragioni per le quali stiamo facendo opposizione ferma e intransigente, e per le quali vogliamo far conoscere il misfatto perpetrato ai danni di un comparto importante. Un Paese che non investe nella cultura e' destinato a morire.

INTERVENTO 3

Intervento in Aula del Presidente dell'Italia dei Valori, o norevole Antonio Di Pietro

DI PIETRO: EVERSIVI? NO DEMOCRATICI

A causa del nostro ostruzionismo, portato avanti per opporci ai tagli voluti dal Governo ai settori della cultura e dello spettacolo, siamo stati accusati di essere un gruppo eversivo. Ben venga, all'interno di questo Parlamento, un gruppo eversivo, come lo ha definito l'onorevole Cicchitto, come quello dell'Italia dei Valori, che si batte per fermare questo modello di governo fascista e piduista. Questo Esecutivo, infatti, pretende di cambiare le regole e modificare le leggi per tutelare, solo ed esclusivamente, gli interessi della Casta. Per questo, noi dobbiamo esserci e dobbiamo continuare a portare avanti la nostra battaglia.

L'Italia dei Valori è con i lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo e, se avessimo dovuto fare un provvedimento in materia economica, non ce la saremmo presa certo con i precari. E' necessario avviare una riforma fiscale abbassando le tasse ai lavoratori e ai pensionati e intensificando la lotta all'evasione fiscale. E' necessario definire una nuova politica industriale, varando un piano per il lavoro a favore dei giovani e delle donne e incentivando le assunzioni a tempo indeterminato. Bisogna, inoltre, cancellare le tante precarieta', intervenire sugli sprechi, rendere flessibile il patto di stabilita' per i Comuni virtuosi, bloccare i contratti pubblici e gli scatti di anzianita' della scuola. Su tutto cio' occorre intervenire. Queste sono le battaglie da portare avanti invece di prendersela, come fa questo Governo, con i precari del mondo della cultura, della scuola, e anche del mondo dell'informazione. I tagli alla cultura sono i tagli alla democrazia e un colpo d'accetta al futuro del Paese.

ORDINI DEL GIORNO DELL'ITALIA DEI VALORI PRESENTATI AL PROVVEDIMENTO SULLE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

TUTTI ACCOLTI DAL GOVERNO

La Camera,

premesso che:

l'uso della decretazione d'urgenza non consente un adeguato ed approfondito dibattito su una materia così importante come l'offerta culturale;

la crisi finanziaria che investe il settore delle fondazioni lirico-sinfoniche, settore tra i più importanti nella vita culturale del Paese, avrebbe, invece, dovuto esigere la condivisione delle problematiche e la ricerca di soluzioni finalizzate al riequilibrio del comparto attraverso il coinvolgimento del mondo della cultura, delle parti sociali e dell'intera rappresentanza politica italiana;

il provvedimento dispone tagli delle spese nel comparto del loro personale, quest'ultimo additato come colpevole principale del grave dissesto finanziario in cui si dibattono molte delle medesime fondazioni e principale impedimento alla loro crescita produttiva in quanto destinatario del 70 per cento delle risorse finanziarie destinate alle stesse;

i lavoratori delle fondazioni lirico-sinfoniche, anziché essere considerati la forza primaria della produzione delle medesime, vengono accusati di essere l'unico reale problema del dissesto in cui versano molte fondazioni;

nessuna soluzione viene, infatti, proposta nel testo del decreto per ovviare agli sprechi connessi ai costi esorbitanti di molte produzioni, per i compensi sostanziosi degli amministratori ovvero per prevedere provvedimenti che consentano di acquisire nuovi apporti di capitali da parte degli sponsor nonché di rideterminare i criteri di scelta degli organi di amministrazione;

l'obiettivo, da tempo dichiarato dal Ministro competente, consistente nella razionalizzazione dell'organizzazione e del buon funzionamento delle fondazioni liriche e nell'incentivazione all'apporto di capitali privati, non può limitarsi, come primo atto, unicamente all'approvazione di una normativa, emanata con procedura d'urgenza, che penalizza solamente i lavoratori;

l'investimento sulla cultura significa anche stimolare la crescita lavorativa di un comparto altamente specialistico come è quello delle fondazioni lirico-sinfoniche, favorire lo sviluppo e la tenuta del settore, sostenere e valorizzare il sapere e la capacità dei giovani artisti del futuro,

impegna il Governo

ad intervenire affinché siano introdotti strumenti che garantiscano l'efficienza e la funzionalità degli organi di controllo preposti alle fondazioni, anziché limitare le opportunità occupazionali in questo settore, il che condurrà inesorabilmente all'annullamento della forza del teatro e della musica dal vivo, che, come memoria storica e creativa, ha sempre recitato una parte importantissima nello sviluppo della cultura del Paese.

