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04 Marzo, 2005
La Sicilia e la cultura del Mediterraneo
Ma se il Mediterraneo, con le sue diverse religioni, tradizioni e culture e proprio in forza di queste diversità, si unisse e trovasse le giuste alleanze?

La Sicilia e la cultura del Mediterraneo

"Ma se il Mediterraneo, con le sue diverse religioni, tradizioni e culture e proprio in forza di queste diversità, si unisse e trovasse le giuste alleanze? Allora diventerebbe un soggetto nel sistema di relazioni fra i popoli. Ma prima, non c’è dubbio, ci vuole la cultura"

di Ninni Casamento

Lingue, storia, culture di Sicilia e del Mediterraneo in un sistema di incontri e conferenze che, ogni anno, vedono impegnati studiosi ed esperti, accademici dell’Università di Palermo ed altri esponenti della cultura, in un ruolo di divulgazione del nostro patrimonio e della nostra originalità, di approfondimento, di sensibilizzazione.

Gli incontri si svolgono a Palermo, nei periodi stabiliti, ogni venerdì pomeriggio e sono integrati da conferenze fuori calendario, di approfondimento, da gite-escursioni e visite dei siti, da supporti audiovisivi ed informatici. La pubblicazione degli atti e/o la realizzazione di c.d. multimediali, consentiranno ad un pubblico più vasto, non solo siciliano, di acquisire le risultanze dei corsi. Le sezioni in via di costituzione in Sicilia e nei Paesi consentiranno analoghe realizzazioni, contestuali o meno, in altre città dell’Isola e del Mediterraneo.

I corsi sono rivolti ai richiedenti di tutte le età e livelli di istruzione.

La finalità dichiarata dei corsi è la riscoperta delle comuni radici dei popoli mediterranei e del ruolo di centralità della Sicilia nel contesto mediterraneo. “la Sicilia di nuovo al Centro del Mediterraneo”. Sì, “di nuovo”, perché questo ruolo la Sicilia l’ha avuto per secoli. L’ha avuto sin dalla preistoria e dalla protostoria perché geograficamente al centro dei traffici, delle migrazioni e dei conflitti. L’ha avuto nell’antichità perchè preda ambita di conquistatori più ambiziosi e più forti che presto sono però diventati “siciliani” e dalla Sicilia e con la Sicilia hanno perseguito l’ulteriore loro sviluppo. Lo ha perso con Roma, di cui divenne provincia (serbatoio di grano e di schiavi). Lo ha riconquistato in pieno con gli Arabi, i Normanni e gli Svevi: La Sicilia emirato, regno, impero. Quattrocentodiciannove anni di grandezza e di esempio per i popoli, centro e protagonista, sotto tutti i riguardi, del Mediterraneo e dell’Europa, terra di sviluppo e immigrazione dal sud e dal nord, dall’est e dall’ovest. Lo ha perso, definitivamente per ora, con la crisi profonda del Mediterraneo, lo spostamento dei traffici sull’Atlantico, la logica dei blocchi e della guerra fredda, la globalizzazione.

La Sicilia, ormai da secoli, dal 1250, anno della morte di Federico imperatore, viene trascinata dove gli altri la portano: col sistema imperiale spagnolo, con altri grandi e piccoli dominatori, con l’Italia, con l’Occidente, con l’Europa, con la superpotenza americana. Dobbiamo continuare così ed augurarci che i vincitori di domani siano magnanimi con noi o dobbiamo tentare di riprendere il discorso iniziato con la Sicilia arabo-islamica, proseguito con la Sicilia normanna ed esaltato e concluso con l’impero di Federico?

Chi ha relegato la Sicilia al ruolo di marginalità ed emarginazione (compresi i nostri ascari) vuole e fa in modo che i siciliani stessi dimentichino la propria storia e perdano la propria lingua e cultura. I musulmani di Sicilia? un accidente della storia, un elemento di discontinuità. Ruggero II re di Sicilia? Il re normanno. Federico II, Stupor mundi? L’imperatore svevo, l’Hohenstaufen. Il Palazzo “Reale” di Palermo, sede degli emiri e dei re di Sicilia? Il Palazzo "dei normanni" (così lo chiamano, tutti). Non abbiamo “città d’arte” (volete vederne una? Andate a Firenze). Pare che non abbiamo monumenti, non abbiamo siti archeologici di rilievo, non abbiamo una lingua e una cultura che ci rendano originali (forse sì, la mafia).

E il Mediterraneo? Lo stesso. Assimili la cultura occidentale, recepisca la democrazia occidentale. Culture e valori sono nati con la Rivoluzione francese. Prima non c’era niente. Le civiltà mesopotamiche dell’antichità, quella egizia, giudaica, ellenistico-romana, arabo-islamica? Sono passate non ci hanno insegnato nulla.

E pensare che la Sicilia è stato un originale laboratorio di cooperazione fra popoli e culture. Che tutte le civiltà appena citate sono state in Sicilia, che ci hanno profondamente segnato, che il nostro carattere attuale è frutto di questa straordinaria cooperazione. La Sicilia è stata ed è rimasta, insomma, una realtà unica ed ha acquisito una cultura che le permette oggi di lanciare un messaggio ai popoli di consapevole impegno nella stessa direzione. In direzione di una unità culturale, si badi bene, che fondi la sua forza e la sua ricchezza nella diversità. Tante culture che restando diverse coesi-stano e cooperino, proprio come ai tempi d’oro dei quattrocentodiciannove anni della Sicilia arabo-normanno-sveva. Queste sono le nostre radici, questo può essere il nostro modello di sviluppo.

L’America dichiara apertamente che le spetta il dominio del mondo. Parla di diffusione della democrazia e intende diffusione del potere americano. Lancia guerre di assaggio per provare e mostrare la sua forza, per saggiare la resistenza dei popoli aggrediti e la capacità di risposta delle altre potenze. E intanto conquista pezzi di terra, pezzi di Mediterraneo. L’Europa è alla ricerca di unità ma ancora disunita. Un colpo a favore dei tradizionali alleati e uno di assaggio contro di loro. Un processo difficile, con paesi filo-americani e paesi consapevoli dei rischi della soffocante alleanza. La Russia o ndeggia fra il bisogno di stare vicina all’America, la necessità di convivere con l’Europa e i suoi disegni di ricavarsi ancora un grande spazio di dominio. La Cina sembra chiusa in se stessa alla ricerca di un poderoso sviluppo economico che la porterà a schierarsi e a confliggere. L’integralismo islamico e il terrorismo isolano i popoli musulmani dai loro vicini non musulmani e così danno forza al mondo a cui si oppongono e provocano il ricompattamento del c.d. Occidente e lo scontro di civiltà. Chi non vede, insomma, che le potenze finiranno di assaggiarsi e chissà che fine farà il mondo?

In questo enorme contesto noi non possiamo che limitarci alla diffusione delle lingue e delle culture e suscitare uno spirito di cooperazione fra i popoli. Ma se il Mediterraneo, con le sue diverse religioni, tradizioni e culture e proprio in forza di queste diversità, si unisse e trovasse le giuste alleanze? Allora diventerebbe un soggetto nel sistema di relazioni fra i popoli. Ma prima, non c’è dubbio, ci vuole la cultura.

 

Fonte: http://www.amiciziafraipopoli.org

 


       


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