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 Cronaca Lombarda

04 Marzo, 2005
Anci Lombardia. No alla chiusura delle scuole dei piccoli comuni.
I comuni non dispongono di risorse per garantire i servizi scolastici oggi svolti dallo Stato, anche a causa dei pesanti sacrifici cui sono stati chiamati in questi anni per il rispetto del patto di stabilità.

Anci Lombardia. No alla chiusura delle scuole dei piccoli comuni.

I comuni non dispongono di risorse per garantire i servizi scolastici oggi svolti dallo Stato, anche a causa dei pesanti sacrifici cui sono stati chiamati in questi anni per il rispetto del patto di stabilità.

Il Comitato Esecutivo di Anci Lombardia:

ricorda

          che in Lombardia le istituzioni scolastiche autonome statali sono 1305 (di cui qualche decina sotto il limite dei 500 alunni e circa 500 che superano il limite massimo di 900 studenti, nonostante il territorio sia per il 57% in zona collinare o montana e che oltre 1100 comuni siano inferiori ai 5000 abitanti), con una media di popolazione scolastica di 845 alunni;

          che la Lombardia ha parametri alunni/classe più in linea con l’Europa rispetto alle altre Regioni;

          che gli interventi di razionalizzazione della rete scolastica e del personale vanno fatti in modo mirato, eliminando gli abusi e premiando i comportamenti virtuosi come quello dei Comuni lombardi che hanno già ampiamente contribuito ai processi di razionalizzazione negli anni scorsi;

fa proprio

il documento del dipartimento istruzione di ANCI Lombardia approvato il 10 ottobre 2008, già disponibile o n line sul sito www.anci.lombardia.it  ;

esprime contrarietà

alle ipotesi di ulteriore chiusura delle scuole presenti nei piccoli comuni, sia di pianura che montani, come previsto dallo schema di Piano programmatico elaborato dal Ministero dell’Istruzione, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con l’ipotesi di progressiva soppressione dei plessi con meno di 50 alunni;

esprime preoccupazione

per le ricadute sui comuni che possono avere le scelte che si stanno operando sui servizi scolastici considerato che in questi anni i comuni hanno sviluppato investimenti a supporto della scuola per offrire servizi che rispondessero alle esigenze delle famiglie lombarde;

sottolinea

che i comuni non dispongono di risorse per garantire i servizi scolastici oggi svolti dallo Stato, anche a causa dei pesanti sacrifici cui sono stati chiamati in questi anni per il rispetto del patto di stabilità;

chiede

al Governo, sedi e tempi adeguati per un confronto e una concertazione sulle scelte relative all’organizzazione del servizio scolastico e sui loro effetti sui comuni posticipando la data del 30 novembre 2008 come termine del piano di ridimensionamento;

rivolge appello

ai Parlamentari lombardi perché si facciano interpreti delle esigenze dei Comuni lombardi prima descritte.

 

Milano 16 ottobre 2008

-----------

Il Dipartimento Istruzione, Formazione, Cultura e Comunicazione di ANCI Lombardia, riunito in data 10 Ottobre 2008

 

VISTO            l’art. 64 del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni nella Legge 6 agosto 2008, n. 133;

 

VISTO            il Decreto Legge 1° settembre 2008, n. 137;

 

VISTO                        il Decreto Legge 7 ottobre 2008, n. 154, art. 3;

 

VISTO                        lo schema di Piano Programmatico del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca elaborato di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, in attuazione del citato art. 64 del Decreto Legge 25 giugno 2008, n. 112

 

fa presente quanto segue:

 

1.         Da anni in Italia il settore dell’Istruzione è oggetto di profondi e ripetuti interventi di modifica normativa, sia nel senso di riforma del sistema sia in quello della gestione del personale, determinando sempre più spesso difficoltà nell’erogazione dei servizi scolastici.

2.         Le misure di riorganizzazione del sistema scolastico, volte a realizzare un programma di contenimento di spesa, devono garantire sia il diritto all’istruzione sancito dalla Costituzione sia la possibilità di un’adeguata programmazione dei servizi connessi al diritto allo studio, di stretta competenza comunale.

3.         Si condivide la necessità di razionalizzare e qualificare il sistema di istruzione e formazione, soprattutto ove si esprime l’intenzione di reinvestire le economie di spesa nello stesso sistema scolastico, nella prospettiva del soddisfacimento delle esigenze espresse dalle famiglie.

