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 Dall'Europa

04 Marzo, 2005
Il Kosovo indipendente guarda all'Europa
Per un breve periodo di tempo agli inizi degli anni novanta e dopo la dissoluzione della Federazione Jugoslava, il Kosovo era diventato uno Stato apparentemente sovrano ed indipendente....

Il Kosovo indipendente guarda all'Europa       

Per un breve periodo di tempo agli inizi degli anni novanta e dopo la dissoluzione della Federazione Jugoslava, il Kosovo era diventato uno Stato apparentemente sovrano ed indipendente....

Siamo dunque giunti in questa situazione alla dichiarazione di indipendenza del 17 febbraio, al riconoscimento di una consistente minoranza di Stati (40) e soprattutto di Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito ed Italia ma anche delle preannunciate reazioni dure della Serbia e dell'alleata Russia.

La Provincia serba del Kosovo ha dichiarato per la seconda volta nella sua storia tormentata la sua indipendenza, preannunciata dal leader dell'ex-armata UCK Thaci prima della sua elezione alla presidenza. Per un breve periodo di tempo agli inizi degli anni novanta e dopo la dissoluzione della Federazione Jugoslava, il Kosovo era diventato uno Stato apparentemente sovrano ed indipendente, riconosciuto per ragioni di vicinanza geografica ed etnica dalla sola Albania, in una strana situazione in cui sullo stesso territorio conviveva – in una sorta di guerra fredda – il controllo amministrativo della Serbia.

I Serbi certamente non possono dimenticare che il Kosovo è stato durante il Medio Evo un simbolo della loro identità ed il centro dell'impero di Stefano Dusan prima che esso fosse occupato dai Turchi dopo un'epica battaglia contro i cattolici nel 1389.

Riconquista l'indipendenza, il Kosovo ha subito nei secoli un graduale mutamento etnico e demografico a favore della primitiva minoranza albanese, con flussi migratori dalla vicina Albania e dalla regione della Macedonia. Cosicché al nazionalismo serbo si sostituì alla fine dell'800 il nazionalismo albanese con la Lega di Prizren.

Annesso  di nuovo alla Serbia dopo la prima guerra balcanica (1912), il Kosovo è tornato così al suo stato di provincia fino alla dissoluzione della Federazione Jugoslava salvo il breve periodo di tempo in cui Hitler e Mussolini ne fecero dono con la forza all'Albania occupata dalle loro armate.

Prima sotto Tito e poi sotto Milosevic la provincia del Kosovo aveva ottenuto autonomia amministrativa fino a quando Milosevic decise di annullarla definitivamente nel 1990 provocando il movimento non-violento di Rugova e la successiva dichiarazione dello Stato indipendente inizialmente tollerato dalla Serbia. La linea non-violenta di Rugova è stata a lungo condivisa dalla maggioranza dei Kosovari che a più riprese gli hanno concesso la fiducia negandola invece al violento Thaci.

Ricordiamo tutti il dramma dell'aumento delle tensioni etniche alla fine degli anni '90 e la decisione di Milosevic di tentare la via della pulizia nazionalista serba della provincia costringendo centinaia di migliaia di kosovari di origine albanese alla fuga così come ricordiamo la decisione della NATO di attaccare – al di fuori del quadro legale delle Nazioni Unite – la Serbia nel marzo 1999 per costringere Milosevic a rinunziare alla sua violenta politica nazionalista, utilizzando la NATO il discusso e discutibile strumento di un intervento di polizia internazionale.

Da allora in poi e sulla base della risoluzione 1244 delle Nazioni Unite che garantisce – o dovrebbe garantire – la sovranità e l'integrità territoriale della Serbia, la pace non è mai tornata nella provincia rischiando di trascinare nella violenza anche la vicina Macedonia e l'Albania per ragioni appunto di vicinanza etnica. Alla crescente egemonia dell'UCK di Thaci si è accompagnata non casualmente la crescita della criminalità organizzata che ha trovato e trova alleati anche in Italia nella 'ndrangheta calabrese e nella camorra napoletana.

La diplomazia internazionale, prima condotta dagli Stati Uniti e poi dalla Francia, ha fallito varie volte i suoi tentativi di trovare una soluzione alle tensioni nella regione mentre l'opera di polizia internazionale che era stata violentemente efficace contro Milosevic non ha funzionato o non ha voluto funzionare contro Thaci nonostante la presenza nel Kosovo di una importante base militare statunitense.

Siamo dunque giunti in questa situazione alla dichiarazione di indipendenza del 17 febbraio, al riconoscimento di una consistente minoranza di Stati (40) e soprattutto di Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito ed Italia ma anche delle preannunciate reazioni dure della Serbia e dell'alleata Russia.

 

L'Unione europea si è divisa sulla questione del riconoscimento poiché alcuni Stati come la Spagna hanno temuto e temono il virus del nazionalismo etnico ma l'Unione europea non si è invece divisa sulla questione dell'invio di una consistente missione di polizia e magistratura (oltre duemila persone) che affiancherà la presenza dei militari della NATO facendo del Kosovo una sorta di protettorato dell'Unione Europea.

In tal modo e tenuto conto dello schieramento qualitativamente consistente a favore dell'indipendenza serve ora a ben poco discutere sull'opportunità o meno di procedere al riconoscimento del Kosovo come Stato indipendente.

L'Unione europea, che contribuisce con uomini e mezzi militari e finanziari consistenti a molte missioni umanitarie nel mondo non direttamente a suo nome ma attraverso i suoi Stati membri, è chiamata al difficile compito di far fronte all'emergenza evitando l'aggravamento del conflitto  - per ora fortunatamente "freddo" – con la Serbia e contribuendo con fermezza ed azioni comuni alla lotta contro la criminalità organizzata e contro eventuali violenze etniche dall'una e dall'altra parte.

Oltre l'emergenza, l'Unione europea deve proseguire sulla via di una sempre crescente integrazione dei Balcani all'interno del suo sistema nella prospettiva dell'adesione dei paesi usciti dalla dissoluzione della Federazione Jugoslava. Nella prospettiva – resa purtroppo ambigua dai molti "distinguo" nazionalisti richiesti ed accettati al momento della firma – dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il dossier del Kosovo rappresenta un test per provare che la politica estera e di sicurezza può funzionare secondo il sistema confederale imposto dai governi nazionali o per dimostrare ancora una volta che la capacità di intervento dell'Unione europea nel mondo richiedi volontà, poteri e strumenti diversi da quelli che ad essa sono stati assegnati.

 

Fonte: http://www.italoeuropeo.it

 


       


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