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 Politica

04 Marzo, 2005
Riflessione da Lodi .Dopo le elezioni regionali ( di Alessandro Manfredi )
Ritengo che la prima riflessione che occorre fare sui risultati delle recenti elezioni regionali ed amministrative riguardi il dato dell'astensionismo

Riflessione da Lodi .Dopo le elezioni regionali ( di Alessandro Manfredi )
Ritengo che la prima riflessione che occorre fare sui risultati delle recenti elezioni regionali ed amministrative riguardi il dato dell'astensionismo. Per tutti coloro che credono sinceramente nella democrazia e restano convinti che questo sia il sistema di governo migliore per fare crescere e rafforzare in ogni cittadino una coscienza civile che porti ognuno a contribuire, in base alle proprie possibilità, ad un miglioramento complessivo della società, la percentuale di non partecipazione al voto che si è manifestata non può che destare forti preoccupazioni.

Per il resto anche in questa occasione abbiamo visto che, a seconda della visuale da cui si prendono i dati, ognuno può vantare di avere vinto, oppure di avere perso meno degli altri. Per il Partito Democratico penso che valgano soprattutto due considerazioni:

la prima è che l'astensione, se in termini di voti assoluti ci ha penalizzato meno del Popolo delle Libertà, ha colpito comunque fortemente anche noi. Una buona fetta del nostro elettorato non è andata a votare, e questo significa che la proposta politica del PD non è stata capace di motivarli adeguatamente;

la seconda , che avere perso quattro regioni come Piemonte, Lazio, Campania, e Calabria non rappresenta un segnale di riscossa. Poi ognuna di queste situazioni ha una ragione specifica: in Piemonte Grillo, nel Lazio una manciata di voti, in Campania i rifiuti ecc. Nella nostra Provincia possiamo goderci il risultato del Comune Capoluogo e la elezione del Consigliere Regionale, ma anche nel lodigiano, non possiamo trascurare il dato nazionale.

Se il Partito Democratico vuole uscire dalle secche in cui è costretto da un po' di tempo, rappresentare, cioè, non più di un quarto dell'elettorato del nostro paese, e puntare a costruire veramente una alternativa per il paese, deve interrogarsi seriamente non solo sulle possibili alleanze da costruire, ma prima di tutto sulle ragioni di un risultato così deludente, delineando una risposta che non guardi solo al breve periodo, ma ad una prospettiva di più lungo respiro.

Sulle ragioni di questo risultato: sono convinto innanzitutto che non abbiamo dato agli elettori la visione di un partito che sa essere coeso al proprio interno. Troppe divisioni che ormai non riguardano più ex DS ed ex Margherita, ma coinvolgono tutto quanto il partito: non si è ancora consolidato un gruppo dirigente, che subito lo si cambia o si ipotizza nuovamente di cambiarlo; protagonisti importanti della fondazione di questa nuova formazione come Rutelli, Binetti, Lusetti ed altri che se ne vanno dimostrando che, in fin dei conti, non è che credessero molto alla strada intrapresa.

In secondo luogo, e, ritengo, ancora più importante, rispetto ad un Progetto politico che a fatica ha cercato di delinearsi, ma i cui contorni cominciano ad emergere (vale a dire la costruzione di una alternativa al centro destra; la centralità della democrazia e quindi la difesa degli organi istituzionali che ne sono il presidio; il tema del lavoro come tema strutturale portante delle scelte di governo in questa fase di crisi, ma anche oltre; il valore della solidarietà ed il sostegno alle fasce più deboli della nostra società da coniugare nel mantenimento dei diritti inalienabili rappresentati da istruzione, salute, lavoro, ambiente), quello che risalta è la difficoltà a declinare questi riferimenti progettuali in alcune idee forza, limitate nel numero, ma in grado di rappresentare un segnale rivolto a quelle fasce di popolazione che hanno chiaro che le dimensioni epocali della crisi che stiamo attraversando, richiedono la messa in campo di nuove idee e di nuovi soggetti sociali in grado di farle proprie. E' chiaro, e qui il problema si fa più complesso, che non si tratta solo di incapacità nostra: il sistema dei media veicola soprattutto le nostre debolezze piuttosto che i nostri punti di forza, , un Presidente del Consiglio che gioca istrionicamente tutte le parti in commedia, confondendo spesso il ruolo istituzionale con quello di capo partito, in una realtà in cui la politica è oramai ridotta principalmente a spettacolo, non gioca a nostro favore. E non basta guardare la percentuale di presenza delle forze politiche nei TG, ma è ciò che rappresenta il sistema dei media nel nostro paese, il suo carattere ormai pervasivo, 24 ore su 24, che filtra nella società un orientamento che è oggettivamente a sostegno di chi ne detiene il controllo.

Cosa si deve fare in questa situazione? Francamente mi sembra che la liturgia post elettorale stia ripercorrendo delle strade già seguite in passato e che non hanno portato a grandi risultati.
Secondo me è necessario individuare alcuni punti prioritari:

-non continuare a definire le nostre strategie solo in rapporto alle diverse scadenze elettorali, ma traguardare ad una prospettiva di più lungo periodo;
-non ritagliare la nostra proposta politica esclusivamente sul contrasto a Berlusconi ed al centro destra, ma essere chiaramente propositivi sulle questioni nodali di interesse dei cittadini;
-spendere tutte le nostre energie per fare in modo che le nostre proposte arrivino alle diverse fasce sociali, senza basarci esclusivamente sul sistema mediatico (meno presenze a Porta a Porta e più presenze nei territori;
-sostenere in tutti i modi le strutture periferiche del Partito, i Circoli del PD, che sono numerosi, sono più radicati di quanto non si pensi ed hanno bisogno di sentire che hanno alle spalle una forza politica che ha un forte volontà di muoversi all'unisono.

Mi auguro che la Conferenza programmatica che è stata preannunciata si occupi soprattutto di queste questioni, e, dato che essa si articolerà anche nel nostro territorio, è arrivato il momento di chiedere alla nuova Amministrazione Provinciale, a un anno dal suo insediamento, di cominciare a fare sentire la sua presenza sui problemi di fondo della nostra Provincia, perchè fino ad ora, del grande dato di novità che avrebbe dovuto rappresentare, si sono visti ben pochi segni.

Alessandro Manfredi
Assemblea Provinciale del Partito Democratico

fonte: http://www.giuseppecremonesi.com/index.php?option=com_content&task=view&id=680&Itemid=2

 


       


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