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04 Marzo, 2005
Derivati: il banco vince sempre di Gianni Esposito
Anche il comune di Milano è nell’elenco. La notizia più allarmante per i cittadini milanesi

La puntata di Report  dal titolo “Il Banco vince sempre” del 14 ottobre ha avuto il merito, nel corso dell’ultimo mese, di porre al centro del dibattito politico nazionale, ma anche milanese, temi di finanza fino ad oggi conosciuti solo da specialisti del settore.

La trasmissione della Rai rende pubblica la notizia che gli enti locali nel nostro paese avrebbero compiuto operazioni finanziarie con banche sottoscrivendo strumenti definiti DERIVATI (*) esponendo le proprie casse ad un rischio mercato in cambio di flussi di denaro corrente. Si parla di una esposizione di circa 10 miliardi di euro, definita preoccupante dal governatore della banca centrale.

Anche il comune di Milano è nell’elenco. La notizia più allarmante per i cittadini milanesi è il grado di esposizione contratto dal comune sottoscrivendo questi contratti Swaps nel corso degli anni 2003-2005 (anni pre- elettorali): 1 miliardo e 200 milioni di euro di debiti rappresentati da BOND (emissione obbligazionaria a lungo termine, ovvero rimborsabile a 30 anni) a tasso fisso sarebbero (si utilizza il condizionale in quanto le carte ufficiali non sono state rese pubbliche) stati oggetto di scambio di contratti di SWAP a tasso variabile.

Il tutto comunque nel pieno rispetto di una normativa deficitaria che consentiva agli enti locali di effettuare determinate operazioni finanziarie senza le adeguate valutazioni dei rischi connessi. Per fortuna con la finanziaria 2008 si interviene per disciplinare la materia a tutela dei cittadini imponendo l’intervento del ministero dell’economia per derivati di nuova emissione.

Sembrerebbe, dalle notizie che si apprendono dai vari quotidiani, che nel corso degli ultimi anni della amministrazione Albertini (in scadenza di mandato non più rinnovabile), una parte del debito il comune di Milano decideva di ristrutturarlo facendo ricorso a contratti finanziari con i quali è possibile acquisire denaro immediato e promettendosi di scambiarsi pagamenti legati all’andamento dei tassi.

Nel caso specifico, il comune di Milano dovrebbe pagare un entità in denaro calcolata sull’andamento de tasso variabile (ad oggi del 4%) in cambio di un altro importo, pagato dalle banche, calcolato sul fisso stabilito nel contratto. L’ammontare su cui viene effettuato il calcolo è quel miliardo di euro di debiti citato precedentemente.

Tale strumento consentirebbe così di modificare la natura del debito iniziale a tasso fisso rappresentato da emissioni obbligazionarie e che ricordiamo nel 2003 presentava condizioni di tassi di mercato bassi (del 2,5% circa). Sostanzialmente il baratto finanziario prevede che su quel debito si applichi un tasso variabile anziché un tasso fisso.

Quel che risulta più inquietante è che al momento, in base ad una valutazione fatta, già da quest’anno il comune di Milano sarà costretto a contabilizzare le perdite dovute al mutamento delle situazioni di mercato a seguito di un aumento dei tassi variabili.

Per l’opposizione di palazzo Marino, che ha denunciato la vicenda, i contratti di Swaps risultano essere in partenza più vantaggiosi per le banche che per il comune, con potenziali perdite che possono raggiungere fino 420 milioni di euro per i cittadini milanesi, ed un massimo guadagno di 82 milioni di euro.

Ma allora perché il comune avrebbe deciso di sottoscrivere questi contratti derivati ? Quale è il beneficio per i cittadini se parte del denaro pubblico, rappresentato per altro da un debito trentennale il cui rimborso grava di per se su future generazioni, viene utilizzato in un baratto di altri flussi di denaro il cui esito positivo o negativo per il comune stesso è legato all’andamento del mercato ?

Quel che è certo è che tale strumento ha una sua valutazione frutto delle condizioni di mercato che si riscontrano nel momento della sottoscrizione. In quel periodo il comune di Milano ha percepito un flusso di cassa positivo ed ha pagato una commissione per la stipula del contratto di Swap.

Nel frattempo, per far luce sulla vicenda poco chiara, Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha effettuato una serie di acquisizioni di atti nella sede di Comune e prelevando documenti e carteggi riferiti a operazioni finanziarie in derivati (fonte Reuters).

Il comune di Milano di contro ha emesso una nota sul proprio sito internet con la quale conferma la sottoscrizione di contratti derivati avvenuta durante la scorsa legislatura affermando di aver ricevuto un saldo finanziario positivo di 3,6 milioni di euro.

Esattamente l’opposto di quanto invece denunciato dall’opposizione.

Dal sito internet del comune si apprende anche che prudenzialmente il comune della attuale giunta Moratti, avrebbe creato un fondo rischi da operazioni finanziarie apposito il cui ammontare è di 30 milioni. Vengono smentite possibili perdite già realizzate.

E’ strano però che il comune decida di costituire un fondo per far fronte ad eventuali rischi di perdite se esse non si sono materializzate, ma addirittura vi è stato un guadagno.

Spulciando in rete infine si apprende dal sito del sole24ore, ed è cronaca degli ultimi giorni, che “gli uffici tecnici ribadiscono che l'operazione ha creato 160 milioni di euro di vantaggi in termini di spese correnti risparmiate”.

Probabilmente si tratta proprio di quel denaro che il comune di Milano ha incassato per la stipula dei contratti, scaricando su amministrazioni successive e soprattutto su generazioni future, l’onere del rischio legato alla aleatorietà delle condizioni di mercato.

La vicenda è davvero intricata. Ai cittadini non resta che assistere inermi nella attesa che qualcuno chiarisca gli aspetti dell’intera vicenda.

Ma la domanda al lettore sorgerà spontanea: è eticamente corretto che l’ente locale, possa utilizzare questi strumenti finanziari che consentono di potersi avvantaggiare reperendo risorse da spendere nell’immediato, lasciando che siano altri, indipendentemente dal colore politico, a dover rispettare le sorti del contratto positive o negative che siano ?

I soldi dei contribuenti non dovrebbero essere utilizzati per servizi efficienti ?

Gianni Esposito

 

 (*)NOTA

 

Ma che cosa sono questi strumenti finanziari derivati definiti SWAPs ? La letteratura finanziaria li definisce così gli Swap su tassi di interesse: “in questo contratto, una società promette ad un’altra di pagarle, per un certo numero di anni e in base a un capitale di riferimento detto ‘capitale nozionale’, un tasso fisso predeterminato; a sua volta, la controparte si impegna a pagare un tasso di interesse variabile (Euro Interbank Offered Rate, ovvero il tasso medio a cui avvengono le transazioni finanziarie in Euro tra le grandi banche europee) sullo stesso capitale nozionale, e per un certo numero di anni.

 


       


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