9/3552/14. Di Giuseppe.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

il Teatro comunale di Bologna si distingue per la sua tradizione storica e per l'importanza nei generi dell'opera italiana, riscuotendo interesse ed ammirazione anche all'estero;

la lirica, e con essa la suddetta fondazione, costituisce un elemento di identificazione della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere al Teatro comunale di Bologna una specifica tutela e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/15. Mura.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

il Teatro Carlo Felice di Genova si distingue per la sua tradizione storica e per l'importanza nei generi dell'opera italiana, riscuotendo interesse ed ammirazione anche all'estero;

la lirica, e con essa la suddetta fondazione, costituisce un elemento di identificazione della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere al Teatro Carlo Felice di Genova una specifica tutela e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/16. Paladini, Rossa, Tullo.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

il Teatro Massimo di Palermo si distingue per la sua tradizione storica e per l'importanza nei generi dell'opera italiana, riscuotendo interesse ed ammirazione anche all'estero;

la lirica, e con essa la suddetta fondazione, costituisce un elemento di identificazione della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere al Teatro Massimo di Palermo una specifica tutela e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/17. Messina.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

il Teatro dell'Opera di Roma si distingue per la sua tradizione storica e per l'importanza nei generi dell'opera italiana, riscuotendo interesse ed ammirazione anche all'estero;

la lirica, e con essa la suddetta fondazione, costituisce un elemento di identificazione della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere al Teatro dell'Opera di Roma una specifica tutela e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/18. Leoluca Orlando.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

il Teatro Regio di Torino si distingue per la sua tradizione storica e per l'importanza nei generi dell'opera italiana, riscuotendo interesse ed ammirazione anche all'estero;

la lirica, e con essa la suddetta fondazione, costituisce un elemento di identificazione della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere al Teatro Regio di Torino una specifica tutela e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/19. Cambursano.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

il Teatro La Fenice di Venezia si distingue per la sua tradizione storica e per l'importanza nei generi dell'opera italiana, riscuotendo interesse ed ammirazione anche all'estero;

la lirica, e con essa la suddetta fondazione, costituisce un elemento di identificazione della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere al Teatro La Fenice di Venezia una specifica tutela e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/20. Donadi.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

il Teatro lirico di Cagliari si distingue per la sua tradizione storica e per l'importanza nei generi dell'opera italiana, riscuotendo interesse ed ammirazione anche all'estero;

la lirica, e con essa la suddetta fondazione, costituisce un elemento di identificazione della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere al Teatro lirico di Cagliari una specifica tutela e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/22. Palomba.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

il Teatro del Maggio musicale fiorentino si distingue per la sua tradizione storica e per l'importanza nei generi dell'opera italiana, riscuotendo interesse ed ammirazione anche all'estero;

la lirica, e con essa la suddetta fondazione, costituisce un elemento di identificazione della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere al Teatro del Maggio musicale fiorentino una specifica tutela e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/23. Evangelisti.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

il Teatro alla Scala di Milano si distingue per la sua tradizione storica e per l'importanza nei generi dell'opera italiana, riscuotendo interesse ed ammirazione anche all'estero;

la lirica, e con essa la suddetta fondazione, costituisce un elemento di identificazione della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere al Teatro alla Scala di Milano una specifica tutela e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/24. Rota.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

il Teatro San Carlo di Napoli si distingue per la sua tradizione storica e per l'importanza nei generi dell'opera italiana, riscuotendo interesse ed ammirazione anche all'estero;

la lirica, e con essa la suddetta fondazione, costituisce un elemento di identificazione della nostra storia, della nostra tradizione, della nostra cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere al Teatro San Carlo di Napoli una specifica tutela e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/25. Barbato.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in oggetto, all'articolo 1, dispone l'intervento di uno o più regolamenti di delegificazione al fine di revisionare l'assetto ordinamentale e organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche;

