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 Cronaca Lombarda

04 Marzo, 2005
Discarica di amianto: consiglio provinciale aperto a Soresina
Questa non è la terra dei no. La Regione dunque ci ascolti, adotti scelte politiche e atteggiamenti istituzionali corretti”.

“Questa non è la terra dei no. La Regione dunque ci ascolti, adotti scelte politiche e atteggiamenti istituzionali corretti”.

E’ l’appello del presidente della Provincia Giuseppe Torchio che conclude la seduta del consiglio provinciale aperto tenutasi a Soresina, e che riassume un po’ il senso di tutto il dibattito. Di tutti gli interventi, anche di quelli meno propensi alla protesta e più “accomodanti” nei confronti della Regione.

Tanta gente nello splendido Teatro Sociale. Del resto il tema è, per il territorio, molto caldo, e non a caso sono stati 32 i consigli comunali che hanno approvato documenti contro l’ipotesi di realizzare a Cappella Cantone, nel “buco” di un’ex cava, una discarica di cemento amianto.

Molti dei sindaci o loro rappresentanti di quei Comuni non hanno voluto mancare a questo appuntamento corale del territorio. Con loro, insieme ai consiglieri e agli assessori provinciali, i parlamentari o n. Luciano Pizzetti e Silvana Comaroli, la senatrice Cinzia Fontana, i consiglieri regionali Fortunato Pedrazzi e Mauro Gallina. Erano stati invitati, ma non sono intervenuti, tutti gli altri parlamentari eletti nel territorio, il vicepresidente della Regione Gianni Rossoni, gli assessori regionali Davide Boni e Massimo Buscemi, la presidente della Commissione Ambiente regionale.

Dopo l’apertura dei lavori da parte del presidente del consiglio provinciale Roberto Mariani, che ha ringraziato l’amministrazione comunale per l’ospitalità, e il saluto del vicesindaco di Soresina Giuseppe Monfrini, l’assessore provinciale all’Ambiente Giovanni Biondi ha ripercorso le tappe della vicenda della discarica di Cappella Cantone, ricordando che è aperta anche la vicenda di un’altra discarica di amianto richiesta a Cingia De’ Botti.

Cremona è una delle tre sole Province lombarde, ha esordito Biondi, che hanno approvato il Piano rifiuti nei tempi stabiliti. “Lo abbiamo fatto – ha aggiunto, sulla base delle linee guida della Regione”. Siamo, come Provincia, ai vertici regionali e  nazionali per la raccolta differenziata, solo un chilo su dieci dei nostri rifiuti urbani va in discarica, contro una media nazionale di cinque.

Tutto ciò è stato possibile in pochi anni, nei quali siamo passati dall’emergenza all’eccellenza, grazie a scelte anche impopolari che le amministrazioni locali hanno saputo prendere.

Per quanto riguarda i rifiuti speciali, ha continuato Biondi, è certamente sbagliato che ogni provincia pensi ai suoi. E’ necessaria una pianificazione regionale sulla base delle diverse tipologie. Noi, per esempio, abbiamo già affrontato questo tema, autorizzando una discarica per scorie di acciaieria, visto che un’acciaieria ce l’abbiamo, e per fanghi industriali.

Tornando al problema dell’amianto, Biondi ha sostenuto che la discarica di Cappella Cantone non si deve fare per quattro motivi. Essa non è prevista nel piano rifiuti provinciale, perché in provincia abbiamo 15mila metri cubi di amianto rispetto ai 2,4 milioni in Lombardia. Il secondo motivo sta nel Piano cave: per la cava di Cappella Cantone è previsto un recupero agricolo attraverso un riempimento con materiali inerti, e non inertizzati, “ed è difficile ipotizzare un recupero agricolo con l’amianto sotto i piedi”. Il terzo motivo è la distanza: “Qui abbiamo già scelto, in passato, di mettere una discarica. Per questo ci sembra una questione di buon senso prevedere distanze minime fra gli impianti, per non caricare eccessivamente alcuni territori”. Infine abbiamo stimolato la Regione sulle nuove tecnologie per il trattamento dell’amianto, come la vetrificazione: se in altri paesi già le utilizzano non si capisce perché in Lombardia ci si debba rivolgere unicamente al vecchio sistema delle discariche.

Tutto q uesto, ha concluso Biondi, in una pianificazione territoriale che non tiene, perché tutto è lasciato nelle mani dell’iniziativa dei privati, e che ci porta a rischiare di avere in provincia due discariche, una da 270mila metri cubi a Cappella Cantone e una da 400mila a Cingia, cioè 45 volte più delle necessità di smaltimento che noi avremmo.

Abbiamo protestato, abbiamo chiesto di essere ascoltati, e dopo un’anticamera di ore l’assessore regionale non ha trovato di meglio che definire i rappresentanti del territorio come partecipanti di una non meglio precisata lobby dell’amianto!.

Pierluigi Tadi, sindaco di Cappella Cantone, ha ringraziato la Provincia e tutte le istituzioni locali che hanno fatto sentire la loro voce in difesa del territorio, auspicando che la voce resti unitaria.

Immediatamente il suo collega di Castelvisconti, Giacomo Ori, gli ha ribadito la solidarietà, rimarcando tuttavia come l’amianto vada tolto dai tetti e dagli altri luoghi dove ora è, e vada smaltito. Le discariche quindi sono necessarie, e il problema va risolto con il dialogo, senza esasperare gli animi e le situazioni.

L’assessore comunale di Soresina Fiorenzo Lodi ha ricordato come già nel 2006 era stata avviata una pratica per una discarica di amianto su un altro terreno, che era stata bloccata.

