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04 Marzo, 2005
Federalismo in salsa lombarda di Giorgio Macciotta
Il Titolo V della Costituzione non rappresenta un incidente di percorso da cancellare.

FEDERALISMO IN SALSA LOMBARDA     di Giorgio Macciotta    

Il Titolo V della Costituzione non rappresenta un incidente di percorso da cancellare. Al contrario il federalismo solidale rappresenta un contributo al governo della complessità. Per il finanziamento dei poteri locali occorre partire dallo spirito e dalla lettera della Costituzione che prevede l’attribuzione ad ogni istituzione, "senza vincolo di destinazione", di risorse sufficienti a "finanziare integralmente le funzioni assegnate". Opposto, e contrario alla Costituzione, è l’approccio del testo approvato dal Consiglio regionale lombardo, assunto come riferimento dal centro destra.

All’ordine del giorno nella prossima legislatura ci sarà la piena attuazione del Titolo V della Costituzione e, in particolare, del federalismo fiscale. Inducono a tale previsione sia motivazioni oggettive, come l’esigenza di coinvolgere tutti i centri dotati, costituzionalmente, di autonomia di bilancio nelle scelte di risanamento della finanza pubblica (la cui necessità non è venuta meno malgrado la positiva azione del governo uscente), sia scelte di radicamento territoriale che portano il centro destra a slogan, ai limiti del razzismo antimeridionale ma che rischiano di coinvolgere anche il centro sinistra.

Sono convinto, e non da oggi, che l’attuazione del Titolo V sia una priorità se si vuole superare il disordine della finanza pubblica determinato dalla riforma fiscale dei primi anni ’70 che sopprimeva ogni autonomia dei poteri locali nella provvista di risorse, proprio nella fase di decollo delle Regioni ordinarie e di potenziamento delle competenze dei Comuni e delle Province. Il problema si è accentuato a partire dagli anni ’90 con il trasferimento alla competenza regionale e locale di ulteriori funzioni e con la sentenza della Corte Costituzionale che, con il lodevole intento di evitare un sistema fiscale arlecchino, ha stabilito l’immediata operatività dell’autonomia regionale in materia di spesa ma ha rinviato l‘esercizio della potestà fiscale alla emanazione della legge statale di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

Non condivido l’opinione di chi, nel Mezzogiorno, ritiene il Titolo V una sorta di incidente di percorso da superare e cancellare.

Non sono convinto da una simile impostazione perché non mi pare opzione politica praticabile quella del ripristino di un improbabile centralismo e, soprattutto, perché la mancata attuazione del federalismo non ha evitato in questo quinquennio alle regioni del Mezzogiorno un drammatico peggioramento della loro condizione relativa rispetto al Centro Nord. Penso, inoltre, che, con il moltiplicarsi, ed il complicarsi, delle decisioni pubbliche che coinvolgono la vita di ognuno di noi, spostare il livello decisionale al livello più vicino ai cittadini sia il modo per rendere più concrete le possibilità di sanzione per gli amministratori pubblici responsabili di scelte errate.

Quali aree del paese il mancato federalismo abbia favorito emerge con chiarezza dalle elaborazioni del Dipartimento Politiche di sviluppo del Ministero dello Sviluppo Economico. Nel decennio 1996-2005 la spesa primaria del complesso delle Amministrazioni pubbliche è cresciuta ad un tasso del 52,31% nel Centro Nord (spesa pro capite, nel 2005, 12.709 €) e del 39,38 nel Mezzogiorno (spesa pro capite 9.909 €).

Nello stesso periodo le entrate complessive delle amministrazioni del Mezzogiorno sono cresciute ad un tasso del 54,06% contro una crescita nel Centro Nord del 43,91%.

Se guardiamo alcune voci particolarmente sensibili le cose non cambiano.

La spesa sanitaria è cresciuta nel Centro Nord del 78,85% (in Lombardia del 180,68%) e nel Mezzogiorno del 56,46% (in Molise dell’11,18%). La spesa per istruzione, formazione, cultura, è cresciuta nel Centro Nord del 79,54% e nel Mezzogiorno del 46,69%.

Si potrebbe continuare ma il senso è chiaro.

L’attuazione del Titolo V renderebbe tutto più trasparente.

Obbligherebbe, in primo luogo, a prestazioni omogenee per gli interventi "concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale". È difficile sostenere che sanità e istruzione non siano tra questi "diritti".

Lo stesso articolo pone in capo allo Stato l’obbligo di perequare le risorse finanziarie tra le diverse aree del paese. E l’articolo 119 della Costituzione obbliga a garantire a tutte le amministrazioni del territorio un mix di entrate proprie, compartecipazioni e quote del fondo perequativo idoneo a "finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite".

Su una linea ben diversa si colloca il testo approvato dalla Regione Lombardia che, secondo ileghista Maroni, sarebbe assunto dalla coalizione di Berlusconi come testo base di un eventuale governo del centrodestra.

 

È un testo lontano dalla Costituzione in molti punti, a partire dall’impostazione: non parte dalla valutazione dei costi delle funzioni attribuite e dalla stima delle risorse necessarie per farvi fronte ma, al contrario, dalla rivendicazione di quote di entrate da attribuire al territorio. La dimensione di tali entrate (l’80% dell’IRPEF e dell’IVA, il 100% delle accise su oli minerali, tabacchi e giochi) sarebbe tale da non consentire allo Stato il pagamento degli interessi sul debito e le spese per difesa, sicurezza, giustizia, funzioni della cui natura statale nessuno dubita. Non ci sarebbero, certo, risorse per il fondo perequativo che, infatti, si prevede sia costituito dalle Regioni e dimensionato in misura da ridurre le differenze di capacità fiscale di non più del 50%. Le regioni che dovessero ottenere quote del fondo perequativo sarebbero sottoposte alla vigilanza delle "regioni che alimentano il fondo" al fine di "assicurarne il corretto utilizzo". La Costituzione prevede l’assegnazione del fondo perequativo "senza vincoli di destinazione"!

 

Il testo è stato approvato dal Consiglio regionale lombardo con l’astensione dei consiglieri oggi aderenti al PD. Per chi si è battuto per un federalismo cooperativo e solidale è indispensabile predisporre, sin dall’inizio della prossima legislatura una proposta che, riprendendo le positive elaborazioni compiute da centri di ricerca e studiosi di diverso orientamento politico culturale (da ASTRID alla Fondazione Di Vittorio, dall’ISAE all’Alta Commissione per il federalismo fiscale), consenta di affrontare una sfida decisiva per l’ammodernamento della pubblica amministrazione del paese.

Giorgio Macciotta

 


       


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