4.         La disponibilità alla condivisione degli obiettivi si deve tuttavia accompagnare alla condivisione dei percorsi: ogni forma di razionalizzazione, soprattutto se relativa ad ambiti di competenza degli Enti locali, deve essere con essi concertata, salvaguardando l’autonomia regolamentare ed organizzativa ed assicurando risorse adeguate per garantire ai cittadini il diritto allo studio.

5.         Per questo motivo si ritiene indispensabile prevedere opportunità di confronto interistituzionale, da attuarsi nelle sedi previste, soprattutto nella fase di predisposizione dei regolamenti attuativi che, pur prevista in un contesto di “accelerazione delle procedure”, come riferito nello schema, deve essere rispettosa delle prerogative degli enti coinvolti, pena una inaccettabile mortificazione delle autonomie.

 

Tutto ciò premesso, si ritiene doveroso valutare nel merito le proposte di intervento contenute nel Piano, soprattutto alla luce dell’esperienza dei Comuni lombardi, che si sono caratterizzati nel tempo per comportamento virtuoso e sono attualmente impegnati in un percorso di “armonizzazione” delle norme nazionali e regionali, alla luce delle recenti disposizioni normative emanate in materia di legislazione scolastica anche dalla Regione Lombardia.

 

a.         Revisione degli ordinamenti scolastici

 

La proposta del modello organizzativo di tempo-scuola non può prescindere dalle esigenze dell’utenza. La centralità  della domanda è considerata un valore e su tale presupposto si programma l’offerta di istruzione e di servizi. L’alto tasso di occupazione femminile, la validità di un modello educativo, le positive esperienze accumulate negli anni fanno sì che, costantemente, in Lombardia venga richiesto il modello di tempo-scuola “lungo” (sia nella scuola dell’infanzia che nella primaria e secondaria di 1° grado). Mentre nel Piano è dichiarata la tutela del “tempo pieno”, con la conferma del doppio organico, si prevedono invece riduzioni di personale nel tempo normale. Si esprime preoccupazione per l’eventuale impossibilità di garantire in futuro la risposta alle richieste di tempo lungo, impostate sul “modulo” in gran parte dei territori lombardi. In questi casi si attuano interventi integrativi in collaborazione con l’Ente locale, già in sofferenza per una serie di motivi finanziari e non solo. La riduzione di personale, in questo caso, comporterà un aumento delle difficoltà dei Comuni a garantire il sostegno a tali progetti, attivati in risposta alle esigenze delle famiglie lombarde, quindi su presupposti reali e documentabili.

L’applicazione del decreto comporterà problemi all’accesso ai servizi di refezione scolastica. La riduzione del 17 % nel triennio del Personale A.T.A, prevista dal citato art. 64, inevitabilmente porterà al contenimento dei servizi offerti in collaborazione con gli operatori scolastici, vanificando sinergie costruite in questi anni di avvio del processo di autonomia, che tanto hanno contribuito a valorizzare il raccordo scuola-territorio, nell’ottica dell’ampliamento dell’offerta formativa.

La fase di regolamentazione che si aprirà a breve deve considerare l’indispensabile apporto dell’Ente locale, sia per le competenze ad esso attribuite dalla Legge sia per il contributo offerto dai Comuni nell’organizzazione dei servizi.

 

b. Riorganizzazione della rete scolastica e dei centri territoriali per l’educazione degli adulti.

 

            Il D.P.R. n. 233/1998 fissava i parametri per il dimensionamento scolastico. Già con l’avvio dell’autonomia scolastica i Comuni lombardi hanno dimostrato rispetto delle norme, senso di responsabilità, capacità di garantire unitarietà nella gestione dei servizi, privilegiando le verticalizzazioni, quindi anticipando la costituzione di istituti comprensivi, auspicata nel Piano come modello da incentivare. La media della popolazione scolastica pone la Lombardia ai vertici della classifica delle regioni virtuose. Il numero delle istituzioni scolastiche autonome attualmente funzionanti in Lombardia (n. 1305, con una media di 845 studenti per istituzione autonoma) non richiede ulteriori commenti.

Il territorio lombardo, pur essendo inserito per il 45 % in fasce collinari e per il 12 % in zone montane, non è stato accampato a pretesto per la richiesta di deroghe ingiustificate. Il 60 % dei Comuni lombardi ha meno di 3.000 abitanti, ma non per questo si è ecceduto nel domandare privilegi, anzi i Comuni si sono attivati nel garantire il trasporto intercomunale e nel sottoscrivere intese o accordi, in uno spirito di collaborazione interistituzionale. Inoltre è bene ricordare che più di 400 scuole lombarde hanno una popolazione scolastica superiore al tetto massimo previsto di 900 alunni e l’annuale manutenzione della rete vede costantemente confermato il dato delle autonomie a suo tempo autorizzate, senza ulteriori concessioni da parte del Ministero.