in tale provvedimento è disciplinata una marcata opera di delegificazione settoriale, da adottarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto n. 400 del 1988, attraverso cui il Governo dovrà disciplinare l'intera materia, derogando, modificando o abrogando norme di rango primario;

la relazione illustrativa al disegno di legge di conversione evidenzia che l'urgenza dell'intervento nasce dalla profonda crisi del settore;

nonostante l'urgenza dichiarata, i regolamenti devono essere emanati entro diciotto mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge, previo parere della Conferenza unificata, del Consiglio di Stato e delle Commissioni parlamentari competenti;

l'articolo 117, terzo comma, della Costituzione ascrive all'ambito competenziale «concorrente» Stato - Regioni la «valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione di organizzazione di attività culturali»; il decreto-legge in esame, viceversa, non si limita a fissare i principi fondamentali cui le Regioni dovrebbero attenersi, ma, ad avviso del presentatore, invade pervasivamente la potestà legislativa regionale, in quanto disciplina minuziosamente la materia delle attività culturali addirittura, in alcuni casi attribuendo al Ministro per i beni e le attività culturali il potere di emanare propri decreti anche di natura non regolamentare su materie oggettivamente di legislazione concorrente tra Stato e Regioni,

impegna il Governo

al fine di introdurre garanzie del rispetto delle competenze delle Regioni e degli enti locali in materia, ad intraprendere, attraverso il pieno coinvolgimento della conferenza Stato-Regioni, una proficua collaborazione tra lo Stato, le Regioni e gli enti locali, nel regolare le procedure e le modalità d'intervento sull'assetto ordinamentale e organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche.

9/3552/26. Aniello Formisano.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 1, dispone l'intervento di uno o più regolamenti di delegificazione al fine di revisionare l'assetto ordinamentale e organizzativo delle fondazioni lirico-sinfoniche;

in particolare all'articolo 1, comma 1, lettere b) ed f), contiene norme suscettibili di ledere, ad avviso del presentatore, l'autonomia statutaria degli enti stessi;

in particolare la succitata lettera b) prevede che lo statuto di ogni fondazione e le relative modifiche siano approvati dal Ministro per i beni e le attività culturali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze;

alla lettera f) citata si stabilisce l'eventuale previsione di forme organizzative speciali, il cui statuto deve prevedere che l'erogazione del contributo statale avviene sulla base di programmi di attività triennale, avendo riferimento ad una percentuale minima prestabilita a valere sul Fondo unico per lo spettacolo, con successiva verifica dei programmi stessi da parte del Ministero per i beni e le attività culturali, inoltre il Ministero dell'economia e delle finanze è sentito per le materie di specifica competenza;

le suddette disposizioni non tengono conto che tali fondazioni sono state trasformate con il decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, in fondazioni di diritto privato, e come tali godono di autonomia statutaria;

è necessario, inoltre tener conto che le fondazioni lirico-sinfoniche godono di autonomia, anche in quanto istituzioni di alta cultura ai sensi dell'articolo 33, sesto comma, della Costituzione,

impegna il Governo

ad intraprendere le opportune iniziative normative affinché la disciplina prevista sia resa compatibile con l'autonomia di cui godono gli enti lirico-sinfonici.

9/3552/27. Favia.

La Camera,

premesso che:

il testo all'esame, agli articoli 2 e 3, prevede una disciplina che interviene in modo eccessivamente dettagliato e impositivo sull'autonomia negoziale degli enti lirico-sinfonici, per quanto attiene sia alla contrattazione collettiva, sia alla disciplina dei contratti integrativi aziendali;

in particolare, l'articolo 2, indicando un'apposita procedura di contrattazione collettiva stabilisce che il contratto collettivo nazionale di lavoro sia sottoscritto, per la parte datoriale, da una delegazione individuata con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali in sede di prima applicazione, e da una delegazione rappresentativa individuata dalle fondazioni, per la disciplina a regime, mentre la delegazione datoriale si avvalga dell'ARAN;

l'articolo 3 reca disposizioni in materia di personale dipendente dalle fondazioni. Tra l'altro:

attribuisce carattere di esclusività al rapporto di lavoro del personale, prevedendo che esso possa svolgere attività di lavoro autonomo nei limiti e con le modalità previste dal CCNL, e secondo i criteri determinati in sede di contratto aziendale, solo previa autorizzazione del sovrintendente. Nelle more della sottoscrizione del CCNL, dal 1o gennaio 2011 sono vietate tutte le prestazioni di lavoro autonomo;

