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04 Marzo, 2005
Verso un miglioramento dei rapporti tra Turchia e Libano by Muhammad Nur al-Din
La recente visita del primo ministro libanese Saad Hariri in Turchia rappresenta una pietra miliare per le relazioni tra i due paesi

Verso un miglioramento dei rapporti tra Turchia e Libano by Muhammad Nur al-Din
La recente visita del primo ministro libanese Saad Hariri in Turchia rappresenta una pietra miliare per le relazioni tra i due paesi.
Original Version: o n the road to better Lebanese-Turkish relations
La recente visita del primo ministro libanese Saad Hariri in Turchia segna un riavvicinamento senza precedenti fra Ankara e Beirut, che potrebbe dare inizio a un rapporto mutuamente benefico tra i due paesi – scrive l’analista libanese Muhammad Nur al-Din
***
La recente visita del primo ministro libanese Saad Hariri in Turchia rappresenta una pietra miliare per le relazioni tra i due paesi.

Per la prima volta Hariri e la delegazione libanese, composta da otto ministri, hanno incontrato il ministro degli affari esteri turco Ahmet Davuto?lu, il presidente Abdullah Gul, il primo ministro Recep Tayyip Erdogan, e molti altri uomini d’affari ed investitori turchi. Ancor più rilevanti dell’incontro in sé, sono i risultati che esso ha prodotto, fra cui l’eliminazione dei visti d’ingresso tra i due paesi per la prima volta dallo smembramento dell’Impero Ottomano dopo la prima guerra mondiale, quando il Libano cadde sotto il controllo francese.

Per molti decenni, numerosi libanesi – sia musulmani che cristiani – hanno nutrito sentimenti ostili nei confronti dello stato turco. La comunità cristiana libanese riteneva che all’epoca dell’Impero Ottomano i turchi avessero trattato i cristiani come cittadini di seconda classe. I leader religiosi cristiani, che appartenevano all’allora maggioranza cristiana in Libano, ebbero un ruolo di rilievo nei tentativi di ottenere l’indipendenza libanese dal sultanato turco. A ciò vanno aggiunte le decine di migliaia di cittadini ottomani di origini cristiano-armene che emigrarono in Libano durante la prima guerra mondiale, soprattutto dopo le uccisioni di massa avvenute nel 1915, quando essi venivano percepiti come una minaccia per lo stato ottomano.

L’opinione dei musulmani in Libano non è di minore importanza. La fine del califfato ottomano e l’istituzione della Repubblica turca nel 1923, generò un forte sentimento di rabbia tra i musulmani del Libano e della regione, i quali volevano che la Turchia rimanesse alla guida del mondo islamico. Da quel momento, le tendenze secolari all’interno del governo turco, introdotte dal presidente Kemal Ataturk, influenzarono negativamente l’immagine della Turchia agli occhi di molti musulmani libanesi.

Un terzo fattore che contribuì poi a limitare le relazioni fra il Libano e la Turchia fu il riconoscimento turco di Israele, un paese non riconosciuto dal Libano, nel 1950.

A parte un breve periodo nel corso degli anni ‘50 in cui la Turchia ed il Libano assunsero posizioni simili contro il movimento panarabo del presidente egiziano Gamal Abdel Nasser, e condivisero una comune affiliazione politica agli Stati Uniti, l’interazione a livello governativo tra i due paesi è sempre stata scarsa e poco positiva.

In un contesto del genere, il viaggio di Hariri non sarebbe potuto avvenire a tale livello e con tali risultati, se non si fossero presentati alcuni fattori determinanti. Per prima cosa, il nuovo governo turco – presieduto dal partito “Giustizia e Sviluppo” – ha fatto del miglioramento delle relazioni tra i paesi del Medio Oriente una delle sue priorità. In secondo luogo, gli sviluppi amichevoli nelle relazioni fra Turchia e Siria hanno avuto un ruolo importante anche nelle relazioni tra Turchia e Libano, poiché la Siria ha potuto usare la sua influenza tra le fazioni libanesi filo-siriane per incoraggiare il paese ad ammorbidire le sue posizioni verso la Turchia.

Al di là di come la Turchia pratichi la propria laicità, l’implementazione dello stato laico rappresenta un modello, in una società come quella turca, formalmente divisa tra una maggioranza sunnita – che conta 45 milioni di persone – ed i 20 milioni di aleviti, che costituiscono una setta sciita.

Il Libano è ancora alle prese con gli appelli pubblici a modificare il proprio sistema politico confessionale, dove il potere politico ed istituzionale è distribuito proporzionalmente tra le comunità religiose. Il modello laico rappresenta una possibile soluzione per le società costituite da diverse culture e fedi religiose. In quanto tale, il multireligioso e multiculturale Libano, potrebbe avere qualcosa da imparare dall’esperienza laica della Turchia, e rapporti più stretti con essa potrebbero in tal senso rappresentare un beneficio.

Ad ogni modo, l’esempio turco non è comunque perfetto. La Turchia è ancora alle prese con alcune leggi che, se interpretate praticamente, sono state considerate discriminatorie nei confronti delle minoranze religiose – limitando le libertà personali e religiose degli aleviti – mentre è ancora in corso il dibattito sul diritto o meno di indossare il niqab, o il velo (hijab), nei luoghi pubblici ed all’interno di istituzioni quali ad esempio le università.

Quindi, l’esperienza turca potrebbe in teoria, anche se non sempre nella pratica, rappresentare un modello per il Libano. E, in tal senso, forse il Libano – con le libertà religiose e politiche che riconosce ai propri cittadini – potrebbe servire da esempio per la Turchia, introducendo reciproci benefici per entrambi i paesi attraverso una relazione più stretta, basata su interessi non solo politici, ma anche sociali e culturali.

Muhammad Nur al-Din è un ricercatore ed analista politico libanese, esperto di relazioni arabo-turche

fonte: http://www.medarabnews.com/

 


       


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