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 Da Milano2

04 Marzo, 2005
Milano2. 25 aprile 2009Intervento del compagno Mario Artali, vice Presidente nazionale della Fiap
Porto con orgoglio a questa grande manifestazione il saluto della FIAP, la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane fondata nel 1949 da Ferruccio Parri e presieduta, fino alla sua morte, da “Iso” Aniasi, l’indimenticabile Sindaco della Milano ..

Intervento del compagno Mario Artali, vice Presidente nazionale della Fiap, nel corso del grande raduno di Milano, concluso dagli interventi di Gugliemo Epifani ed Oscar Luigi Scalfaro:

Porto con orgoglio a questa grande manifestazione il saluto della FIAP, la Federazione Italiana delle Associazioni Partigiane fondata nel 1949 da Ferruccio Parri e presieduta, fino alla sua morte, da “Iso” Aniasi, l’indimenticabile Sindaco della Milano dello sviluppo, della integrazione, del decentramento e della partecipazione.
La  Fiap raccolse, in una fase  di forte diversificazione tra le forze che avevano vittoriosamente condotto la guerra di liberazione, molti di coloro che avevano combattuto nelle formazioni di “Giustizia e Libertà”, “Matteotti” , “Mazzini”, anarchici e libertari ma anche garibaldini come Aniasi e combattenti dell’Esercito.
Alla Fiap aderirono anche Piero Calamandrei,  Antonio Greppi, Ezio Vigorelli, Giorgio Spini, Leo Valiani, Giuliano Vassalli, Nuto Revelli, Norberto Bobbio,Gaetano Arfè.
 
E’ convinta la nostra adesione alle parole di Giorgio Napolitano:  
“Gli italiani mantengano costantemente viva la memoria e consapevole la coscienza delle diverse tappe del processo che portò alla liberazione ed alla democrazia”.
Siamo quindi pronti – e la nostra storia lo dimostra- all’invito a lavorare "Senza appropriazioni, senza esclusioni, senza spirito di parte, ma invece con una ispirazione che sappia unire tutti gli italiani".
Pensiamo che all’orgoglio di una storia “unitaria e plurale” come fu quella della lotta per la libertà non servano, ed anzi siano di grave nocumento settarismi ed estremismi, e così anche pulsioni egemoniche.
Non può certo dividere l’umano gesto di posare un fiore sulla tomba di chi è morto a vent’anni per i suoi ideali, giusti o sbagliati che fossero poco importa, ma quello che chiediamo con forza è la condivisione della storia, che ha da tempo pronunciato il suo verdetto.
 La risorgente Italia democratica, come ci ha scritto in un Suo messaggio Carlo  Azeglio Ciampi, ha  le sue radici in una Resistenza che “ha avuto una pluralità di manifestazioni: dal comportamento della maggior parte dei nostri militari (prima nei giorni successivi all’8 settembre e poi nei campi di internamento) all’azione delle forze partigiane, alle battaglie combattute dal Corpo Italiano di Liberazione.”
L’onore del Paese – e più di tutti dovrebbe sostenerlo il Ministro della Difesa- è stato salvato dai soldati che si sacrificarono a Cefalonia, dagli internati che dissero di no, dai partigiani che combatterono nelle città e sulle montagne.

Se abbiamo scelto, per questo 25 Aprile, il tema della difesa della Costituzione, è perché la Costituzione nasce dalla Resistenza, è la risposta unitaria alla legittima diversità delle posizioni politiche.
Non è un tabù, si può e si deve adeguare ai tempi, ma non è nemmeno, come ha sottolineato  ancora Napolitano, un residuato bellico.
Mi piace qui ricordare il giudizio di uno dei Costituenti viventi, Giulio Andreotti il quale dice che, sotto la guida di Piero Calamandrei e di Benedetto Croce la Carta fu scritta con grande senso di equilibrio tra i poteri. Una Costituzione garantista, al riparo anche da incursioni populiste che non sono la democrazia ma il suo opposto.
Riformare non vuole dire sfasciare.
Se la “scelta coraggiosa è quella di rinunciare alle rispettive rigidità per produrre una tavola di valori condivisi” non si può prescindere dalle scelte della Costituente.

Viva la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, viva la Resistenza.

 


       


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