i contratti integrativi aziendali vigenti alla data di entrata in vigore del decreto possono essere rinnovati solo successivamente alla stipula del nuovo CCNL;

decorsi due anni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto e fino alla stipula del CCNL, il trattamento economico aggiuntivo è ridotto del 25 per cento;

fatte salve alcune ipotesi, si vietano fino al 31 dicembre 2011 le assunzioni a tempo indeterminato; a decorrere dal 2012 queste ultime sono possibili entro i limiti indicati;

vengono posti limiti per le assunzioni a tempo determinato, in ordine alle quali, inoltre, si consente il ricorso a tipologie contrattuali flessibili;

in materia di assunzioni, inoltre, sono dettate specifiche discipline per le fondazioni con particolari requisiti inerenti il bilancio ed appositi indici ad esso connessi, nonché per la Fondazione Petruzzelli e Teatri di Bari;

si riduce a 45 anni l'età pensionabile per ballerini e tersicorei, senza distinzione di sesso. Per due anni dall'entrata in vigore delle nuove disposizioni, chi ha raggiunto o superato la nuova età pensionabile può esercitare un'opzione per restare in servizio;

tali disposizioni non tengono conto che tali fondazioni sono state trasformate con il decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, in fondazioni di diritto privato, e come tali godono di un'autonomia contrattuale non comprimibile a piacimento da parte Governo, né sottoponibile ex lege alle norme riguardanti la contrattazione nella pubblica amministrazione; dunque l'eccessiva ingerenza sulla contrattazione collettiva operata dal Governo lede l'autonomia delle fondazioni lirico-sinfoniche;

sembrano quindi configurarsi alcuni profili di contrasto con il regime generale di natura privatistica che regola i contratti di lavoro, nonché con le competenze delle Regioni e degli enti locali in materia,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità, anche alla luce delle vanificate aspettative lavorative di moltissimi addetti del settore, di avviare opportune iniziative per limitare il disagio cui andranno incontro i lavoratori per effetto del provvedimento e che il medesimo possa essere rivisto nelle parti riguardanti le assunzioni e gli inquadramenti.

9/3552/28. Scilipoti.

Camera,

premesso che:

il provvedimento in oggetto, all'articolo 7, dispone la costituzione di un nuovo Istituto mutualistico artisti interpreti esecutori, il nuovo IMAIE;

il nuovo Imaie - secondo l'articolo 7 - opera sotto la vigilanza congiunta della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l'informazione e l'editoria, del Ministero per i beni e le attività culturali e del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, che ne approvano lo statuto e ogni successiva modificazione, il regolamento elettorale e di attuazione dell'articolo 7 della legge n. 93 del 1992, assicurando che l'assetto organizzativo sia tale da garantire efficaci forme di tutela dei diritti degli artisti interpreti esecutori. Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali nomina il presidente del collegio dei revisori, il Ministero per i beni e le attività culturali e il Ministero dell'economia e delle finanze nominano un componente ciascuno del collegio;

il Ministero per i beni culturali e quello del lavoro, con note ufficiali, si sono detti ripetutamente non competenti ad occuparsi dei problemi dell'IMAIE, inoltre i loro rappresentanti in seno agli organi statutari non hanno certo brillato per competenza, attenzione e controllo;

si ricorda che il 14 luglio 2009 il prefetto di Roma, ha emanato il provvedimento di estinzione dell'IMAIE per «impossibilità a raggiungere lo scopo sociale» basandolo sul fatto che l'Istituto non liquidava i beni degli artisti e che aveva depositato sui propri conti correnti bancari circa cento milioni di euro, che, pur non essendo stati liquidati ai singoli artisti aventi diritto in quanto non individuabili, non erano stati destinati, come previsto dalla legge, ai contributi previsti come sostegno professionale alla categoria ai sensi dell'articolo 7 della legge n. 93 del 1992 istitutiva dello stesso IMAIE;

gli artisti chiedono un vero rinnovamento ed accettano positivamente la vigilanza sull'istituto e l'approvazione dello statuto da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l'informazione e l'editoria, ma respingono quella del Ministro per i beni e le attività culturali e del Ministero del lavoro,

impegna il Governo

a garantire comunque l'autonomia dell'ente, evitando interferenze nella libertà ed autonomia professionale dei lavoratori del settore, affinché l'approvazione del regolamento elettorale e quello dell'articolo 7 della legge n.93 del 1992 restino una prerogativa esclusiva di tutti gli artisti, in quanto patto tra soci di un organismo di diritto privato.