Fuori dal coro l’intervento del consigliere provinciale Giuseppe Redegalli, di Forza Italia, secondo il quale il problema va affrontato sulla base di dati confrontabili e reali. Redegalli ha citato dati fornitigli dalla Direzione generale regionale della Sanità, secondo i quali in provincia di Cremona ci sarebbe non lo 0,7% dell’amianto di tutta la regione, ma l’8-10%, cioè 160mila metri cubi circa secondo le stime. I 15mila cui si riferisce l’amministrazione, secondo Redegalli, sono le quantità già notificate all’Asl per lo smaltimento e tale dato sarebbe già salito a 45mila metri cubi su un totale regionale di 550mila.

Redegalli ha quindi affermato che ogni ente, ogni territorio deve farsi carico del problema dell’amianto, ed ha auspicato un rapporto costruttivo con la Regione sulla questione.

“Ma la Regione latita, oggi è assente – gli ha risposto l’on. Luciano Pizzetti – Mi sarebbe piaciuto che quei dati, anziché darli al consigliere Redegalli, li avesse presentati lei stessa qui, in una sede di confronto istituzionale. C’è dunque un problema di metodo prima di tutto, e di regole condivise, che riguardano sia Cappella Cantone che Cingia: non facciamo l’errore di dividere i due problemi. C’è una responsabilità della Regione, perché la potestà di legiferare è in capo ad essa. Ma qui non c’è un deserto, qui c’è un territorio che i piani li ha fatti e che quindi non deve retrocedere dalla sua fermezza. Sul piano delle proposte Pizzetti si è detto concorde con la mozione presentata dalla Lega in consiglio provinciale, “perché affronta il tema delle regole”. Il problema sta nel fare in modo che le richieste contenute nella mozione arrivino in Regione e producano risultati: “La Lega, se vuole, può imporlo. Ne ha la forza”. Pizzetti ha anche sostenuto che deve continuare la protesta, arrivando anche a rifiutare l’eventuale commissariamento e ad aprire un contenzioso giuridico e istituzionale su questo aspetto.

Il consigliere regionale Pedrazzi ha chiesto perché la Lega sul territorio sostenga posizioni giuste e in consiglio regionale però abbia votato contro la mozione presentata dallo stesso Pedrazzi per chiudere la vicenda di Cappella Cantone.

Il presidente della Commissione Ambiente della Provincia Andrea Ladina ha dato atto di equilibrio e propositività alla mozione presentata dalla Lega.

Molto polemico con la Regione l’intervento dell’assessore comunale di Moscazzano, e rappresentante della Coldiretti, Aldo Bellandi, così come quello di Giulio Filippazzi.

Il consigliere provinciale leghista Walter Longhino ha affermato che il suo gruppo ha voluto rompere sia il muro contro muro che l’accondiscendenza passiva, presentando una mozione che chiede una programmazione regionale e l’assegnazione alle Province del compito di individuare i siti, di concerto con i territori. Una mozione su cui, ha detto, “siamo aperti al confronto”.

E il presidente Torchio ha immediatamente chiesto di inserire fra le richieste l’interruzione dell’iter autorizzativo delle due discariche di amianto di Cappella Cantone e di Cingia de’ Botti.

Giuseppe Rocchetta, consigliere provinciale ed ex sindaco di Soresina, si è detto certo che la provincia di Cremona, che è stata capace di mettere insieme le sue forze nel Patto per lo sviluppo, saprà trovare il modo di risolvere il problema attraverso il confronto e la concertazione.

Secondo Sandro Gugliermetto è necessario prendere atto che, purtroppo, sembra essersi rotta l’unità del territorio sul problema della discarica di amianto. Ha ribadito che Cappella e Cingia sono la stessa battaglia. Ha accusato chi, in tempi pre elettorali, dalla sindrome “Non nel mio giardino” passa alla sindrome “Sì, ma nel tuo giardino”.

La delicatezza del tema, con i suoi risvolti sulla salute pubblica, impone garanzie alte sulla sicurezza degli impianti, e la sicurezza può essere garantita soprattutto dagli enti pubblici e, magari, dalle società di gestione a capitale pubblico. “Dalla Regione vorrei vedere anche un minimo di impegno sulle nuove tecnologie, come la vetrificazione, che offrono diverse opzioni per lo smaltimento. Invece si persegue solo la vecchia strada della discarica. Allora – ha concluso – è la speculazione che si approfitta della politica o il rapporto è più torbido?”.

Concludendo la giornata, il presidente Torchio ha ribadito che in questa provincia le istituzioni hanno sempre saputo prendere responsabilità e decisioni anche difficili. Occorre che la politica regionale riconquisti il suo ruolo di regolatore e non si limiti a valutare le singole richieste dei privati.. Ci sentiamo dire dai dirigenti regionali che temono denunce se non autorizzano le richieste degli operatori. “Ma non prendiamoci in giro – ha affermato con forza – Dove è la politica? Chi comanda dunque?”.

Anche la Lega territoriale auspica modifiche alla legge regionale, “Ma le dichiarazioni dell’assessore Buscemi al Corriere, le decisioni nei nostri confronti ed altro ci dicono che i segnali vanno tutti in direzione opposta!”.

Noi, ha continuato Torchio, abbiamo sempre agito nella piena correttezza istituzionale nei confronti del territorio e nei confronti della Regione, ed anche “con educazione”. Vorremmo continuare a poterlo fare avendo di fronte interlocutori veri e non federalisti che vorrebbero imporre un metodo sbagliato e un merito che lo è ancora di più.

E se dovesse essere nominato commissario per autorizzare la discarica? “Spero che non ci si arrivi – ha risposto Torchio concludendo – e che il buon senso illumini le menti, perché in caso contrario sarebbe la sconfitta della politica”.

 

Fonte: provincia di Cremona

 


       


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