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 Dall'Europa

04 Marzo, 2005
Europa, una politica comune per i trapianti
L'approccio al trapianto e soprattutto alla donazione di organi cambia in modo assai profondo da Stato a Stato nell'UE

UNA POLITICA COMUNE UE PER TRAPIANTI E DONAZIONI

L'approccio al trapianto e soprattutto alla donazione di organi cambia in modo assai profondo da Stato a Stato nell'UE: la mancanza di una regolamentazione uniforme è una lacuna politica che il Parlamento ha provato a colmare con il voto della relazione Adamou, medico cipriota della Sinistra Unitaria.

L'UE deve dotarsi di una politica rinnovata in materia, che miri a risolvere problemi oramai "cronici". I dati di cui tener conto sono significativi: in Europa più di 60.000 pazienti sono in lista d'attesa per un trapianto d'organo. Il tasso di mortalità dei pazienti in attesa varia dal 15 al 30%. 10 persone muoiono ogni giorno per carenza di organi da trapiantare. Tra i problemi più diffusi si segnalano il rischio e l'importanza di evitare la trasmissione di malattie durante i trapianti, e il bisogno di rispondere alla mancanza di organi.

Per quanto riguarda la trasmissione di malattie, (malattie trasmissibili da un lato, organi portatori di elementi cancerogeni dall'altro) risultano di estrema importanza il controllo e la valutazione, i test sui donatori, lo screening, e la valutazione pre-trapianto dei donatori. Fondamentale inoltre trovare regole comuni anche per una valutazione post-trapianto (ad oggi i donatori vengono seguiti in media solo 9-12 mesi, e il suivi varia da Stato a Stato). Urge trovare una metodologia comune in quanto a livello comunitario manca il consenso su quali e quanti test effettuare.

L'altra questione da affrontare con urgenza è in ogni caso la carenza di organi.

Secondo Adamou, per aumentare il tasso di donazioni bisogna creare un sistema efficiente per i donatori deceduti, fermo restando che la donazione avvenga su base volontaria: una scelta altruistica. Deve essere rispettata e protetta la libera scelta di donare o non donare un organo, diritto esclusivo del donatore, a prescindere dagli esiti del dibattito sul consenso presunto.

Il Parlamento non si spinge a chiedere un'armonizzazione dei diversi sistemi giuridici, in rispetto al principio di sussidiarietà e alle differenze tra Stati che intervengono su molteplici fattori: economici, strutturali, amministrativi, culturali, etici, religiosi, storici, sociali e appunto giuridici.. Ma è forte invece l'invito a migliorare i propri sistemi organizzativi per conseguire il pieno potenziale di donazioni post-mortem e introdurre nella legislazione nazionale la possibilità di nominare un rappresentante legale che possa decidere in merito alla donazione dopo il decesso. Approvato anche un emendamento di Giovanni Berlinguer che pone l'accento sulla necessità che le donazioni di organi permangano rigorosamente non commerciali. Bisogna garantire che la donazione di organi sia effettuata in modo altruistico e volontario, escludendo i pagamenti tra i donatori e i riceventi. Ogni pagamento deve compensare unicamente le spese e gli inconvenienti relativi alla donazione.

Il Parlamento chiede l'istituzione di una carta europea di donatore di organi, complementare rispetto ai sistemi nazionali esistenti, e evidenzia il legame tra la penuria di organi e il loro traffico. Lo sfruttamento commerciale di organi non è etico ed è contrario ai valori umani più fondamentali e il traffico di organi e tessuti, dovrebbe essere oggetto di un divieto universale. Per combattere il traffico di organi nelle parti più povere del mondo è necessario adottare una strategia a lungo termine finalizzata ad abolire le disuguaglianze sociali che sono alla radice di tali pratiche e predisporre meccanismi di tracciabilità volti a impedire l'ingresso nell'UE di questi organi.

 

Marisella Rossetti

 

Fonte: http://www.delegazionepse.it

 

 

 


       


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