9/3552/29. Porcino.

La Camera,

premesso che:

il provvedimento in esame, all'articolo 3, comma 5, reca una nuova disciplina in materia di assunzioni; in particolare, dalla data di entrata in vigore del provvedimento medesimo, cioè il 1o maggio 2010, fino al 31 dicembre 2011, alle fondazioni lirico-sinfoniche è vietato procedere ad assunzioni a tempo indeterminato, nonché indire procedure concorsuali per tale scopo. Il divieto non si applica per le procedure riguardanti le professionalità artistiche necessarie per la copertura di ruoli di primaria importanza indispensabili per l'attività produttiva. Le procedure concorsuali incompatibili con tale indirizzo, in essere al 1o maggio 2010, sono prive di efficacia;

al comma 8-bis, si dispone, in deroga alle disposizioni di cui al comma 5, che la Fondazione lirico-sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, esclusivamente nei limiti delle risorse ad essa assegnate per le proprie attività e senza ulteriori o neri a carico della finanza pubblica, può effettuare assunzioni di personale con rapporto di lavoro a tempo determinato ed indeterminato, selezionato esclusivamente a seguito dello svolgimento di procedure ad evidenza pubblica, nei limiti della pianta organica approvata, preventivamente autorizzate dal Ministero per i beni e le attività culturali;

dunque, si è dunque preso atto della peculiarità della situazione della Fondazione Petruzzelli, che vede una forte carenza di organico, a causa del fatto che il teatro ha riaperto solo ad ottobre scorso; pertanto la Fondazione può procedere alle assunzioni, ma dovrà attingere dal proprio bilancio, in quanto è stata concessa la deroga, ma senza stanziamento di ulteriori risorse da parte dello Stato,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di attivarsi, affinché, anche con l'intervento di soggetti privati, siano reperite le risorse finanziarie sufficienti a consentire il funzionamento e la completa valorizzazione del Teatro Petruzzelli di Bari.

9/3552/30. Zazzera.

La Camera,

premesso che:

in relazione alle norme contenute nel decreto al nostro esame, la fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste ha già provveduto autonomamente all'ottimizzazione delle proprie risorse secondo i principi di efficienza, economicità, corretta gestione e imprenditorialità; essa figura fra i teatri di produzione italiani con il miglior indice di produttività;

la Fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste opera anche nelle altre province della regione Friuli - Venezia Giulia e riscuote interesse ed ammirazione anche all'estero, generando dai Paesi limitrofi dei flussi turistici significativi;

la fondazione citata ha difficoltà di attrarre significativi apporti economici dai soggetti privati dal momento che essa opera nella più piccola provincia italiana, che è di fatto stata spogliata delle sue prerogative economiche maggiori che derivavano dal suo porto e dallo sviluppo dei relativi commerci di città emporiale di riferimento per i vicini Paesi dell'Est,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di riconoscere alla Fondazione Teatro lirico Giuseppe Verdi di Trieste una specifica tutela, anche in vista della programmata celebrazione e visita ufficiale del Capo dello Stato per il 150o anniversario dell'Unità d'Italia, e dotare la fondazione stessa di strumenti che le consentano di poter operare in deroga al decreto di riforma e di incentivarne il ruolo di diffusione della cultura artistica italiana nel bacino interno e internazionale di riferimento.

9/3552/31. Monai, Strizzolo, Maran, Cuperlo, Rosato.

La Camera,

premesso che:

il decreto all'esame non può essere considerato una riforma ma un intervento di ulteriore taglio, senza nessuna prospettiva di crescita, visto anche l'accanimento che traspare nei confronti delle remunerazioni del personale e la totale assenza di garanzie nel prosieguo di numerose carriere tecniche ed artistiche;

le attività artistiche precipue e di corredo sono espresse da personale qualificato che nei vari livelli, lavora a complemento ed in simbiosi per consentire il miglior risultato finale della rappresentazione artistica propriamente detta; inoltre gli orari, la reperibilità e gli impegni lavorativi del settore sono estesi ben oltre i tempi canonici e spaziano normalmente in giorni feriali e festivi;

