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 Da Varese

04 Marzo, 2005
Varese - La scuola diventa multilingue
Arrivano i cinesi? E io dico: (ciao)

Varese - La scuola diventa multilingue: inglese e francese non bastano più, fioriscono i corsi di cinese, giapponese e arabo

Arrivano i cinesi? E io dico: (ciao)

Arrivano i cinesi! Ma anche gli arabi e i giapponesi. E come si fa a fare affari con qualcuno che non parla affatto la nostra lingua? Così noi italiani, già avvezzi a imparare le lingue degli altri, visto che gli altri non imparano la nostra, ci siamo dati da fare. E oggi in molte scuole della provincia già si insegnano, oltre ai tradizonali inglese e francese, anche le lingue orientali. Sul numero di maggio di Varesefocus un'inchiesta, firmata da Alessandra Toni, fa il punto della situazione nei nostri istituti scolastici.

"Voglio studiare il cinese o il giapponese. L'arabo, il russo o lo spagnolo". Inglese e francese non bastano più. I ragazzi di oggi chiedono strumenti per affrontare il mondo globalizzato. Così, mentre l'insegnamento dell'inglese inizia alla scuola primaria e si avvale di mezzi e strumenti sempre più all'avanguardia, nelle scuole cominciano a far con insistenza lingue assolutamente nuove, idiomi di un mondo emergente.

I giovani guardano oltre: complici i nuovi compagni dai nomi esotici (negli istituti superiori la presenza straniera è del 6,7% con una forte prevalenza di gruppi provenienti da Albania, Marocco, Ecuador, Pakistan e Tunisia), ma anche i mass media e le discussioni sul futuro del mercato del lavoro.

Così da due anni, nella nostra provincia le scuole sono inserite nel progetto "Parlare cinese, giapponese, arabo", un'iniziativa voluta dalla Direzione regionale scolastica che, a Varese, è stata rilanciata dal CSA (Centro Servizi Amministrativi, l'ex Provveditorato agli Studi, ndr) diretto da Antonio Lupacchino.

Sono diciannove i corsi attivati in sei istituti superiori della provincia: "Quindici corsi sono extracurricolari, cioè si fanno oltre l'orario normale - spiega Giovanna Guslini, responsabile del progetto per il CSA - L'Itpa Montale di Tradate, invece, ha scelto di offrire ai propri studenti l'opportunità di studiare l'arabo o il cinese alla mattina". All'istituto Montale sono oltre novanta gli iscritti tra primo e secondo anno di cinese e di arabo, mentre a livello provinciale i ragazzi che hanno raccolto l'offerta sono 410: 146 impegnati nei 7 corsi di cinese, 168 divisi negli 8 corsi di giapponese e 96 che si stanno impegnano nei 4 corsi di arabo.

Le occasioni di studio si possono trovare un po' in tutto il territorio: oltre al già citato Itpa di Tradate, sono coinvolti l'Itc Tosi e il liceo artistico Candiani di Busto che ospita anche i ragazzi del classico Crespi, l'Itc Gadda di Gallarate dove si recano anche i ragazzi del liceo scientifico Da Vinci e infine lo psicopedagogico Manzoni e l'Itpa Casula di Varese.

Il progetto, partito due anni fa in tutta la Lombardia, nella nostra provincia sta riscuotendo notevole successo anche per le aspirazioni dei ragazzi che vedono in questi corsi un'opportunità preziosa per trovare un'occupazione: "Da un monitoraggio che abbiamo effettuato lo scorso anno - spiega la dottoressa Gusili - il 35% dei ragazzi studiano le lingue per conoscere altre culture. Il 25% crede che queste conoscenze possano essere spese favorevolmente nel mercato del lavoro. Il 17% investe oggi per realizzare il sogno di viaggiare, mentre il 5% lo fa per poter comunicare più facilmente con i nuovi compagni di scuola stranieri. Sottolineerei la motivazione del 'lavoro' che a Varese è stata indicata da un quarto dei ragazzi, contro il 15% dei loro coetanei lombardi. Segno, questo, che il tessuto produttivo locale è molto sensibile alla globalizzazione e ai rapporti con nuovi mercati".

Il corso, quest'anno, prevede 30 ore di lezione a cui, però, le scuole possono contribuire organizzando iniziative culturali che approfondiscano la conoscenza di usi, costumi, tradizioni internazionali: "La nostra ambizione è quella di arrivare a corsi di 60 ore, per poi introdurli nell'offerta curricolare ordinaria. Già l'Itpa di Tradate si è organizzata per 40 ore mentre l'Itc Tosi a Busto ha strutturato il corso di giapponese in 60 ore".

All'insegnamento sui banchi di scuola, viene, poi, sempre più spesso affiancata l'opportunità di andare a visitare il paese straniero. Gli "scambi culturali" o i "rapporti di partenariato" sono ormai considerati degli importanti elementi di valutazione tra i ragazzi: più opportunità di viaggiare offre una scuola più chance ha di attrarre studenti: "Quest'anno abbiamo effettuato ben 14 scambi culturali - spiega il preside dell'Itc Tosi Benedetto Di Rienzo - dall'Europa, fino agli Stati Uniti o al Giappone, il nostro istituto ha stretto rapporti che permettono di mandare all'estero almeno 300 studenti ogni anno".

Esistono progetti strutturati, come "Socrates" dell'UE che agevola gli scambi con la speranza di contribuire alla coesione dell'Unione, o iniziative singole delle scuole sulla base di conoscenze e rapporti personali. In questo momento impazza la Cina: l'Itpa Casula è tra le prime ad aver stretto un legame con un istituto di Pechino ed altri ne seguiranno grazie ad un'iniziativa della Direzione Regionale all'interno del "Progetto Marco Polo".

Tanta ricchezza interculturale, però, non viene capitalizzata dal territorio: "Nel nostro paese manca un rapporto con gli enti locali - spiega il professor Di Rienzo - in altre parti d'Europa, il nostro arrivo è salutato dall'intera collettività. A Rodetz, in Francia, il comune organizza un 'mercatino delle scuole' dove ogni istituto europeo porta i prodotti tipici che vengono esposti sulla pubblica piazza. Da noi non si sa nemmeno che stanno arrivando gli stranieri. Se potessimo coordinarci meglio, si potrebbero ottenere grandi risultati".

Alessandra To

 

 


       


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