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 Lettere a WL

04 Marzo, 2005
Mi calo e basta, la vita è tutta qui (di Vincenzo Andraous)
E’ incredibile come dopo anni e anni di over-dose, di esplosioni chimiche, di implosioni biologiche, siamo qui a manipolare le parole, a violentare la ragione, a abusare della compostezza di una coscienza annichilita.

“ MI CALO E BASTA, LA VITA E’ TUTTA QUI”. In discoteca, al pub, alla festa sulla spiaggia, la droga “cala”, e un’altra ragazza è stramazzata a terra, in coma, è morta.

Questa volta la causa del decesso è l’Mdma, meglio conosciuta come ecstasy.

E’ incredibile come dopo anni e anni di over-dose, di esplosioni chimiche, di implosioni biologiche, siamo qui a manipolare le parole, a violentare la ragione, a abusare della compostezza di una coscienza annichilita.

C’è una maledetta disinformazione che parte da una comunicazione sonnolenta, ripetuta senza scalfire alcuna emozione, spesso didattica, già vecchia, troppe volte elargita da cattedre impolverate che nulla consentono alla possibilità di liberare la libertà, nel senso di immaginare un percorso di vita denudato dai falsi miti e dalle false aspettative, soprattutto da quella falsa normalità, che maschera nei migliore dei casi una avvenuta dipendenza.

“Non mi calo” per essere contro, per trasgredire e stupire con rumore, “ mi calo” per essere pronto a dire, a fare, a pensare svelto e non dormire.

“Mi calo e basta tutto qui”.

Dieci, mille, diecimila a sbomballarsi, a muoversi in gruppo, in cerchio, in abissi capovolti, ma resi avventurosi, per l’incapacità di parlare, di fare i conti con le parole, che hanno un nome, una storia, persino una vita presa a calci nel sedere.

Questa nuova sostanza è peggio delle altre, non sei in giro come un tossico, additato e contuso dallo sdegno benpensante, no, è magica pasticca che consolida la tua presenza nel consorzio sociale, che nasconde il peso dell’impegno lavorativo, che rende più dolce la linea mediana di una vita banale.

Un nuovo stile di vita, tutti dentro un cubismo astratto, dove ognuno sbanda allegramente, per rendere meno assordante il dovere della puntualità, della costanza, della propria professionalità, in all’erta per l’inizio della nuova settimana, pungente e rancorosa per quella appena conclusa.

E’ necessario riflettere su come stanno emergendo queste nuove sostanze, nelle nuove resistenze sociali, non sempre riconducibili al disagio psicologico, al malessere sociale, a comportamenti violenti e deficit emozionali.

Noi adulti preferiamo conservare la nostra integrità e capacità di educare, caricando i nostri interventi sul versante antisociale dei giovani, ma non facciamo al problema droga un buon servizio di prevenzione, non capiamo che oggi, per la stragrande maggioranza dei ragazzi, “calarsi” è normale, semplice, non è protesta di alcuno né di alcunché, è solamente un modo per stare comodi, tra fatica e divertimento.

E’ semplice perché è lì a portata di mano, non è mai lontana dalle solitudini imposte dal mercato, non crea ansie di irreperibilità né di prestazione, è intesa come una normale e semplice sfida a morire nel silenzio più gettonato, quello degli adulti così irresponsabilmente predisposti a imitarne il distacco generazionale.

Vincenzo Andraous

Pavia 30 luglio 2008

 


       


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