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 Economia

04 Marzo, 2005
No alla patata mostro Ogm sui campi lombardi
“Non conviene e anche i consumatori sono contrari”

No alla patata mostro Ogm sui campi lombardi
“Non conviene e anche i consumatori sono contrari”
“Nessuno fra le persone che vengono a prendere le patate da me vuole gli Ogm. Anzi, mi chiedono se è tutto naturale” spiega Giuliano Fumagalli, 44 anni, orticoltore di Vimercate e produttore della patata tipica di Oreno, in Brianza. E aggiunge: “Non credo proprio che una patata transgenica come quelle appena autorizzata dalla Ue possa trovare mercato da noi”.
Sulla base dei risultati dell'ultima indagine annuale Coldiretti-Swg "Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione”, il 72 per cento dei cittadini italiani che esprimono una opinione ritiene che i prodotti alimentari contenenti Organismi geneticamente modificati siano meno salutari rispetto a quelli tradizionali.
“La gente vuole sapere cosa mangia e io certo non cambio le patate tipiche di Oreno con quelle ogm – aggiunge Fumagalli – e credo che sia lo stesso per tutti gli altri produttori di questo settore”. In Lombardia ogni anno si raccolgono circa 32 mila tonnellate di questi tuberi coltivati su una superficie di oltre 10 milioni e mezzo di metri quadrati (323 mila fra Milano e Lodi). Le province più “patatifere” sono Mantova (2 milioni e 450 mila metri quadrati), Pavia (2 milioni e 730 mila metri quadrati), Brescia (un milione e 700 mila) e Cremona (un milione e 800 mila metri quadrati). Poi vengono Bergamo (423 mila), Como (608 mila), Sondrio (267 mila), Varese (292 mila) e Lecco (46 mila).
“La lobby degli Ogm vuole far passare il messaggio che il transgenico sia la soluzione giusta per consumatori e produttori, ma non è così – afferma Enzo Pagliano, Direttore della Coldiretti di Milano e Lodi – Infatti, per esempio per il mais: i semi costano di più, gli agricoltori sono costretti a usare degli agrofarmaci specifici che, guarda caso, sono venduti dalle stesse multinazionali che forniscono le sementi ogm, si rischia un controllo dei prodotti e dei prezzi nelle mani di pochi giganti stranieri con i quali gli agricoltori sarebbero legati mani e piedi. Senza considerare poi il rischio di contaminazione fra colture Ogm e quelle tradizionali, soprattutto in un territorio come quello italiano dove la vicinanza fra i campi e l’assenza di vaste estensioni di terreno come quelle americane o dell’est Europa è una realtà sotto gli occhi di tutti”.
E anche negli Stati Uniti, storici campioni degli Ogm, qualcosa sta cambiando se la stessa Corte Federale ha condannato la stessa Bayer CropScience a pagare un milione e mezzo di dollari agli agricoltori dell’Arkansas e del Mississippi a causa della vendita di sementi di riso contaminate con organismi geneticamente modificati (Ogm) non autorizzati.
E in Europa, mentre la Commissione Barroso dà il via libera alla patata mostro, nel 2009 i terreni dedicati agli Ogm hanno subito un crollo del 12 per cento: in Germania sono stati azzerati, in Slovacchia e Romania dimezzati, diminuiti del 23 per cento nella Repubblica Ceca. “Anche questo – conclude Pagliano – è la dimostrazione che non c’è tutta la convenienza che viene invece sbandierata dai talebani delle colture Ogm”.

 


       


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