queste scelte governative penalizzano proprio i punti di forza, di eccellenza, di peculiare professionalità su cui la nazione dovrebbe, al contrario, scommettere e poggiare le sue speranze nella difficile battaglia per la ripresa economica;

il decreto in oggetto ha creato disagi presso i cittadini, fruitori finali del prodotto culturale e delle vanificate aspettative lavorative di moltissimi addetti del settore, soprattutto nelle parti riguardanti le assunzioni e gli inquadramenti,

impegna il Governo

a valutare le ricadute dell'applicazione del decreto all'esame, al fine di predisporre le opportune iniziative atte a correggere le eventuali distorsioni tenendo conto delle reali aspettative e potenzialità che la cultura rappresenta nel sistema Paese.

9/3552/32. Piffari.

La Camera,

premesso che:

l'articolo 7, comma 24, del disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, attualmente in esame presso il Senato della Repubblica, riduce del 50 per cento il contributo statale agli istituti culturali;

non sono chiare le ragioni di tale forte penalizzazione, considerando che le riduzioni previste dal decreto-legge n. 78 del 2010 per altre voci di spesa si attestano all'incirca al 10 per cento;

nel suo complesso, la cultura risulta assai colpita sia dalla citata manovra economica recentemente varata dall'attuale Governo, sia dal provvedimento in esame che disegna, purtroppo, una prospettiva assai tragica per tale comparto;

altri Paesi europei, come ad esempio la Germania, hanno addirittura aumentato la spesa per la cultura, giudicandola anticiclica al fine di ampliare le capacità di sviluppo della società;

appare quanto mai improcrastinabile adottare misure che si rivelino capaci di valorizzare le potenzialità di sviluppo del settore della cultura,

impegna il Governo

a valutare l'opportunità di adottare ogni iniziativa, anche normativa, volta a riconsiderare la scelta di ridurre del 50 per cento il contributo statale agli istituti culturali previsto dal citato decreto n. 78 del 2010, posto, peraltro, che spetterà al Ministro competente il compito di decidere in che misura applicare il taglio dei fondi su ciascun organismo, senza che siano previsti nell'ambito della disposizione di rango primario adeguati criteri di riferimento.

9/3552/33. Palagiano.

La Camera,

premesso che:

il FUS (Fondo unico per lo spettacolo) che rappresenta il principale trasferimento di risorse dello Stato verso le 14 fondazioni lirico-sinfoniche, è diminuito dal 2001 del 30 per cento, inoltre il suo valore non è stato mai adeguato all'inflazione (dal 1985 anno della sua istituzione) e la reale esigenza operativa di esercizio è stimata in 200 milioni di euro necessari a mantenere in essere le attività già programmate in corso;

il Governo, con successivo repentino decreto, ha stabilito, dopo il taglio reciso dei fondi (82 milioni di euro, pari ad un terzo del totale) un parziale reintegro di 60 milioni di euro, prelevati dal fondo della Presidenza del Consiglio, per le emergenze;

i criteri fissati nel decreto al nostro esame sono tesi, in modo particolare, ad una razionalizzazione ed organizzazione delle fondazioni, atta a migliorarne il funzionamento gestionale sulla base di principi di economicità ed imprenditorialità che possano favorire l'intervento di soggetti pubblici e privati nelle fondazioni stesse;

la cultura non va considerata come uno spreco, ma come una risorsa, patrimonio di un Paese che affonda profondamente nell'arte le sue radici più antiche e nobili; come tale il decreto in oggetto, non può essere considerato una riforma, ma un intervento, di ulteriore taglio, senza nessuna prospettiva di crescita;

anche atteso lo stato di crisi che attanaglia i vari settori produttivi dell'intero occidente senza l'esclusione dell'Italia, non possiamo non rilevare il fatto che il nostro Paese destini alla cultura non più dello 0,30 per cento del suo prodotto interno lordo (sottolineiamo meno di un terzo di un punto percentuale),

impegna il Governo

ad adottare, per quanto di competenza, ogni misura utile ad introdurre strumenti adeguati che favoriscano l'apporto economico dei privati a sostegno delle fondazioni.

9/3552/34. Di Pietro, Borghesi, Monai.

Grazie per la Vs. attenzione, con la preghiera di diffusione

UFFICIO STAMPA & COMUNICAZIONE - ITALIA DEI VALORI - LOMBARDIA

per informazioni o interviste prego di contattare il 348 5555348

 


       


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