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 Dall'Europa

04 Marzo, 2005
Povertà in Europa, paradosso del XXI millennio
Nell'Europa del benessere, della conoscenza e del progresso, permangono sacche di povertà di cui sono vittime 78 milioni di cittadini.

Povertà in Europa, paradosso del XXI millennio

Non dimentichiamoli

Nell'Europa del benessere, della conoscenza e del progresso, permangono sacche di povertà di cui sono vittime 78 milioni di cittadini. Di questi, 19 milioni sono bambini, un dato "incredibile" secondo l'eurodeputata tedesca Gabriele Zimmer del gruppo confederale della sinistra unitaria europea (GUE/NGL), intervenuta in occasione dell'audizione pubblica "Combattere la povertà infantile nell'Ue", tenutasi il 2 aprile al Parlamento europeo.

 

La Zimmer, che redigerà un testo proponendo possibili soluzioni, ritiene che le famiglie necessitino di un reddito "soddisfacente" per garantire ai propri bambini un'infanzia "decorosa". Il dato di 19 milioni "non include neppure i bambini dei richiedenti asilo, aggiunge, degli immigrati o delle persone senza documenti di riconoscimento". Questi bambini sono i più colpiti dalla povertà", gli fa eco il collega tedesco Thomas Mann del gruppo del partito popolare europeo e democratici europei (PPE-DE). Poi lancia un allarme: "I bambini sfruttati non debbono costituire l'eredità del prossimo millennio!", aggiunge.

 

"Fa riflettere, nota il deputato irlandese Proinsias De Rossa del gruppo socialista (PSE), che sebbene tutti gli Stati membri sappiano cosa fare contro la povertà infantile, il problema persiste".

 

Un problema con radici lontane...

 

"La ragione del problema è ideologica, secondo De Rossa, nella differenza fra uno Stato attivista e uno liberale"."É impossibile fornire dei servizi sociali adeguati senza una tassa di minima per finanziarli", aggiunge.

 

Il collega britannico Stephen Hughes del gruppo socialista (PSE) punta invece il dito sui lavori saltuari dei genitori, un tema ripreso poi dallo stesso De Rossa, che parla di una "trappola della povertà" dei genitori single, generalmente giovani: "Dovrebbero poter continuare l'istruzione e la formazione". "Perchè dovrebbero rinunciare al sostegno sociale se seguono la fase educativa?", si domanda il deputato.

 

"Nessuna azione può da sola risolvere il complesso e multiforme problema della povertà infantile", fa notare il professore irlandese Hugh Frazer, dell'Università nazionale, che poi aggiunge: "I migliori risultati si ottengono comunque in quei paesi dove si combinano politiche universali e mirate".

 

Puntare su assistenza e formazione

 

"Dobbiamo andare oltre l'Unione europea, dichiara l'eurodeputata portoghese Ilda Figueiredo del gruppo confederale della sinistra unitaria europea (GUE-NGL), dobbiamo dimostrare le contraddizioni del Trattato, rivisitato in un approccio neoliberale, che non risolve ma anzi peggiora la situazione".

 

Secondo Dominic Richardson, rappresentante dell'organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo (OECD), la soluzione passa attraverso "maggiori incentivi finanziari per aiutare i genitori al lavoro e aiutare quei bambini che hanno genitori disoccupati, ad esempio con assistenza all'infanzia, l'assistenza sociale e la formazione".

 

Sempre in questo ambito, la commissione parlamentare occupazione e affari sociali sta mettendo a punto una proposta per dichiarare il 2010 "anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale", un testo affidato all'eurodeputata greca Marie Panayotopoulos-Cassiotou del gruppo del partito popolare europeo e democratici europei (PPE-DE), che sarà al voto in commissione parlamentare il 29 maggio.

 

Fonte: dal parlamento europeo

 


       


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