Possiamo ben dire “I Comuni lombardi hanno già dato”.

            Si apprezza l’intenzione del Governo di porre mano al protrarsi di abusi immotivati, intervenendo nei casi previsti dal Piano. Finalmente si è provveduto a svolgere un’accurata operazione di monitoraggio delle istituzioni con popolazione scolastica inferiore ai minimi previsti dalla fascia in deroga, che consentirà anche ad altre regioni italiane, se non di raggiungere, quantomeno di avvicinarsi alla media lombarda.

            Per quanto riguarda la costituzione dei Centri territoriali per l’educazione degli adulti i Comuni lombardi hanno iniziato da tempo un percorso di riorganizzazione del sistema, alla luce delle mutate condizioni normative e soprattutto in funzione della risposta alla domanda proveniente da cittadini stranieri, che non considerano la Lombardia “terra di passaggio” ma, qui giunti, vi restano, poiché trovano casa e lavoro. Per la definizione della materia è quindi necessaria l’interlocuzione con l’ente locale, titolare della competenza secondo il dettato del Decreto Legislativo n. 112/98, art. 139 e responsabilmente impegnato in azioni di accoglienza, alfabetizzazione e integrazione di cittadini stranieri.

 

b.         Razionale ed efficiente utilizzo delle risorse umane della scuola.

 

Al fine di raggiungere parametri il più possibile “europei”, per la determinazione degli organici del personale si prevede un aumento del rapporto alunni-classe già dall’anno scolastico 2009/10, in eguale misura su tutto il territorio nazionale (+ 0,20 subito, poi + 0,10 nei due anni successivi). Pur concordando con l’obiettivo di base, non si condivide l’impostazione che prevede riduzioni di personale in modo uniforme sul tutto il territorio nazionale, senza considerare le realtà, quali quella delle scuole lombarde, che già presentano parametri più in linea con l’Europa. Anche in questo caso è bene adottare misure di riduzione degli organici ove il dato non sia supportato da esigenze documentabili. L’operazione di equità intrapresa dal Governo non può essere compromessa da superficialità o ingiustizie.

La Lombardia è fortemente caratterizzata dalla presenza di numerose scuole non statali. Funziona quindi un sistema integrato che, soprattutto per quanto riguarda la fascia d’età 3-6 anni, vede in prima linea Comuni e Scuole paritarie, gestori della maggior parte delle scuole dell’infanzia lombarde. Questo dato consente di sottolineare come da decenni i territori lombardi abbiano assunto iniziative per  dare risposte ai bisogni espressi dalle famiglie, senza ricorrere all’aiuto dello Stato, ma anticipando quel principio di sussidiarietà che oggi viene unanimemente riconosciuto come valore.

Inoltre, la riduzione degli organici del Personale A.T.A. dovrebbe essere accompagnata da un’attenta valutazione delle esigenze segnalate dagli istituti comprensivi, o dai circoli didattici o dalle scuole medie: spesso distribuiti in più plessi, per garantire la presenza della scuola anche in piccoli centri, sarebbero penalizzati dalla soppressione di posti, soprattutto di Collaboratore Scolastico. Mentre si comprende la necessità di accorpare plessi con meno di 50 alunni, non si può tacere l’importanza di mantenere in vita il presidio scolastico, spesso unico ambito di aggregazione sociale, soprattutto nelle zone montane.

 

Si auspica che vengano assicurate in tutte le sedi istituzionali le opportunità di confronto e di approfondimento delle materie in discussione.

 

            Distinti saluti.

 

                                                                                             

 

 

Il presente documento viene inviato:

 

1.         Al Presidente di ANCI Lombardia

2.         Al Presidente dell’ANCI

3.         Al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca

4.         Al Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia

5.         Al Presidente della Regione Lombardia

6.         All’Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia

7.         Al Presidente dell’Unione delle Province Lombarde

8.         Ai Sindaci dei Comuni della Lombardia

 

con l’auspicio che vengano assicurate in tutte le sedi istituzionali le opportunità di confronto e di approfondimento delle materie in discussione.

 

 

Milano, 15 ottobre 2008

Prot. .n.1607/L.B.

 


       


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