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 Attualità

04 Marzo, 2005
Atomo, operazione ad alto rischio di Antonio Cianciullo
E'difficilissimo quantificare la spesa finale, che resta comunque pesantissima tanto che gli investìtori considerano l'atomo un 'operazione ad alto rìschio.

E'difficilissimo quantificare la spesa finale, che resta comunque pesantissima tanto che gli investìtori considerano l'atomo un 'operazione ad alto rìschio. di  ANTONIO CIANCIULLO

La possibilità di domare in modo pacifico l'energia scatenata dalla scissione dell'atomo ha una data indicativa che coincide con il centesimo anniversario della versione devastante della potenza nucleare, la prima bomba atomica. Al momento le previsioni per la realizzazione dei reattori di quarta generazione, i primi a risolvere IL problema delle scorie e a fare un salto qualitativo nelle garanzie di sicurezza, indicano un periodo di 20 - 30 anni, ma chi ha esperienza nel settore prevede che i tempi possano allungarsi.
In ogni caso un po' prima della metà del secolo questi reattori potrebbero vedere la " luce. E intanto? I sostenitori delle centrali atomiche parlano di "rinascimento nucleare", ' ma i numeri attuali e le previsioni dell'Iea (International Energy Agency) raccontano uno scenario diverso. Il grafico dei nuovi reattori collegati ogni anno alla rete ha un andamento a piramide. Parte con numeri simbolici alla fine degli anni Sessanta, si attesta trai 15 e i 20 reattori tra il 1971 e il 1982, sfonda il muro dei 30 nel biennio83-84, poi decresce rapidamente e finisce per oscillare attorno ai 5.
«Un settore con un andamento come questo va considerato moribondo, altro che rinascimento», ha osservato Giuseppe o nufrio, direttore di Greenpeace, nel convegno Ener-gethica, alla fiera di Genova. «II lancio dell'energia -.-nucleare è avvenuto  con
fondi pubblici: alcuni Stati hanno scelto questa strada per ammortizzare i costi sostenuti per dotarsi di un arsenale nucleare. Ma da 30 anni la liberalizzazione ha bloccato gli inve-s t Ì m e n t i . Nemmeno Bush è riuscito a resuscitare il nucleare pur introducendo forti incentivi:
__  1,8 centesimi
al chilowattora per i primi 6 mila megavvatt, fondi assicurativi statali per coprire le perdite dovute a ritardi nella costruzione e fondi a tasso agevolato. Non è servito a niente: i privati considerano l'atomo un investimento a rischio».
Anche ì costi delle nuove centrali, quelle di terza generazione, non sono facili da definire. Si è partiti da una stima di 3 miliardi di euro, ma l'unica in stato avanzato di costruzione, in Norvegia, ha costretto a rivedere i conti in maniera drastica. Ad oggi la stima è già cresciuta di 1,7 miliardi di euro a causa dei ritardi e Wulf Bemotat, ca-po della tedesca E.On, nel maggio scorso ha dichiarato al Times o nline di prevedere fino a 6 miliardi di euro per costruire

un Epr (una centrale di terza ge-nerazione) in un sito esistente, escludendo dal conteggio la cifra necessaria allo smantellamento del vecchio reattore.
La costruzione della centrale finlandese di Olkiluoto da 1.650 megawattè stato possibile per-
ché i problemi di finanziamento sono stati aggirati dalla costituzione di un consorzio, incoraggiato dal governo, tra grandi aziende che si sono impegnate a comprare l'energia che un giorno verrà prodotta dalla centrale a prescindere dalla
convenienza del prezzo del chilowattora nucleare in quel momento: una sorta di pre acquisto, una decisione politica che ha sbloccato l'impresa. Ma i ritardi determinati da una lun-ga serie di «non conformità al progetto» (dal cemento inade-
guato alle saldature irregolari) stanno rimettendo in discussione quell'accordo. Il costruttore francese Areva, spinto an-che da una sìtuazione finanziaria precaria, ha minacciato di chiedere in tribunale 2 miliardi di euro di danni all'azienda fin-
landese TVO per non aver messo in pratica un accordo per sollecitare i lavori di costruzione La TVO ha risposto minacciando di chiedere 2,4 miliardi di danni allaArevo peri ritardi.
Piuttosto incerto anche il costo di una centrale da mille megawatt. Sono 2,5 miliardi di euro secondo l'Enel, Per l'ÈOn si arriva a 3,5 miliardi. Secondi Moody*s è più realistica la cifri di 5,8 miliardi. Per l'americani Florida L&P si sale fino a 6,1. «I problema è che la crisi finanziaria ha finito per peggiorare una situazione già estremamente critica per il settore nucleare», osserva Nicola Armarolì, ricercatore del Cnr e coau tore del libro «Energia per l'astronave Terra». «Negli ultim 30 armi oltre la metà dei finan ziamenti concessi dai govern alla ricerca energetica sono andati al nucleare, ma non è bastato. Analizzando i costi di un; centrale a fissione si vede infatti che le principali voci sonoil57 per cento per il capitale e il finanziamento, il 25 per centc per l'operatività, il 13 per centc per il combustibile. In queste condizioni i ritardi "incidono pesantemente sui costi dell'opera portando l'insicurezza finanziaria dell'impresa a livelli che erano considerati troppo alti già prima della stretta credi-tizia».
Inoltre lo sviluppo dell'energia nucleare, incidendo solo sulla frazione elettrica dei consumi, non basta per uscire dalla dipendenza dal petrolio. Anzi, continua Ar-maroli, il caso della Francia mostra Top-posto: la Francia ricava il 78 per cento dell'elettricità dal nucleare, l'Italia zero; eppure i nostri vicini consumano più petrolio di noi.
«I! problema non è tanto aumentare la produzione di energia elettrica, quanto renderla più flessibile e più efficiente», aggiunge Aldo Iacomelli, docente di ener-
gìe rinnovabili all'università diPisa. «E'vero che -importiamo energia nucleare dalla
Francia ma è _
anche vero che
in alcuni orari rivendiamo alla Francia elettricità che deriva da centrali a ciclo combinato. E la curva dì crescita delle fonti rinnovabili indica un futuro legato all'energia del sole».
Infine il capitolo scorie. In Italia sono stati prodotti oltre 30 mila metri cubi di rifiuti radioattivi (calcolando anche gli impieghi medici e di ricerca). Una parte di questa massa di materiale radioattivo è stoccata in Italia in centri pubblici e privati. Ma 7 mila tonnellate di rifiuti ad alta e media attività radioattiva che erano state inviate per il riprocessamento al centro di SeUafield (nel Regno Unito) dovranno tornare a casa, e-ovviamente-non hanno un posto.

 


       


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