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 Sociale in Europa

04 Marzo, 2005
Economia sociale in europa di Patrizia Toia
Quest’ultimo decennio ha visto, accanto all’esasperazione speculativa della finanza, diffondersi un'altra concezione deviante: che il lavoro fosse diventato “quasi niente” solo relazioni, contatti, forma e apparenza

Economia sociale: nuovo motore per superare la crisi e rilanciare il lavoro

di Patrizia Toia, europarlamentare del Pd

Quest’ultimo decennio ha visto, accanto all’esasperazione speculativa della finanza,  diffondersi un'altra concezione deviante: che il lavoro fosse diventato “quasi niente” solo relazioni, contatti, forma e apparenza. Sembrava ci si fosse dimenticati che il lavoro, prima svolto solo dagli schiavi, è una conquista dell’uomo libero, dell’uomo che lavorando crea innovazione e sviluppa le sue migliori qualità creatrici e realizzatrici. Oggi, a fronte della crisi in cui ci troviamo, dobbiamo ripartire proprio dal lavoro, che va rilanciato come valore sociale e promozione personale, oltre che come produzione di reddito. E questo all’interno di un nuovo modello di sviluppo e di economia, nel quale deve avere un grande peso l’economia sociale. Il mondo dell’associazionismo cattolico non solo conosce, ma è protagonista di questo tipo di economia, attraverso le cooperative sociali, le imprese che danno lavoro ai più deboli e irrobustisce (e qualche volta anche supplisce), con i suoi operatori, il sistema del Welfare locale. Sempre di più l’economia sociale, con i vari soggetti che la compongono produce non solo un aiuto a chi ha bisogno, ma anche lavoro e ricchezza. Negli Stati membri dell'Unione Europea viene indicata con denominazioni diverse. Si parla di “economia solidale”, di “terzo settore” o ancora di “piattaforma” – sintomo che essa è purtroppo ancora scarsamente rappresentata sul piano istituzionale, nonostante rappresenti ben 2 milioni di imprese europee, il 10% del totale, e più di 11 milioni di salariati, pari al 6% dei posti di lavoro complessivi. Personalmente, è dall’inizio del mio mandato in Parlamento Europeo che seguo il tema e che chiedo che sia affrontato con una relazione specifica, e non considerato solo un capitolo all’interno di questioni più ampie. E proprio per accendere una luce di attenzione su questo mondo ho portato all’approvazione del Parlamento Europeo il mio Rapporto di Iniziativa sull’Economia Sociale di mercato realizzato in concerto con le organizzazioni europee e italiane che si occupano di questa materia, tra cui il Comitato Economico e Sociale. E’ un settore importante da sostenere, soprattutto in questi tempi di crisi dell’economia e dei soggetti tradizionali di mercato, perchè rappresenta un modello anche in termini di valori, essendo un modo di produrre e lavorare che cerca di incorporare la responsabilità e la solidarietà, portandole dentro al mercato. Infatti Economia sociale significa innanzitutto primato della persona rispetto al capitale.. Insomma è un modello perché è un pezzo di economia reale che non punta al profitto, ma alla dignità del lavoro e alla soddisfazione dei bisogni sociali dei cittadini. Il mio Rapporto chiede che si elaborino, a livello europeo, iniziative legislative specifiche, che si studi un modo per inserire nella contabilità nazionale ciò che questo settore produce e che la Commissione Europea dia un sostegno concreto, ad esempio attraverso programmi ad hoc.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo le ultime rilevazioni dell’Istat, le cooperative sociali – uno dei tanti soggetti nel quadro dell’economia sociale – ammontano a 7.363, dato equivalente a 12,5 unità per 100mila abitanti. La Lombardia è la Regione in cui vi è la più massiccia presenza: le cooperative sociali sono 1.191 (pari a più del 16 % del totale nazionale) di cui 408 nella provincia di Milano. E si tratta di un fenomeno in costante aumento, cosa che lo rende prezioso come risposto alla crisi. La rete del settore dell’economia sociale e del privato sociale, anche grazie al grande apporto delle associazioni cattoliche  e laiche, è ormai radicata nel tessuto della società lombarda e oltre a generare occupazione e ricchezza è sintomo di un nuovo protagonismo sociale che si inserisce in numerosi ambiti: assistenza sociale e sanitaria, inserimento dei soggetti svantaggiati, tutela ambientale, difesa dei diritti dei consumatori, commercio equo e solidale con i paesi in via di sviluppo, salvaguardia delle identità culturali locali e delle minoranze etniche.  La Lombardia, una delle regioni più ricche d’Europa dimostra, , di essere attenta a conciliare i valori della crescita e dell’occupazione con i valori sociali: è l’idea di un nuovo modello di sviluppo che potrà aiutarci davvero ad uscire dalla crisi.

 


       


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