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 Da Milano2

04 Marzo, 2005
Milano. La politica senza responsabilità di A.Aelotti
Tuttavia, in una società aperta ci sono anche i cittadini.

LA POLITICA SENZA RESPONSABILITA’

Una delle cose di cui personalmente sono più convinto è il fatto che la “politica”, cioè quell’azione che promuove una trasformazione sociale dotata di senso condiviso, si situi oggi in luoghi molto distanti da quelli abitati dai politici professionali. Questo fa si che tutti noi si guardi agli attori della “politica sostanziale” (banche, imprese, media, scienza, religione) senza manifestare nei loro confronti alcuna richiesta “politica” di responsabilità, mentre invece siamo sempre pronti a “stressare” l’impotente circuito della politica tradizionale, caricandolo di responsabilità molto più grandi rispetto alla sua limitata  possibilità di azione.

 

Questa dinamica “strabica” produce un processo di progressiva deresponsabilizzazione della politica globalmente intesa: i reali policy makers (banche, etc…) decidono e agiscono senza preoccuparsi di alcuna responsabilità che non sia quella mercatista dell’utile di bilancio, mentre i politici professionali buttano irresponsabilmente “il cuore oltre l’ostacolo” lanciando iniziative velleitarie che non hanno alcuna possibilità di risolvere i problemi evocati. Questa ultima dinamica è evidente in ogni atto del circuito politico tradizionale.

 

Prendiamo due vicende politiche milanesi emblematiche di questi giorni: il lancio dell’ecopass e la soppressione delle auto blu per gli assessori del Comune di Milano. In questi due casi si è cercato di trovare risposte simboliche alle domande di disinquinamento ambientale e di abolizione dei privilegi politici. Tuttavia, nel dibattito che si è innescato, nessuno ha preso minimamente in considerazione l'ipotesi che queste iniziative potessero realmente  raggiungere lo scopo che si prefiggevano, cioè far diminuire il traffico privato inquinante e far circolare gli assessori sui mezzi pubblici come i cittadini comuni. Così, tutti tacciano di demagogia questi provvedimenti e ne sottolineano l’insensatezza, proprio perché appare evidente che essi non scalfiranno nulla dei comportamenti precedenti. Quindi, dando questo per scontato, l’ecopass diviene solo una tassa sugli automobilisti poveri e l’abolizione dell’auto blu un finto risparmio a beneficio dei tassisti e della nota di rimborso spese.

 

Insomma, così come la caratteristica dei reali policy makers (banche, etc…) è l’efficacia di un’azione silenziosa, poco trasparente e priva di responsabilità, la cifra dominante la politica formale è un ingenuo velleitarismo che trasuda impotenza da tutti i pori. Per uscire da questa contraddizione sarebbe necessario riavvicinare la sfera della politica “sostanziale” a quella della politica “formale”. Ma come si fa?

 

Chi fa politica reale (banche, etc…), seppur vicino e relazionato con la politica formale, non ha alcuna voglia di “politicizzarsi”, poiché questo comporterebbe un pesante ampliamento della sfera delle proprie responsabilità sociali. Contemporaneamente, gli attori della politica formale si limitano ad “abbaiare alla luna” evocando e sognando il miracolo di un ritorno del potere perduto. In entrambi i casi manca l’azione.

 

Tuttavia, in una società aperta ci sono anche i cittadini. Così, se tutti insieme impariamo a smettere di comportarci come l’ubriaco che cerca le chiavi di casa sotto il lampione per il solo fatto di vedervi della luce e, invece, cominciamo a domandare responsabilità “politica” a quei soggetti che incidono realmente sulle trasformazioni del nostro vivere civile, allora le cose potrebbero anche modificarsi nella direzione di un “meglio” condiviso. Arrivare a capire questo “cambio di ottica” è il primo passo di un comportamento individuale consapevole e orientato alla civiltà del vivere insieme. Da qui occorre partire.

Alessandro Aleotti
Milania, 20 Dicembre 2007

 


       


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